«Diacritica» 50: all’insegna della riflessione critica e della poesia di Angelo Maria Ripellino

Author di Maria Panetta e Giuseppe Traina

Non dovremmo essere noi promotori di questo monografico ad affermarlo, ma il doppio fascicolo che «Diacritica» dedica ad Angelo Maria Ripellino è il più ampio e variegato omaggio che sia stato tributato nel 2023 al ricordo dell’uomo e allo studio dell’opera ripelliniana in occasione dei cento anni dalla sua nascita.

Siamo lieti di aver inserito nel primo volume del monografico buona parte degli interventi (significativamente rivisti e tutti sottoposti, come di consueto, a doppio referaggio cieco) pronunciati in occasione di due convegni che “Sapienza Università di Roma” ha dedicato a uno dei suoi più prestigiosi docenti e studiosi: il primo (Angelo Maria Ripellino (1923-1978) maestro e poeta nel centenario della nascita) si è tenuto il 12 giugno scorso ed è stato promosso da Rita Giuliani e Silvia Toscano; il secondo (L’arte della fuga. Ripellino e gli itinerari nel meraviglioso tra letteratura e storia) ha avuto luogo il 23 ottobre, su impulso ancora di Rita Giuliani e del compianto Roberto Valle, che purtroppo non ha fatto in tempo a vedere questa pubblicazione, essendo mancato improvvisamente il 2 dicembre (proprio Rita Giuliani ne ha delineato un affettuoso e malinconico ricordo, cui rimandiamo, nella Sezione II del volume). La Sezione III contenuta nell’altro volume presenta, invece, i contributi critici di diversi studiosi che hanno risposto alla call pubblicata sul nostro sito.

Ci pare che, al di là del dato quantitativo, i testi qui raccolti contribuiscano validamente alla comprensione aggiornata del profilo poetico e scientifico di Ripellino, il quale – conviene ricordarlo – attende ancora il giusto riconoscimento soprattutto in quanto fondamentale presenza poetica del secondo Novecento italiano, malgrado l’alta qualità degli studi che alcuni (purtroppo non molti) interpreti autorevoli hanno firmato specie nei quarantacinque anni che ci separano dalla sua morte; e nonostante il lavoro di attenta ricostruzione filologica e di riproposta dei suoi testi, in ultimo approdata all’edizione commentata dello Splendido violino verde allestita da Umberto Brunetti (e sarebbe, di certo, auspicabile che tale impresa proseguisse anche per le altre raccolte poetiche).

Siamo, dunque, particolarmente lieti del fatto che, fra gli altri, proprio Antonio Pane, Alessandro Fo, Federico Lenzi e Umberto Brunetti, i più attenti indagatori della poesia ripelliniana, siano presenti in questo fascicolo con nuovi interventi, e che intorno a loro si affollino illustri studiosi di lungo corso come Rita Giuliani e giovani ricercatori, assieme ad allieve e allievi, amiche e amici di Ripellino che non hanno voluto far mancare la loro testimonianza sul suo magistero e sulla sua poliedrica personalità.

Ci sembra che da questo concerto di voci diverse non soltanto il profilo del Ripellino poeta ma anche quello ‒ certamente più consolidato come eccellente ‒ del Ripellino critico e studioso esca valorizzato e arricchito.

