Ripellino traduttore e poeta: convergenze, osmosi e influenze

Author di Lorenzo Pompeo

Nella ormai corposa bibliografia dedicata alla figura di Angelo Maria Ripellino vengono messe in luce le molte sfaccettature della sua personalità e il suo multiforme ingegno, che si è prodigato nel corso dei cinquantacinque anni della sua operosa esistenza in vari campi, dalla traduzione alla saggistica alla critica teatrale (com’è noto, ha tenuto anche una rubrica teatrale su «L’Espresso» dal 1972 al 1977). Proprio per questo, numerosi sono gli aspetti ancora da indagare di questo grande laboratorio (tra le varie recenti iniziative, segnalo il convegno di Ragusa del 2017 Angelo Maria Ripellino e altri ulissidi”)[1]. Continua a leggere Ripellino traduttore e poeta: convergenze, osmosi e influenze

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

«Io che amo limar le parole come pietre dure». Note sul lessico di “Praga magica”

Author di Davide Di Falco

Alla memoria di Lucia De Luca, mia nonna:

al suo tavolo ho lavorato a questa praghería

In via preliminare occorre esplicitare le ragioni per cui si è deciso di isolare un momento dell’ampia produzione di Angelo Maria Ripellino e di condurre sondaggi linguistici su Praga magica[1]. Continua a leggere «Io che amo limar le parole come pietre dure». Note sul lessico di “Praga magica”

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

Le apocalissi infrastoriche di Belyj e Rozanov nella prospettiva di A. M. Ripellino

Author di Renata Gravina

Ripellino e l’apocalisse infrastorica

Nel commentare Foglie cadute[1] di Vasilij Rozanov (1856-1919) e Pietroburgo di Andrej Belyj[2] (1880-1934) Angelo Maria Ripellino ritrovava il Leitmotiv escatologico, l’ansia di sradicare il male dell’individualismo, quello che egli definiva come «il tormento della seconda generazione simbolista»[3]. Il nichilismo tragico di Rozanov e quello di Belyj apparivano a Ripellino come due forme opposte di reazione alla crisi del mondo moderno. D’altra parte, nella loro diversa appartenenza al fenomeno artistico simbolista, Rozanov e Belyj avevano tradotto in arte quella sfera destinale e transitoria della simbologia russa. Se entrambi furono epigoni di una visione anti-utopica del fenomeno rivoluzionario russo, Rozanov lo condannava da un’ enigmatica prospettiva spiritualista e a tratti pseudo conservatrice[4], quale epifania di una catastrofe che annientava la vita; Belyj, viceversa, assisteva alla rivelazione rivoluzionaria secondo una visione simbolista e futuristica, interpretandola quale sintomo di una crisi che preparava a una rinascita. Continua a leggere Le apocalissi infrastoriche di Belyj e Rozanov nella prospettiva di A. M. Ripellino

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Un poema d’ombre. Ripellino e l’estetica della storia della Russia

Author di Roberto Valle

Astres! Je ne veux pas mourir! J’ai du génie!

(Jules Laforgue, Éclair de gouffre)

Premessa

In Notizie dal diluvio (1969) così scrive Ripellino: «[…] sparita la stirpe degli Aridi, un giorno / Parecchi avranno sete di bianca fantasia. / Per loro io lavoro, per di qui a cento anni». Continua a leggere Un poema d’ombre. Ripellino e l’estetica della storia della Russia

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Angelo Maria Ripellino: intervista a Cesare G. De Michelis

Author di Ida De Michelis

A cento anni dalla nascita di Angelo Maria Ripellino, ho intervistato mio padre, suo allievo e slavista, cercando di far emergere un inedito ricordo del grande poeta e critico, qui soprattutto maestro. Esce fuori un profilo alto di grande spessore e onestà intellettuale che ha offerto alla nostra cultura del Novecento un contributo unico nel suo genere, ancora vivo in chi l’ha conosciuto, ne ha condiviso interessi e ha interloquito con alcune sue posizioni, raccogliendone a suo modo l’eredità. Continua a leggere Angelo Maria Ripellino: intervista a Cesare G. De Michelis

