Brevi note sulla poesia n. 38 di “Notizie dal diluvio”

Author di Maria Antonietta Allegrini e Alberta Rossi

38.

Con bianche stelle di gesso pentagonali

dipinte sulle orbite,

cantavano spaurite e come in bilico.

E un albero triangolo, tutto azzurro, girava,

sospeso a un filo.

E la giovinezza porgeva i teneri palmi,

e la vecchiezza inghiottiva le lacrime.

Cantavano meste kolende polacche,

lunghe dita-candele cantavano,

lunghi occhi sgomenti, baccelli di labbra,

spallucce attònite, ignare del male,

soffiava il vento quella sera, era sabato,

un gelido vento arrogante, boreale.

Da A. M. Ripellino, Notizie dal diluvio (Einaudi 1969)

Era il dicembre del 1968. Come ogni anno, l’Istituto di Filologia Slava dell’Università “La Sapienza aveva” organizzato una festa prenatalizia a cui partecipava tutto l’Istituto: professori, allievi, la mitica bidella Marcella e la bibliotecaria Cassia Papić. Noi studenti recitavamo poesie, scene e sketch teatrali, leggevamo brani di prosa nelle varie lingue slave. Continua a leggere Brevi note sulla poesia n. 38 di “Notizie dal diluvio”

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

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Cent’anni fa oggi: Ela (e famiglia) nei versi di Angelo Maria Ripellino

Author di Alessandro Fo

OLGA  Un anno fa oggi morì nostro padre. Cinque maggio, il tuo onomastico, Irina. Che freddo! Che neve! Io credevo di non arrivare alla sera. Tu eri morta, disfatta. È passato un anno e ce ne ricordiamo appena.

Così la struggente battuta iniziale di Tre sorelle di Čechov[1]. Proiettandoci idealmente verso il 4 dicembre, noi, di anni, ne contiamo oggi cento, non dalla scomparsa, ma dalla nascita del grande poeta che onoriamo. E tuttavia oggi è il 23 ottobre del 2023. Questo significa, contestualmente, che domani, 24 ottobre 2023, saranno cento e uno anni da che a Praga nacque colei che sarebbe stata sua sposa, Elisa (ma, per tutti, Ela) Hlochová. E che dopodomani, 25 ottobre 2023, ricorrerà il loro anniversario di matrimonio: il settantaseiesimo. Non «è passato un anno», dunque, ma ne sono passati cento e uno, cento, settantasei… non importa: certo non si può dire, con la Olga di Čechov, che «ce ne ricordiamo appena». E di questo va innanzitutto ringraziata «La Sapienza» Università di Roma, che con ben due manifestazioni, e soprattutto grazie al costante impegno di Rita Giuliani, ha voluto quest’anno ricordare Angelo Maria Ripellino e il suo mondo[2]. Continua a leggere Cent’anni fa oggi: Ela (e famiglia) nei versi di Angelo Maria Ripellino

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Il parapiglia, l’equilibrio e il lessico familiare nelle “Storie del bosco boemo”

Author di Giuseppe Traina

Le intenzioni e i risultati conseguiti nel libretto del 1975 Storie del bosco boemo[1] sono già stati chiariti da un’autoesegesi esaustiva consegnata da Angelo Maria Ripellino alla quarta di copertina e a due importanti interviste (ma forse bisognerebbe definirle conversazioni) con Corrado Bologna e Rosella De Vito[2]; e d’altra parte la postfazione di Antonio Pane all’edizione aumentata del 2006[3] (ma anche qualche suggestione offerta da un intervento di Giacinto Spagnoletti, pronunciato al convegno acese del 1981)[4] ha disvelato il fittissimo gioco di allusioni, citazioni, echi e sberleffi che Ripellino ha nascosto, come al solito, sotto la lettera del testo. Continua a leggere Il parapiglia, l’equilibrio e il lessico familiare nelle “Storie del bosco boemo”