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

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Anniversari e commiati

Author di Maria Panetta

Nel precedente fascicolo, «Diacritica» ha omaggiato uno dei più grandi romanzieri e critici contemporanei, Milan Kundera, purtroppo venuto a mancare l’11 luglio scorso. Nel 2023 cade una lunga serie di anniversari di nascita o di morte assai significativi per la cultura italiana (e non solo), e in particolare per la storia della letteratura (in senso lato) e dell’arte: anniversari che ci consentiranno di ricordare alcune importanti personalità letterarie. Da rammentare almeno quelli di Italo Calvino (nato il 15 ottobre 1923) e Rocco Scotellaro (nato il 19 aprile 1923), di Franco Zeffirelli (nato il 12 febbraio 1923) e Maria Callas (venuta al mondo il 2 dicembre 1923), ma anche di Blaise Pascal (nato il 19 giugno 1623) e Adam Smith (nato il 5 giugno 1723); o quelli di Carlo Emilio Gadda (scomparso il 21 maggio 1973) e Guido Morselli (suicidatosi il 31 luglio 1973), di Pablo Picasso (morto l’8 aprile 1973) e Pablo Neruda (scomparso il 23 settembre 1973); sino ad Angelo Maria Ripellino, nato il 4 dicembre 1923, al quale sarà dedicato il cinquantesimo numero della rivista, con il quale chiuderemo – nel segno della Poesia e della Bellezza – l’annata IX.

Il 2023 è stato, però, anche un anno molto difficile e doloroso, specie per la nostra piccola comunità di studiosi amici, perché, a distanza di qualche settimana, l’estate ci ha portato via sia Anna Oppido – la nostra amata editrice – sia Giorgio Patrizi, valente intellettuale, prezioso membro del Comitato Scientifico del periodico fin dagli albori e, infine, carissimo sodale. Anna e Giorgio avevano pure lavorato assieme, tempo fa, perché per alcuni anni Giorgio aveva tenuto corsi di formazione letteraria nella gloriosa scuola secondaria superiore romana – l’Istituto tecnico-commerciale “Duca degli Abruzzi” di via Palestro – ove insegnava storia e letteratura italiana Anna, mia madre. Ci sarà tempo e modo di ricordare entrambi più lungamente e in maniera più consona all’importanza del ruolo che hanno rivestito in questo progetto e nelle nostre vite, ma è apparso giusto e doveroso nominarli già in apertura del primo numero di «Diacritica» che purtroppo si trova a registrare, con amarezza e impotenza, la loro dolorosa mancanza.

Anche per loro il nostro lavoro prosegue, con la pubblicazione degli Atti della prestigiosa Giornata di Studi in onore di Mario Pomilio, tenutasi a Vercelli il 21 marzo 2023 presso la sede di Palazzo Tartara dell’Università del Piemonte Orientale e promossa dal Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Mario Pomilio, istituito il 5 luglio 2021 con decreto del Ministero della Cultura: inutile sottolineare che siamo davvero onorati e orgogliosi di ospitarli.

(fasc. 49, 31 ottobre 2023)

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A centoventi anni dalla fondazione della «Critica», rivista di idealismo militante e faro dell’antifascismo europeo

Author di Lorenzo Arnone Sipari e Maria Panetta

Ormai da otto anni a questa parte, il numero di «Diacritica» del 25 febbraio è interamente dedicato a Benedetto Croce. Tale appuntamento si coniuga, quest’anno, con la ricorrenza dell’uscita del primo numero della «Critica», come noto fondata dal filosofo abruzzese centoventi anni fa; e non è superfluo ricordare che il titolo del nostro periodico riprende anche, volutamente, quello della longeva creazione crociana.

Uscita con cadenza bimestrale per oltre quarant’anni, puntualmente il 20 di ogni mese dispari, «La Critica» è stata una notissima rivista militante che ha professato idee soprattutto di stampo neoidealistico, pur proponendo un programma molto più ampio e assai complesso, e comunque rifuggendo da logiche settoriali e specialistiche. Il periodico, secondo gli intenti del suo fondatore, avrebbe dovuto sovvertire l’«assenza di criterii fermi e di un organico sistema d’idee» che caratterizzava molte riviste del tempo, evitando alla radice che «un’anarchia e un’ineguaglianza di giudizii» le facesse assomigliare «a botteghe di caffè», in cui si pensava più a dar voce a tutti, senza costrutto, che non a evidenziare una «traccia» utile per i lettori. Il periodico crociano, viceversa, originava da una coscienza programmatica che era diventata ormai un’improcrastinabile necessità (n. 1, p. 2): quella di

