Torino è sempre stata uno dei centri maggiori della cultura editoriale italiana, sin dai tempi dei grandi editori quali Bocca, Loescher, Paravia, Pomba, con un’editoria molto legata prevalentemente ai testi scolastici e universitari, «centro di irradiazione della cultura positivista»1 in Italia, fino ad arrivare alla figura di Piero Gobetti e alla sua attività editoriale volta, soprattutto, alla pubblicazione di opere che rivendicassero gli ideali di libertà e di resistenza al regime fascista, in una realtà che iniziava a risentire di quella dittatura che, nel novembre del 1925, obbligò l’editore a chiudere la propria casa editrice; per arrivare, poi, a quella di Giulio Einaudi, che seguì la strada spianata da Gobetti e l’esempio di Laterza: «con la Einaudi e con i giovani collaboratori che man mano a essa si aggregheranno, si porranno le basi per quella cultura che si esprimerà e maturerà all’indomani della Liberazione»2. Continua a leggere La battaglia dell’editoria fra Milano e Torino: qualche dato su “Tempo di libri” e sul “Salone Internazionale del libro”
(fasc. 15, 25 giugno 2017)