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Le Fiandre di Ripellino

Author di Antonio Pane

In una lettera a Guido Davico Bonino (26 settembre 1971) Ripellino scrive: «Ti prego di voler tenere in considerazione un certo rallentamento del mio lavoro, perché, nonostante un’estate di riposo nelle Fiandre, i miei nervi sono alquanto in disordine, e sto tentando varie cure per rimetterli in sesto»[1]. Il reperto ci dà notizia di un lungo soggiorno[2] che si riverbera in vario modo nell’opera di Ripellino: precisamente in un gruppo di poesie di Sinfonietta, nel capitolo 72 di Praga magica, in due recensioni librarie apparse su «L’Espresso» e in due capitoli (Parapiglia e Manichinia) di Storie del bosco boemo. Questo ventaglio di scritture getta una luce su un episodio biografico non altrimenti testimoniato, ci consente di ripercorrerne, per così dire, le piste e insieme di seguire le sorti, le singolari declinazioni di un tema “incontrato per strada”, figlio del caso, frutto di una stagione di ozi obbligati[3]. Continua a leggere Le Fiandre di Ripellino

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Rec. di Angelo Manitta, “La Regina di Saba – La Reine de Saba” (Il Convivio 2023)

Author di Carmine Chiodo

Angelo Manitta è senz’altro una presenza assidua e importante nella cultura, nella letteratura e nella poesia del nostro tempo, com’è attestato dalla sua produttiva attività letteraria e poetica nonché per il suo impegno profuso nel campo dell’editoria: tra le altre cose, ha fondato due importanti riviste, rispettivamente di poesia e di letteratura.

Come poeta, oltre che come penetrante critico letterario, è autore di varie e lodate sillogi poetiche, tra cui il poema Big bang. Canto del villaggio globale del 2018, in 108 canti. Ora, con La Regina di Saba si riconferma un poeta di tutto rispetto e mostra la propria fine cultura e sensibilità di uomo e di poeta nell’affrontare, come in precedenza, la condizione esistenziale, guardando al mito, alla storia e rivisitando pure la poesia classica. Continua a leggere Rec. di Angelo Manitta, “La Regina di Saba – La Reine de Saba” (Il Convivio 2023)

(fasc. 49, 31 ottobre 2023, vol. II)

Brevi note sulla poesia n. 38 di “Notizie dal diluvio”

Author di Maria Antonietta Allegrini e Alberta Rossi

38.

Con bianche stelle di gesso pentagonali

dipinte sulle orbite,

cantavano spaurite e come in bilico.

E un albero triangolo, tutto azzurro, girava,

sospeso a un filo.

E la giovinezza porgeva i teneri palmi,

e la vecchiezza inghiottiva le lacrime.

Cantavano meste kolende polacche,

lunghe dita-candele cantavano,

lunghi occhi sgomenti, baccelli di labbra,

spallucce attònite, ignare del male,

soffiava il vento quella sera, era sabato,

un gelido vento arrogante, boreale.

Da A. M. Ripellino, Notizie dal diluvio (Einaudi 1969)

Era il dicembre del 1968. Come ogni anno, l’Istituto di Filologia Slava dell’Università “La Sapienza aveva” organizzato una festa prenatalizia a cui partecipava tutto l’Istituto: professori, allievi, la mitica bidella Marcella e la bibliotecaria Cassia Papić. Noi studenti recitavamo poesie, scene e sketch teatrali, leggevamo brani di prosa nelle varie lingue slave.

Ripellino amava molto queste festicciole accademico-natalizie, durante le quali, nei primi anni, gli studenti erano soliti addirittura fargli dei regali. Lui ricambiava la loro dedizione con giudizi entusiastici. Ha ricordato la moglie Ela: «non faceva che vantare le studentesse del suo istituto, parlandoci sempre a tavola, e con enfasi, direi per lo meno sproporzionata, della loro bravura e straordinaria intelligenza»[1].

Quell’anno eravamo solo in tre iscritte al corso di Lingua e letteratura polacca e la nostra lettrice, Irena Mamczarz, convinse me, Alberta e Diana di Biase a cantare alcune kolende, canti natalizi polacchi, del tipo Tu scendi dalle stelle e Adeste fideles. Avremmo dovuto tenere in mano una bacchetta con in cima una stella. Ho detto «ci convinse» perché eravamo molto timide, impacciate, restie a parlare in pubblico, figuriamoci a cantare!

