La seguente intervista è collegata col contributo dal titolo: La diffusione della cultura lusofona nel panorama editoriale italiano: Edizioni dell’Urogallo, La Nuova Frontiera, Tuga edizioni, Vittoria Iguazu Editora e Voland Edizioni.
Quali sono le difficoltà maggiori che si riscontrano nel dover tradurre testi provenienti da contesti geografici e culturali così diversi tra loro? È necessaria una specializzazione/il traduttore dal portoghese traduce solo da una varietà linguistica?
Quando parliamo di lusofonia, parliamo di contesti geografici molto distinti e distanti, che includono l’Europa, l’Africa, l’America e l’Asia. Ogni realtà in cui si parla portoghese presenta termini, espressioni, suoni, colori ed elementi culturali specifici, che rendono così variegata e ricca questa lingua. Al tempo stesso, tutto ciò fa sì che il lavoro del traduttore risulti più complesso rispetto ad altre lingue racchiuse in un unico contesto geografico. È estremamente difficile riuscire a padroneggiare tutte le varianti del portoghese; pertanto, è normale che il traduttore tenda a specializzarsi in una variante, quella che sente più “sua”, per motivi culturali, lavorativi o per una semplice preferenza personale, pur non essendo affatto, questa, una scelta obbligata. Si pensi all’enorme varietà di flora e fauna presente in Brasile, che ha dato origine a una grande ricchezza di termini usati per denominare animali, piante e frutti di uso comune a livello locale, ma che spesso risultano sconosciuti a chi padroneggia esclusivamente il portoghese europeo. A questo proposito, una delle ultime traduzioni editoriali di cui mi sono occupato, ambientata in un contesto rurale tipico dell’area di Minas Gerais in Brasile, mi ha spinto a dedicare tempo e risorse ad approfondire le conoscenze di elementi naturalistici che, per chi ha familiarità con quella zona, rappresentano termini della quotidianità, ma che per il lettore italiano appaiono assolutamente esotici e nuovi (agutí, araçá, bem-te-vi, giusto per citarne qualcuno). Continua a leggere Intervista a Giacomo Falconi, traduttore (17 febbraio 2020)
(fasc. 32, 25 aprile 2020)