non perder di vista i problemi generali e d’insieme, che son tanta parte della vita degli studii, e di dedicare ad essi la stessa attenzione ed intensa cura che si adopera per le idee e i fatti speciali e particolari. E dalla coscienza di questo bisogno e dalle esposte considerazioni ha origine questa piccola nuova rivista, che vorrebbe appunto servir da supplemento e sussidio alle altre speciali di sopra accennate, proponendosi di discutere di libri, italiani e stranjeri, di filosofia, storia e letteratura, senza la pretesa di tenere il lettore al corrente di tutte le pubblicazioni sui varii argomenti, ma scegliendo alcune di quelle che abbiano, per l’argomento o pel merito, maggiore interesse, o si prestino a feconde discussioni.

Il metodo di queste discussioni, che non dovevano essere volte a coltivare amicizie, peraltro di facciata (e quindi poco o per niente improntate alla sincerità), si doveva risolvere in «un omaggio alla libertà». Era, sì, un sostegno al rigore del nuovo metodo storico (sebbene non a un asfittico eruditismo), ma unito alla promozione del «generale risveglio dello spirito filosofico» e atto a un “congiungimento della filosofia con la filologia” d’ispirazione prettamente vichiana. Si trattava di una nuova luce che intendeva far uscire la cultura italiana dal suo provincialismo e squarciare tempi di oscurità, creando nuovi e preziosi spazi di riflessione (e infatti «La Critica», specie a partire dal 1925, divenne anche un punto di riferimento imprescindibile per l’antifascismo europeo, nel periodo opprimente del Ventennio): una fonte di ispirazione ancora oggi nitida e preziosa, dinanzi alle nubi, sempre più oscure e minacciose, che si vanno addensando da alcuni anni nei nostri cieli.

Sebbene solo una parte dei contributi pubblicati in questo fascicolo dialoghi in maniera prevalente con «La Critica», grazie al pregevole contributo di molti autorevoli studiosi che, per i propri studi, hanno un naturale debito e/o una vera e propria affinità intellettuale e spirituale con l’impostazione di metodo della rivista crociana che desideriamo celebrare ‒ e del suo fondatore e direttore ‒, «Diacritica» chiude questo numero monografico nella sincera convinzione di essere riuscita a distanziarsi dalle “botteghe di caffè”, offrendo ai propri lettori una palestra d’idee ispirata al civismo, al rigore, all’indipendenza e alla modernità di pensiero del Croce uomo e intellettuale.

(fasc. 47, 25 febbraio 2023)

Milan Kundera: arte del romanzo, romanzo delle arti

Author di Simona Carretta e Maria Panetta

Tra i romanzieri contemporanei Milan Kundera (1° aprile 1929-11 luglio 2023) si distingue non solo per lo sguardo liberatore che ha rivolto ad alcuni grandi temi dell’esistenza, ma anche per la forza con cui ha difeso la propria particolare idea del romanzo. Sebbene molti romanzieri, da Fielding a James, da Woolf a Sarraute si siano impegnati a descrivere le caratteristiche del genere, Kundera è stato il primo a rivendicarne con decisione lo statuto artistico e a separare su questa base il romanzo da altri generi narrativi. Ciò ha implicato una novità radicale nell’approccio al suo studio: infatti, se il romanzo è un’arte a sé, il modo più sicuro per riconoscerne i caratteri specifici è di porlo a confronto non tanto con gli altri generi letterari ma direttamente con le altre arti maggiori.