Il Professor Ripellino nei suoi versi descrive splendidamente la nostra emozione e il nostro imbarazzo. Le stelle, invece di metterle sulle bacchette, le avevamo dipinte di bianco intorno agli occhi e, poiché l’emozione era grande, per non dimenticare il testo, lo avevamo scritto su foglietti di carta bianchi, lunghi e stretti, che tenevamo in mano come fossero bacchette. Erano venuti dei nostri amici e tutti ci applaudirono con grande entusiasmo alla fine del canto. Era presenta anche il Professor Giovanni Maver, il grande filologo slavo ormai in pensione, che non trattenne le lacrime perché le nostre kolende gli avevano fatto tornare in mente la sua giovinezza trascorsa in Polonia.

Al soffitto era sospeso a un filo un albero di Natale tutto azzurro, costruito con due triangoli di compensato incastrati fra loro, con dei buchi tondi di diversa grandezza, come fossero decorazioni natalizie. Lo aveva realizzato il nostro amico Alessandro Cogliati Dezza, che in seguito è diventato il marito di Alberta.

Era una gelida sera d’inverno.

  1. E. Hlochova, Variazioni su un tema grigio, Padova, Rebellato, 1972, p. 67.

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

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Angelo Maria Ripellino e Aleksandr Blok

Author di Martina Morabito

Un rigoglio di accese somiglianze

Blok: un’«immagine nordica» da «marinaio di navi scandinave»[1], ancorato al suo russo tempo febbrile, e che però nel diario annota greve «io sono nato nel Medioevo»[2], e «oggi ho visto il mio ritratto nella pagina di un libro antico e mi sono rattristato»[3]. Blok dalle molte vite, abitante di molteplici mondi: «mondo terribile»[4], «mondo d’argilla»[5], «mondo sublunare»[6], «mondo selvatico»[7], senza fari a baluginare intorno. Eppure, mondo di «prati in fiore»[8], di «cielo con stelle»[9], di betulle e di lillà. Continua a leggere Angelo Maria Ripellino e Aleksandr Blok

(fasc. 50, 31 dicembre 2023, vol. II)

La poesia come patchwork: dal riferimento esplicito alla citazione nascosta nei versi dello “Splendido violino verde”

Author di Umberto Brunetti

Tra le numerose liriche che assumono una funzione di dichiarazione di poetica nel corpus ripelliniano particolare interesse assume la n. 45 dello Splendido violino verde, la penultima raccolta di Ripellino, pubblicata per Einaudi nel 1976. Al suo interno l’autore, prendendo forse spunto dall’Elogio della mano dello storico dell’arte Henri Focillon[1], afferma che, al contrario di quanto immaginato dagli altri, nel lavoro della scrittura non è stato il suo «pensiero» a effettuare il compito più estenuante, ma la «mano», definita in una climax ascendente «ciabatta», «sarta» e «operaia». Continua a leggere La poesia come patchwork: dal riferimento esplicito alla citazione nascosta nei versi dello “Splendido violino verde”

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Magia versus accademia: Angelo Maria Ripellino

Author di Sylvie Richterová

Se non avessi conosciuto Angelo Maria Ripellino, non avrei mai pensato di contrapporre il “magico” all’“accademico”. Non ho scelto io questo tema: mi si è imposto, costringendomi a cercarne le ragioni. La prima è che tutti noi che lo abbiamo conosciuto l’abbiamo considerato una perfetta personificazione di un misterioso contrasto tra magia e accademia. Ma anche come un’eccezionale unione: poeta e professore. La seconda ragione è che questo contrasto porta ispirazioni illuminanti riguardo alla profonda crisi culturale che stiamo vivendo oggi. Continua a leggere Magia versus accademia: Angelo Maria Ripellino

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)

Ripellino, Zabolockij e la poesia burlesca russa

Author di Claudia Scandura

Il mio primo incontro con Angelo Maria Ripellino è avvenuto nel lontano, mitico, autunno del 1968 nell’aula lunga e stretta dell’Istituto di Filologia slava, che allora si trovava alla città universitaria della Sapienza, al primo piano della Facoltà di Lettere e filosofia. Noi studenti, sette-otto al massimo, seduti intorno al lungo tavolo rettangolare, facevamo a gara per arrivare in anticipo e occupare i posti più vicini al professore che, incedendo regale lungo lo squallido corridoio, prendeva posto a capotavola, come una sorta di pater familias, e con la sua voce rotonda e ben impostata ci trasportava nel magico mondo delle sonorità russe, per lo più sconosciute alla maggior parte di noi. Continua a leggere Ripellino, Zabolockij e la poesia burlesca russa

(fasc. 50, 31 dicembre 2023)