Fuoco di presenza. La rappresentazione della guerra nel “Giornale di guerra e di prigionia” di Gadda e nel “Deserto dei Tartari” di Buzzati

Author di Giacomo De Fusco

Anselmo Bucci, nell’agosto del 1917, scriveva della sua esperienza di pittore di guerra:

Tutti sanno meglio di noi, che l’abbiamo guardata da vicino, che la guerra è invisibile. È arcinoto che questa guerra plasticamente, graficamente non esiste: è dramma musicale non è spettacolo. Essa non può divenire un pretesto pittorico: le lance e i gonfaloni di Paolo Uccello sono relegati coi pennacchi di Meissonier e le nappine di Detaille nello stesso passato vertiginosamente lontano. Nella raffigurazione di questa guerra dovrà scomparire molto. Scomparirà forse il visibile. L’Invisibile dovremo dipingere[1].

Continua a leggere Fuoco di presenza. La rappresentazione della guerra nel “Giornale di guerra e di prigionia” di Gadda e nel “Deserto dei Tartari” di Buzzati

(fasc. 49, 31 ottobre 2023, vol. II)

Trattare coi fantasmi. Modi della rielaborazione nel saggismo di Ripellino

Author di Giovanni Salvagnini Zanazzo

Vi sarebbero dei Fantasmi di scrittura:

prendere l’espressione nella sua forza desiderante.

(R. Barthes, La preparazione del romanzo)[1]

*

Noi abbiamo questo fantasma […]

e non ci sarà mai nessuna storiografia

che ridarà vita a questo fantasma.

Trascriverà la supposizione di questa vita in altri fantasmi.

(C. Sini, Diventa ciò che sei)[2]

*

Sull’influenza dell’Antico.

Questa storia è fiabesca da raccontare.

Storia di fantasmi per adulti.

(A. Warburg, Mnemosyne. Grundbegriffe, II)[3]

Questo sommario elenco di epigrafi mortuarie potrebbe forse essere allungato, ma quel che conta è il comune campo semantico che esse chiamano in causa (che “evocano”) per definire metatestualmente la natura della loro operazione critica. Suggeriscono che l’attività interpretativa abbia a che fare con i morti, instaurando uno stretto rapporto di affinità tra la critica letteraria e il paranormale. Continua a leggere Trattare coi fantasmi. Modi della rielaborazione nel saggismo di Ripellino

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

• categoria: Categories Letture critiche

«die Kunst, alles aus einem zu erzeugen». Su un titolo (postumo) di Angelo Maria Ripellino

Author di Nicola Ferrari

L’Arte dell’Arte della Fuga (di Bach, secondo Bach) non è (non è solo) pensiero musicale che si transustanzi efficacemente in corpo sonoro e viceversa; non è (non è solo) scrittura musicale che raggiunga, dopo secoli di sperimentazioni, la più compiuta equivalenza possibile tra dimensione visiva e auditiva della percezione (e quindi conoscenza) musicale; non è (non è solo) pedagogia della composizione concepita come composizione essa stessa (un trattato inteso come opera intesa come trattato); non è (non è solo) principio enciclopedico di ordinamento e comprensione del mondo (sub specie musicae); non è (non è solo) istituzione oratoria, espressiva matrice combinatoria (matematizzabile) delle possibilità di ogni possibile espressività. Continua a leggere «die Kunst, alles aus einem zu erzeugen». Su un titolo (postumo) di Angelo Maria Ripellino

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

Fillotàssi di giorni sempre uguali: il racconto della malattia in A. M. Ripellino e G. Bufalino

Author di Federico Lenzi

Dalla Conca d’Oro di Palermo a Dobříš, nei pressi di Praga, a una ventina d’anni di distanza l’uno dall’altro, due autori siciliani, Angelo Maria Ripellino e Gesualdo Bufalino, si trovano a passare un periodo di ricovero in due sanatori, per l’aggravarsi delle loro condizioni di salute[1]. Da queste due soste forzate nascono una parte della Fortezza d’Alvernia, seconda raccolta poetica di Ripellino, e il romanzo d’esordio narrativo di Bufalino, La Diceria dell’untore[2]. Già Giuseppe Traina ha mirabilmente accostato, in una prima ricognizione, l’opera dei due autori[3]; questo studio si propone di mettere in parallelo e confrontare alcuni temi e motivi delle due opere sopracitate, nate entrambe in seguito a una degenza, e facendo astrazione riguardo ai loro tempi fra scrittura e pubblicazione, ben differenti[4]. Continua a leggere Fillotàssi di giorni sempre uguali: il racconto della malattia in A. M. Ripellino e G. Bufalino

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

«Scrivo la sera, a tempo perso». Rêverie e incantamenti su Angelo Maria Ripellino, a cent’anni dalla nascita