Nei saggi in cui mette a punto la propria poetica, come L’arte del romanzo (1986) e I testamenti traditi (1993), e in particolare negli ultimi due, Il sipario (2004) e Un incontro (2008) – che accolgono scritti dedicati alle arti più diverse –, Kundera sembra fondare sulla propria ipotesi di romanzo i presupposti di un commento estetico generale in cui, assieme al «macrocontesto» della storia sovranazionale del romanzo, quello relativo alle altre arti è presentato come il vero ambito di eccellenza in cui si può cogliere appieno il valore estetico di un’opera romanzesca. I molti riferimenti alle arti presenti nei romanzi di Kundera si inquadrano nella stessa direzione: in particolare, il recupero nei suoi romanzi di modelli compositivi tratti, ad esempio, dalla musica o dal cinema (familiari a Kundera per la sua formazione come musicologo e insegnante presso la Scuola di Cinema FAMU di Praga) non mira a produrre un effetto di «ibridazione» con queste arti, ma a stimolare la scoperta di «ciò che solo il romanzo può dire» (Il sipario) a partire da una matrice estetica comune.

Allo stesso modo, quando Kundera si è cimentato direttamente con le altre arti, ciò è avvenuto nella medesima prospettiva dialogica: ne è un esempio Jacques e il suo padrone (1971), la pièce teatrale che ha presentato come una «variazione-omaggio» del romanzo di Diderot.

Il progetto di dedicare il secondo fascicolo del 2023 all’opera di Milan Kundera, specie nella sua relazione con le arti, risale almeno allo scorso anno: dopo la scomparsa del grande romanziere, poeta, saggista e drammaturgo francese di origine cecoslovacca ed etnìa ceca, il presente numero monografico di «Diacritica» si configura anche quale sentito omaggio all’intellettuale e alla sua particolare concezione di arte del romanzo.

Alcuni dei contributi raccolti, come quelli di Lakis Proguidis e di Massimo Rizzante, indagano il rapporto di Kundera con le arti a partire dalla sua opera romanzesca e saggistica. I saggi di Thomas Pavel e di Simona Carretta hanno, invece, preso le mosse dall’esame dei casi in cui il romanziere si è messo direttamente alla prova con alcune di esse (Kundera musicologo, illustratore, sceneggiatore etc.). Sylvie Richterova ha esaminato alcuni concetti-chiave dell’estetica (come il Kitsch e il bello) attraverso la rivisitazione che ne ha offerto Kundera; infine, Sonia Rivetti ha sondato, in particolare, la possibilità di mettere a confronto L’identité con Un grido lacerante (1981) di Anna Banti.

Riteniamo che gli studi raccolti in questo fascicolo permettano di inaugurare nuove prospettive di indagine sul rapporto tra il romanzo e le arti e di accedere, così, anche a una comprensione più profonda della specificità del ruolo conoscitivo del genere romanzesco, rispetto a quello di altre forme letterarie.

(fasc. 48, 11 luglio 2023)

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La «Rivista di Studi Crociani», Agorà della Cultura

Author di Giuseppe Gembillo

Dialogare con Benedetto Croce implica imbandire un’ideale tavola rotonda tra i cui convitati più illustri del primo semicircolo spiccano i nomi di Vico, Goethe, Hegel, Marx, Mach, Poincaré, Pareto, Bergson, e tra quelli del secondo semicircolo Heisenberg, Bohr, Maturana, Mandelbrot, Prigogine, Lovelock, Morin. Insomma, dialogare con lui significa ripensare la cultura italiana del primo Novecento proiettata in quella europea del suo e del nostro tempo. Continua a leggere La «Rivista di Studi Crociani», Agorà della Cultura

(fasc. 47, 25 febbraio 2023)

Un cosmopolita del Sud: l’antifascismo di Nicola Chiaromonte

Author di Maria Panetta

«Tempo presente», la gloriosa rivista fondata nel 1956 da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte e ora diretta da Alberto Aghemo, ha dedicato il primo, corposo fascicolo del 2022 proprio a Nicola Chiaromonte, raccogliendo gli atti di una densa Giornata di studi tenutasi a Roma il 29 aprile scorso presso la Sala Perin del Vaga di Palazzo Baldassini e presso la Sala Capitolare del Palazzo della Minerva. Continua a leggere Un cosmopolita del Sud: l’antifascismo di Nicola Chiaromonte

