L’atto di comunicare – si legge in un passaggio dei taccuini di Nicola Chiaromonte – discende da una sorta di «abnegazione verso l’esistenza comune»[1], dalla “fiducia in ciò che dura”. Conformata alla luce platonica dell’essenza e dell’idea, la parola si aliena dalle contingenze e menzogne della storia: la salvezza è altrove. Tutta la scrittura chiaromontiana sembra reggersi sulla forza di un gruppo di enunciati che hanno stabilità di assiomi: la fiducia in ciò che dura, l’opposizione inconciliabile tra l’ordine del discorso e quello degli eventi; l’evidenza che nulla, nel destino comune, si sottrae alla contingenza e tutto corrisponde all’inerzia della forza e del caos. Continua a leggere Fra tenebra e tenebra. Osservazioni sui taccuini di Nicola Chiaromonte
(fasc. 45, 25 agosto 2022, vol. II)