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

L’Archivio Ripellino

Author di Rita Giuliani

Gli archivi sono esseri viventi e, come tutti gli esseri viventi, sono sottoposti ai colpi e ai capricci della sorte e degli uomini. L’archivio Ripellino non fa eccezione. Sulle sue peripezie si potrebbe scrivere, se non un romanzo, quanto meno un racconto picaresco (dove il picaro non è l’archivio!), ma non è questa la sede per farlo. Al momento versa in uno stato che definirei letargico e non è accessibile alla consultazione, ma, come tutti i letarghi, anche questo è destinato a finire con un risveglio di cui si intravvedono confortanti avvisaglie. In attesa che venga restituito alla cultura italiana e agli studiosi, ne descriverò la composizione, poiché ho avuto l’opportunità e l’onore di avere libero accesso a questo luogo incantato per lunghi anni. Continua a leggere L’Archivio Ripellino

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Sul Baudelaire di Ripellino: primi appunti dai saggi alla poesia

Author di Federica Barboni

Le pubblicazioni che negli ultimi anni sono state dedicate all’opera di Ripellino, raccogliendone per esempio in volume le recensioni letterarie o commentandone i versi[1], sembrano aver definitivamente comprovato l’impossibilità di scorporarne la poesia dalla parallela attività critica e di traduzione. A emergere, man mano che la sua opera viene riscoperta, è infatti la formidabile poliedricità culturale che unisce, collegandole, le molte facce che costituiscono il “prisma” della sua attività, saldandole in un sistema di solida coerenza. Da Praga magica allo Splendido violino verde, da Siate buffi alla curatela delle Poesie di Blok, è sempre possibile verificare come il discorso critico di Ripellino si accompagni alla sua attività didattica e rifluisca nel discorso poetico, mentre l’attività giornalistica risponde agli interessi del traduttore, in un continuo «gioco di specchi»[2], uno «scambio incessante in cui il professore di letteratura russa e ceca, il saggista, il poeta e il traduttore si sarebbero dilettati a scambiarsi i ruoli»[3]. Continua a leggere Sul Baudelaire di Ripellino: primi appunti dai saggi alla poesia

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

ANGELO MARIA RIPELLINO POETA. Appunti

Author di Salvatore Presti

Tiens! l’Univers

est à l’envers!

-Tout cela vous honore.

Lord Pierrot, mais encore?

Jules Laforgue, Complainte de Lord Pierrot

A Jacques Rivière, editore della rivista «Nouvelle Revue Française» che gli consigliava di pubblicare la loro corrispondenza con particolare riferimento alla lettera del 29 gennaio 1924, definita «veramente ragguardevole»[1], il giovane Antonin Artaud tenterà di spiegare che

Un uomo si possiede per schiarite, e anche quando si possiede non raggiunge se stesso completamente. Non realizza quella coesione costante delle sue forze senza la quale ogni vera creazione è impossibile. Eppure quell’uomo esiste[2].

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(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

Voskovec e Werich vanno in scena a via Barnaba Oriani

Author di Caterina Graziadei

La memoria inganna. O, meglio, è nutrita di passioni postume. Se questo si può dire della memoria privata, non è diverso ciò che accade alla grande storia che su quella minuta spesso poggia la propria ricostruzione. Ma di un’altra, ancor più effimera, vorrei dire con le parole che Ripellino riserva alla memoria del teatro e delle sue messinscene: «Ogni spettacolo è un castello di sabbia, un’effimera cattedrale che, col passare degli anni, perde i contorni, tremola, si assottiglia nell’acqua della memoria»[1]. E vorrei fargli eco, chiamata a far rivivere uno spettacolo lontano, meglio, come si usa dire con benevolenza, uno “spettacolino”, una cosuccia quasi in famiglia, una briciola di quella fanciullesca allegria, favilla che brucia nel nulla, nell’emozione che animava l’attesa del Maestro fra gli allievi. Continua a leggere Voskovec e Werich vanno in scena a via Barnaba Oriani

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

«Una rapinosa infilata di porte»: Angelo Maria Ripellino ed Ettore Lo Gatto

Author di Gabriele Mazzitelli

«Ripellino sta a Lo Gatto, come Chlebnikov sta a Puškin»

(Sante Graciotti)[1]

In una delle scene finali di Roma città aperta al prete che cerca di confortarlo prima che venga fucilato, Don Pietro, il personaggio interpretato da Aldo Fabrizi, dice: «Non è difficile morire bene, vivere bene è difficile». Tornano alla mente i versi finali della poesia di Majakovskij A Sergej Esenin: «In questa vita / non è difficile / morire. / Vivere / è di gran lunga più difficile». Chissà che non sia stato Celeste Negarville, che collaborò alla sceneggiatura del film e che poteva conoscere i versi di Majakovskij, ad aver suggerito questa battuta. Continua a leggere «Una rapinosa infilata di porte»: Angelo Maria Ripellino ed Ettore Lo Gatto

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)