(fasc. 46, 30 dicembre 2022)

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Marcel Proust o dell’inattuale necessario

Author di Giuseppe Girimonti Greco e Maria Panetta

Già nei fascicoli precedenti abbiamo avuto modo di sottolineare come anche il 2022 sia stato punteggiato da una serie di importanti anniversari: queste ricorrenze si traducono spesso, per ogni rivista di cultura (e non solo) in ghiotte occasioni per riportare all’attenzione dei lettori affezionati opere e autori di particolare interesse o per stimolare le fasce di pubblico più giovani ad accostarsi ai grandi classici senza timori reverenziali, ma anzi predisponendosi con fiducia a lasciarsi attraversare dalla complessità di universi paralleli disegnati dalla fantasia creatrice di autori non contemporanei; oppure a immergersi in atmosfere e “paradisi” ormai perduti, potendo attingere a immagini del passato grazie alla fascinazione della scrittura. Continua a leggere Marcel Proust o dell’inattuale necessario

(fasc. 46, 30 dicembre 2022)

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Tra narrazione e saggio, autobiografia e menzogna: cento anni dalla nascita di Luciano Bianciardi

Author di Sandro de Nobile e Maria Panetta

Gli anniversari, nel mondo della letteratura, rappresentano, sì, una moda ormai consolidata, ma anche un utile strumento attraverso il quale portare o riportare all’attenzione del pubblico autori più o meno noti, con tutti i risvolti commerciali o accademico-scientifici del caso (ristampe, monografie, convegni, numeri monografici etc.), a maggior ragione quando si tratta di centenari. Continua a leggere Tra narrazione e saggio, autobiografia e menzogna: cento anni dalla nascita di Luciano Bianciardi

(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. I)

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Nuove formule: il primo “numero doppio” di «Diacritica»

Author di Maria Panetta

A partire dal 2022, come ben sanno i nostri lettori più affezionati, «Diacritica» ha mutato periodicità, divenendo trimestrale, da bimestrale che era.

La cadenza bimestrale era stata pensata originariamente come omaggio alla rivista crociana «La Critica», ideata nel 1902 e conclusasi solo nel 1944, quando il filosofo e storico abruzzese di adozione napoletana ritenne che essa avesse, ormai, adempiuto all’alto ufficio che si era proposta, specie negli anni del regime fascista. Continua a leggere Nuove formule: il primo “numero doppio” di «Diacritica»

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. I)

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Un breve ricordo di Luca Serianni

Author di Maria Panetta

Roma, 21 luglio 2022

Stamattina se n’è andato un grande Maestro: in punta di piedi, com’era solito entrare nella vita di coloro che hanno avuto in sorte la fortuna di conoscerlo di persona, e non solo tramite i suoi tanti e imprescindibili scritti.

Anche se questo fascicolo è datato 25 maggio, la sua lavorazione è terminata a fine luglio: ci è parso, dunque, impossibile non rendere un primo omaggio, seppur breve, a uno dei membri più autorevoli e stimati del nostro Comitato Scientifico.

Dati per scontati la notoria competenza del linguista, apprezzato in tutto il mondo; l’eccellenza del professore, rinomato per la chiarezza e lo stimolante interesse delle sue leggendarie lezioni di “Storia della lingua italiana” alla “Sapienza”; il rigore metodologico del raffinato filologo e la contagiosa passione per la ricerca dell’infaticabile studioso, vorrei rievocare brevemente qualcuno dei ricordi che inevitabilmente mi sono riaffiorati alla mente in questi giorni di profondo sconforto e di tristezza per la sua perdita prematura e improvvisa, sebbene mi stia a cuore evitare che questo omaggio si trasformi soltanto in una pagina autobiografica che celebri la gioia di aver avuto il grande privilegio di conoscerlo e di lavorare assieme a lui.

