Fra tenebra e tenebra. Osservazioni sui taccuini di Nicola Chiaromonte

Author di Ugo Perolino

L’atto di comunicare – si legge in un passaggio dei taccuini di Nicola Chiaromonte – discende da una sorta di «abnegazione verso l’esistenza comune»[1], dalla “fiducia in ciò che dura”. Conformata alla luce platonica dell’essenza e dell’idea, la parola si aliena dalle contingenze e menzogne della storia: la salvezza è altrove. Tutta la scrittura chiaromontiana sembra reggersi sulla forza di un gruppo di enunciati che hanno stabilità di assiomi: la fiducia in ciò che dura, l’opposizione inconciliabile tra l’ordine del discorso e quello degli eventi; l’evidenza che nulla, nel destino comune, si sottrae alla contingenza e tutto corrisponde all’inerzia della forza e del caos. Continua a leggere Fra tenebra e tenebra. Osservazioni sui taccuini di Nicola Chiaromonte

(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. II)

Chiaromonte, di scorcio

Author di Raffaele Manica

Varrà forse la pena, all’inizio di quest’intervento, schizzare con tratti rapidissimi la figura di Nicola Chiaromonte: ogni volta che occorre, si mette in evidenza qualche tratto diverso. Chiedo scusa ai conoscitori, ma è una ripetizione che non guasta.

Chiaromonte (1905-1972) è stato uno dei più grandi saggisti del nostro Novecento, di statura internazionale. Amico in gioventù di Alberto Moravia, a causa dell’esilio durante il fascismo, vissuto prima in Francia poi negli Stati Uniti, con l’Italia si trovò ad abbandonare anche l’italiano, scrivendo in francese e in inglese per importanti riviste. Gli argomenti toccati dai suoi scritti vanno dalla riflessione politica (fondamentali i suoi scritti sul fascismo e sulla natura dei regimi totalitari) alla meditazione filosofica, affidata soprattutto a taccuini e dedicata assai spesso ai greci antichi, con predilezione, oltre che per i filosofi, per i tragici: ogni mattina, come personale esercizio spirituale, Chiaromonte traduceva qualche pagina dal greco antico, prima di passare alla lettura dei giornali e alla sua passeggiata consueta, per poi tuffarsi negli impegni quotidiani. Questo una volta tornato in Italia, dopo lunghi anni di esilio, durante i quali è collaboratore di «Giustizia e Libertà» di Carlo Rosselli poi delle riviste newyorkesi del dissenso («Partisan Review», «politics»). Continua a leggere Chiaromonte, di scorcio

(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. II)

Variazioni bibliche nella poesia femminile del Novecento e oltre

Author di Stefania Segatori

«In poesia il sacro è donna», sostiene Alessandro Zaccuri[1], in occasione della pubblicazione dell’antologia Mille anni di poesia religiosa in Italia[2], evidenziando come continui a perdurare, fin dai tempi del “bisturi crociano”, un pregiudizio acceso da parte della critica nei confronti della letteratura religiosa. Talvolta invisibili nei manuali scolastici e ingiustamente ignorati dalla critica che conta, a questi intellettuali sembra spesso non venir data altra possibilità di interpretazione se non quella dell’etichetta di “scrittori cattolici”[3]. Prendere in considerazione la produzione poetica nella sua dimensione spirituale, scevri da ogni preconcetto, anche fosse una sola parentesi all’interno di un percorso più ampio di uno scrittore, è sempre utile, perché permette di ricostruire un “tempo intero”, di ripercorrere biografie gravide di senso e di valutare fino a che punto l’incontro con la Parola abbia fatto da cassa di risonanza nelle vicende dell’io lirico. Continua a leggere Variazioni bibliche nella poesia femminile del Novecento e oltre

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)

«Uccidere l’Angelo del focolare»: un riscatto per “donne zanzare” nella “Stanza” di Virginia Woolf

Author di Maria Panetta

Virginia Woolf è l’autrice del celebre saggio uscito nel 1929 e intitolato Una stanza tutta per sé (A room of one’s own), divenuto, negli anni, un testo-chiave della letteratura femminista.

Lo scopo dello scritto è quello di rivendicare la possibilità, per una donna, di essere ammessa a far parte di ambienti culturali fino a quel momento riservati soltanto all’universo maschile: l’opera, infatti, è ambientata in un’università, lo sconosciuto ateneo di Oxbridge (il cui nome, in tutta evidenza, richiama e coniuga quelli assai prestigiosi di Oxford e Cambridge). Continua a leggere «Uccidere l’Angelo del focolare»: un riscatto per “donne zanzare” nella “Stanza” di Virginia Woolf

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)

La “via stretta alla politica” di Nicola Chiaromonte

Author di Cesare Panizza

In quello straordinario viatico per la comprensione del nostro Novecento che è Il Cavallo e la Torre[1], ripercorrendo la propria biografia, Vittorio Foa rievoca la precoce scelta di fare dell’impegno politico la dimensione pressoché totalizzante della sua esistenza con l’immagine della “via stretta alla politica”. “Stretta” perché imboccarla nell’Italia fascista equivaleva prima o poi a condannarsi a una sorta di automutilazione sociale, anche al di là dei costi – il carcere (come appunto accadde a Foa), il confino, l’esilio o la perdita della vita – che essa avrebbe potuto esigere. Continua a leggere La “via stretta alla politica” di Nicola Chiaromonte

(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. II)

Note su Nicola Chiaromonte, “Lo spettatore critico. Politica, filosofia, letteratura” (2021)

Author di Leonardo Casalino

La forza del pessimismo

Chi è stato Nicola Chiaromonte? Scrive Raffaele Manica:

Un intellettuale o, se si preferisce, un umanista fuori dall’umanesimo, in una società disgregata prima dai totalitarismi, poi dalle storture della tecnica e del rapido deterioramento della democrazia, infine invasa da troppo conformismo per potervi scorgere qualche residuo margine di verità sul quale tessere il discorso[1].