Author di Massimo Gatta

Siamo gente che ha “dissipato” molti suoi poeti, come fece la Russia con Majakovskij, di cui scrisse Jakobson in un celebre libro. Li abbiamo lasciati andar via senza quasi trattenerli. Li abbiamo dispersi, dimenticandocene, e senza alcun rimpianto. Abbiamo lasciato che le loro tracce si confondessero lentamente e che nessuno dei loro versi trovasse davvero stabile dimora. Anche le loro biblioteche sono scomparse con loro, ad esempio quelle di Dostoevskij, di Mandel’štam, di Brodskij. E, se uno di noi entrasse oggi in una qualsiasi libreria e chiedesse alla sorridente commessa, che ha tutta l’aria di volergli dedicare il proprio tempo, se in libreria ha libri di Angelo Maria Ripellino, vedremmo il suo sorriso spegnersi come una lampadina fulminata. E allora capiremmo ciò che in fondo già sappiamo, e cioè che il più grande saltimbanco del linguaggio in quel Novecento che fu è uno dei tanti poeti che abbiamo come dissipato, un altro nome da aggiungere alla lunga lista. Ce ne torneremmo, allora, a casa svuotati, e non sapremmo dove sbattere la testa per leggere qualcuna delle sue acrobazie barocche, anche uno solo dei suoi saggi luminosi, un semplice articolo, la malìa di una frase, un piccolo aggettivo soltanto che possa riempire questo vuoto. Continua a leggere «Scrivo la sera, a tempo perso». Rêverie e incantamenti su Angelo Maria Ripellino, a cent’anni dalla nascita

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

Ripellino traduttore e poeta: convergenze, osmosi e influenze

Author di Lorenzo Pompeo

Nella ormai corposa bibliografia dedicata alla figura di Angelo Maria Ripellino vengono messe in luce le molte sfaccettature della sua personalità e il suo multiforme ingegno, che si è prodigato nel corso dei cinquantacinque anni della sua operosa esistenza in vari campi, dalla traduzione alla saggistica alla critica teatrale (com’è noto, ha tenuto anche una rubrica teatrale su «L’Espresso» dal 1972 al 1977). Proprio per questo, numerosi sono gli aspetti ancora da indagare di questo grande laboratorio (tra le varie recenti iniziative, segnalo il convegno di Ragusa del 2017 Angelo Maria Ripellino e altri ulissidi”)[1]. Continua a leggere Ripellino traduttore e poeta: convergenze, osmosi e influenze

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

«Io che amo limar le parole come pietre dure». Note sul lessico di “Praga magica”

Author di Davide Di Falco

Alla memoria di Lucia De Luca, mia nonna:

al suo tavolo ho lavorato a questa praghería

In via preliminare occorre esplicitare le ragioni per cui si è deciso di isolare un momento dell’ampia produzione di Angelo Maria Ripellino e di condurre sondaggi linguistici su Praga magica[1]. Continua a leggere «Io che amo limar le parole come pietre dure». Note sul lessico di “Praga magica”

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

Le apocalissi infrastoriche di Belyj e Rozanov nella prospettiva di A. M. Ripellino

Author di Renata Gravina

Ripellino e l’apocalisse infrastorica

Nel commentare Foglie cadute[1] di Vasilij Rozanov (1856-1919) e Pietroburgo di Andrej Belyj[2] (1880-1934) Angelo Maria Ripellino ritrovava il Leitmotiv escatologico, l’ansia di sradicare il male dell’individualismo, quello che egli definiva come «il tormento della seconda generazione simbolista»[3]. Il nichilismo tragico di Rozanov e quello di Belyj apparivano a Ripellino come due forme opposte di reazione alla crisi del mondo moderno. D’altra parte, nella loro diversa appartenenza al fenomeno artistico simbolista, Rozanov e Belyj avevano tradotto in arte quella sfera destinale e transitoria della simbologia russa. Se entrambi furono epigoni di una visione anti-utopica del fenomeno rivoluzionario russo, Rozanov lo condannava da un’ enigmatica prospettiva spiritualista e a tratti pseudo conservatrice[4], quale epifania di una catastrofe che annientava la vita; Belyj, viceversa, assisteva alla rivelazione rivoluzionaria secondo una visione simbolista e futuristica, interpretandola quale sintomo di una crisi che preparava a una rinascita. Continua a leggere Le apocalissi infrastoriche di Belyj e Rozanov nella prospettiva di A. M. Ripellino

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Un poema d’ombre. Ripellino e l’estetica della storia della Russia

Author di Roberto Valle

Astres! Je ne veux pas mourir! J’ai du génie!

(Jules Laforgue, Éclair de gouffre)

Premessa

In Notizie dal diluvio (1969) così scrive Ripellino: «[…] sparita la stirpe degli Aridi, un giorno / Parecchi avranno sete di bianca fantasia. / Per loro io lavoro, per di qui a cento anni». Continua a leggere Un poema d’ombre. Ripellino e l’estetica della storia della Russia

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Angelo Maria Ripellino: intervista a Cesare G. De Michelis

Author di Ida De Michelis

A cento anni dalla nascita di Angelo Maria Ripellino, ho intervistato mio padre, suo allievo e slavista, cercando di far emergere un inedito ricordo del grande poeta e critico, qui soprattutto maestro. Esce fuori un profilo alto di grande spessore e onestà intellettuale che ha offerto alla nostra cultura del Novecento un contributo unico nel suo genere, ancora vivo in chi l’ha conosciuto, ne ha condiviso interessi e ha interloquito con alcune sue posizioni, raccogliendone a suo modo l’eredità. Continua a leggere Angelo Maria Ripellino: intervista a Cesare G. De Michelis

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)