Come tantissimi che in questi giorni stanno idealmente depositando un fiore ai suoi piedi, intrecciando sui social un’infinita e variopinta corona profumata di ricordi della sua acribia, della sua eleganza, della sua indimenticabile ironia, della sua delicata discrezione e della sua disponibilità umana, anch’io ho avuto la fortuna di seguire le sue famose lezioni di Grammatica storica, tanti anni fa, sostenendo poi l’esame con lui, Giuseppe Patota e Valeria Della Valle. Non sono stata una sua allieva diretta, ma posso dire che, in un certo senso, a un certo punto Luca mi ha “adottata”.

Ebbi la fortuna di lavorare tre anni a stretto contatto con lui per un meritevole progetto che vedeva “La Sapienza” in prima linea nella lotta contro le lacune che gli studenti universitari iniziavano, allora, a manifestare nelle competenze linguistiche e nella gestione della pagina scritta.

La sorte volle, infatti, che la persona che si sarebbe dovuta occupare di gestire un “Corso per Formatori di lingua italiana” organizzato, nel 2004, dall’Ateneo romano (anche per volontà di docenti del calibro di Rosanna Pettinelli, Carla De Bellis, Angelo Cicchetti, Valeria Della Valle, Ugo Vignuzzi e Laura Fortini), per un impegno concomitante non fosse più disponibile. Il Comitato Scientifico del Corso pensò a me, che avevo contestualmente fatto domanda anche per frequentare il corso stesso, dopo la fine del dottorato di ricerca.

Mi accinsi, dunque, a rivestire il ruolo di Tutor d’aula mentre venivano erogati i moduli del “Corso per Formatori di lingua italiana”, che allora preparò 40 docenti – insegnanti scelti fra le scuole secondarie romane e dottori di ricerca della “Sapienza”, tra cui la sottoscritta – alla stimolante esperienza di lavoro dei due anni successivi, che vide i formatori impegnati nel “Tutorato per migliorare la competenza nell’italiano scritto” (poi “Tutorato per l’italiano scritto”), servizio offerto a tutti gli studenti dell’Ateneo che avvertissero la necessità di acquisire una maggiore padronanza nella loro capacità di scrittura o che, semplicemente, sentissero il bisogno di qualche utile consiglio per la stesura della tesi di laurea.

Il Professor Serianni diresse entrambe le iniziative: si ricordava di me, nonostante fosse passato qualche anno dall’esame (aveva, infatti, una memoria prodigiosa, anche per i visi delle persone), ma non avevamo alcun tipo di confidenza. Anzi: ovviamente, al suo cospetto, mi comportavo con la mia proverbiale timidezza di allora e con un rispetto reverenziale per il grande linguista, forse rinfrancata soltanto dal notare una certa affinità nel nostro modo di cercare di entrare “in punta di piedi” nelle stanze. Mi comunicò subito che, dal momento che avremmo lavorato insieme, da allora in poi ci saremmo dati del “tu”, ma per me era davvero difficile mettere in pratica la sua richiesta: mi costava un’enorme fatica, dato che mi pareva quasi, con quel “tu”, di mancargli di rispetto.