E più avanti, sempre nella sua Nota introduttiva cita una frase di Chiaromonte tratta dal Dialogo su Solzhenitsyn con Gustavo Herling:

D’altronde io credo che, oggi come oggi, il peggior nemico dell’umanità sia l’ottimismo, in qualsiasi forma esso si manifesti. Esso, infatti, equivale puramente e semplicemente al rifiuto di pensare, per paura delle conclusioni a cui si potrebbe giungere[2].

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(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. II)

La provincia di Luciano Bianciardi

Author di Federico Masci e Riccardo Innocenti

«La scoperta della provincia»: itinerario di una formazione [di F. Masci]

Nella letteratura italiana del Novecento la provincia può rappresentare, da una parte, un concetto capace di identificarsi in «una costruzione del pensiero, una convenzione socioculturale più che una specifica entità territoriale»[1], ma dall’altra può testimoniare una particolarità «da misurarsi non tanto sul metro delle distanze chilometriche quanto sulla base del ritardo accumulato rispetto alle trasformazioni ‒ mode, idee, tecnologie, cultura ‒ avviate dai grandi centri della modernità»[2]. Continua a leggere La provincia di Luciano Bianciardi

(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. I)

• categoria: Categories Letture critiche

Italianità di un anarchico. Il Risorgimento nella narrativa storica di Luciano Bianciardi

Author di Sandro de Nobile

La narrativa di Luciano Bianciardi può essere schematizzata suddividendola in due grandi filoni: quello pseudo-autobiografico, attraverso cui l’autore racconta le vicissitudini del lavoratore “quartario”, ovvero dell’intellettuale integrato al meccanismo di produzione capitalistico; e quello risorgimentale, coerente sul piano tematico ma composito su quello estetico. Continua a leggere Italianità di un anarchico. Il Risorgimento nella narrativa storica di Luciano Bianciardi

(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. I)

Alla ricerca del genere letterario: poetica della mediazione e “narrativa integrale” nella trilogia di Luciano Bianciardi

Author di Daniel Raffini

«Guarda che nel libro sono pochissime le cose non vere»[1]: così scrive Luciano Bianciardi in una lettera del 18 ottobre 1962 all’amico Mario Terrosi, riferendosi a La vita agra. La predilezione per il vero va legata senz’altro alla lunga fedeltà al giornalismo, attività a cui Bianciardi si dedica a partire dal 1952 e per tutta la vita, scrivendo «quasi mille articoli su una trentina di testate diverse»[2]. Negli scritti giornalistici di Bianciardi anteriori al suo esordio di narratore è possibile rintracciare molte delle scene e dei temi che saranno al centro dei suoi romanzi. La letteratura arriva, insomma, dopo un periodo di apprendistato sulla realtà. Il passaggio dalla scrittura dal vero alla scrittura di finzione sarà graduale e mai completo; anzi, potremmo dire che proprio su questo confine Bianciardi resterà in bilico come un funambolo per tutta la sua vita. La tensione verso un difficile equilibrio tra spinte contrapposte è ciò che caratterizza la ricerca letteraria di Bianciardi e che si rispecchia nel suo percorso di scrittore e nella sua poetica. Continua a leggere Alla ricerca del genere letterario: poetica della mediazione e “narrativa integrale” nella trilogia di Luciano Bianciardi

(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. I)

“Mi son fatto uom di penna”: funzione ideologica e ibridismo formale in “La battaglia soda” di Bianciardi

Author di Cinzia Gallo

Mi son dunque fatto uom di penna, con ben poca bravura ma almeno con netta la coscienza che può anche quella servire al bene della patria, quando sia adoprata ben aguzza e intinta nell’inchiostro della verità, perché la storia non s’arresta, e se gli anni e le forze non mi basterebbero più oramai a scendere sul campo, e la sciabola e il revolver son lì tra i trofei […] poss’io ben infiammare con lo scritto l’animo dei giovani alle battaglie future. […] Mi son fatto uom di penna e l’adopro come meglio so per propagare la verità e l’amore d’Italia […][1].

Con queste parole, Bianciardi assegna allo scrivere una funzione ben precisa, corrispondente, all’incirca, alla funzione ideologica di cui parla Genette[2], ma anche, quasi, sostitutiva dell’azione, come aveva affermato Alfieri nel trattato Della tirannide. Rivolgendosi alla libertà, Alfieri diceva, infatti:

io, che per nessun’altra cagione scriveva, se non perché i tristi miei tempi mi vietavan di fare; io, che ad ogni vera incalzante necessità, abbandonerei tuttavia la penna per impugnare sotto il tuo nobile vessillo la spada; ardisco io a te sola dedicar questi fogli[3].

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(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. I)