Un episodio, allora, cambiò radicalmente il rapporto fra noi: un buffo aneddoto che conoscono solo gli amici comuni più cari. Un giorno Serianni venne a tenere una lezione ai corsisti: se non ricordo male, doveva essere una delle sue meravigliose lezioni sul riassunto, prova-chiave della sua proposta didattica (che in seguito divenne centrale anche nella mia, avendone io stessa sperimentato e verificato la validità e la preziosissima utilità). Arrivò, al solito, un po’ in anticipo e mi chiese come procedeva la gestione del corso e delle aule che c’erano state concesse, fuori dalla Città Universitaria. Gli feci un resoconto sintetico e poi aggiunsi un cenno finale al fatto che c’era una stanza piena di depliant che non ci riguardavano e che, per correttezza, avrei desiderato tenere chiusa, ma la serratura era sprovvista di chiave. Nella fattispecie, gli confessai che, per evitare che i corsisti vi entrassero, prima di ogni lezione avevo preso a chiudere quella porta e a portar via la maniglia, dato che mi ero accorta che era tenuta attaccata all’anta da una sola vite che era semplice svitare a mano. Gli rivelai pure che, a fine lezione, ogni volta la rimettevo a posto e la riavvitavo, prima di richiudere tutto e uscire. Ricordo ancora quante risate, franche e di gusto, si fece per quell’escamotage e per la mia successiva battuta «A mali estremi… estremi rimedi!»: da un uomo così serio non me le sarei mai aspettate, mentre in seguito ebbi modo di apprezzare sempre il suo senso dell’umorismo, tagliente ma mai malvagio, e la sua elegantissima ironia. Fatto sta che, da allora, i nostri rapporti si fecero più informali e meno ingessati.

Mi chiamò, dunque, a coordinare per due anni il già citato “Tutorato per l’italiano scritto”, un valido progetto d’Ateneo che, a mio avviso, sarebbe stato proficuo far proseguire. E l’anno successivo, data la fiducia che sia lui sia la Presidente del Corso di Laurea, la Professoressa Rosanna Pettinelli (anche lei purtroppo scomparsa qualche anno fa), ormai nutrivano in me, mi fu affidato il primo corso di docenza universitaria, un “Laboratorio di scrittura critico-argomentativa” che avrei tenuto per i sei anni canonici consecutivi alla “Sapienza” (e poi a “Roma Tre”) e i cui materiali avrebbero ispirato il mio Manualetto di scrittura (Giulio Perrone Editore 2011 e 2021), non a caso dedicato proprio a Serianni, al magistero linguistico del quale mi ero sempre, inevitabilmente, ispirata nel corso delle lezioni.

Calcolavo, in questi tristi giorni di attesa dopo l’incidente, di aver avuto la fortuna di interloquire col “tu” per ben 18 anni con uno dei massimi linguisti del mondo, il primo in Italia per ammissione anche dei suoi più illustri colleghi. Serianni non faceva mai pesare a nessuno la propria sconfinata cultura e, come ogni autentico docente, “sé-duceva”, ossia ‘portava a sé’, affascinava i propri discenti, ma mai rimanendo oggetto del fascino che esercitava: si faceva sempre tramite, latore del messaggio, e poi, una volta ottenuto il proprio scopo maieutico, scompariva soddisfatto dietro al suo sorriso al contempo malinconico e sornione. Aveva, infatti, una concezione dello studio, della ricerca, della critica letteraria, della scrittura scientifica e della docenza come “servizio” al prossimo: concezione che ho sempre condiviso in toto.

Quando, dopo la fine della borsa di dottorato, ero alla ricerca di un impiego, cercò di sostenermi suggerendo il mio nome per la redazione di una delle Case editrici romane più importanti e raffinate, con la quale collaborai per qualche mese: pensavo che si sarebbe irritato, quando ottenni da loro un inusuale contratto a tempo indeterminato ma, per una serie di ragioni, lo rifiutai. E, invece, comprese le mie motivazioni e non mi giudicò mai per quella scelta che intendeva privilegiare il tempo dedicato alla ricerca, a discapito della sussistenza.

In questi quasi vent’anni, ci siamo sempre inviati gli auguri a Natale, Capodanno, Pasqua, spesso anche a Ferragosto: Luca c’era sempre. Io gli scrivevo e, puntualissimo, dopo qualche secondo arrivava, di slancio, un suo affettuoso messaggio di risposta.

Quando, nel 2018, ottenni l’Abilitazione Scientifica Nazionale in “Filologia e Linguistica italiana”, il giorno in cui uscirono ufficialmente i risultati m’inviò una mail che mi commosse e quasi mi stordì: «Benvenuta tra noi!». E poi aggiunse, quando ci sentimmo per SMS: «Ma spero che tu trovi qualche soddisfazione nell’ambito filologico-letterario; è giusto non dimenticare il primo amore». Sono ricordi che ancora mi emozionano, perché testimoniano della sua generosità e della sua rara capacità di comprensione dell’Altro, delle sue attitudini e delle sue esigenze più profonde.

Ho ancora altri due tasselli fondamentali da inserire nel mosaico della strada percorsa assieme a Luca Serianni: due altri suoi preziosi doni, che non potrò mai dimenticare.

L’anno scorso partecipai a un concorso per Professore Associato alla “Sapienza” e timidamente gli domandai se, per caso, avesse voglia di scrivere una Lettera di presentazione per sostenere la mia candidatura. Neanche me lo fece dire: mi chiese solo di poter avere un mio curriculum aggiornato e, dopo un paio di giorni, m’inviò una bella lettera in cui Luca Serianni affermava che, a suo giudizio, ero meritevole d’insegnare alla “Sapienza” come Professoressa Associata. Il concorso alla fine non l’ho vinto – come molti sanno –, ma quella lettera per me vale più di tantissimi altri riconoscimenti e mi resterà per sempre nel novero dei ricordi più cari.

L’ultima proposta gliela feci a dicembre dello scorso anno: gli chiesi se desiderasse farci l’onore di entrare a far parte del Comitato Scientifico di «Diacritica», ormai divenuta una rivista di classe A. C’eravamo incontrati da poco – per caso, alla “Sapienza”, prima delle 8 di mattina: io diretta in Direzione Generale e lui, al solito, in biblioteca – e mi era apparso un po’ affaticato: me lo confermò, ma subito aggiunse che, nonostante fosse membro di vari comitati di rivista, accettava l’ulteriore impegno “solo perché glielo chiedevo io”. Anche in quel caso dimostrò di essere un uomo discreto e timido, riservato e schivo, ma al contempo capace di grandi slanci e di trasmettere stima e affetto in maniera del tutto spontanea, diretta e quasi commovente, nonostante il suo prestigio internazionale e la sua posizione accademica potessero giustificare anche un atteggiamento ben diverso.

Mi si perdonerà, dunque, di aver raccontato squarci della mia vita personale che lo riguardano. Vogliono essere il mio più sincero omaggio a una persona a cui devo tanto, tantissimo: sia intellettualmente sia umanamente. Non oso immaginare quanto si sentano orfani i suoi allievi diretti (fra i quali, alcuni carissimi amici), in questi giorni pieni di sbigottimento, se un’“allieva adottiva” come me non sa rassegnarsi a questa immane perdita.

È proprio a lui che sento di dover dedicare, dunque, i frutti di questo intenso e impegnativo lavoro collettivo che oggi vede la luce, e che spero possa restare, come punto di riferimento e utile spunto per ulteriori ricerche, sia nella Bibliografia pasoliniana, così ricca di omaggi nell’anno in corso, pieno di sfide e di difficoltà; sia negli altri fecondi campi d’indagine che ognuno dei saggi raccolti nella seconda parte del volume contribuisce ad arricchire di recenti acquisizioni, di altri dubbi, di nuove prospettive di studio.

Ci tengo, infine, a precisare che, con un breve comunicato online e una sintetica aggiunta alle nostre Norme redazionali, abbiamo deciso, a partire dal prossimo numero, di adottare sistematicamente la soluzione del “sé stesso” con “é” chiusa sempre accentata, notoriamente caldeggiata dal nostro carissimo Luca, in segno di profonda stima e di sincero affetto, e come simbolica traccia tangibile del suo alto e imperituro Magistero.

Grazie, Luca. Grazie di tutto.

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)

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