Trimestrale indipendente fondato da Maria Panetta e Matteo Maria Quintiliani
Periodico scientifico delle aree 10, 11 e 14 ANVUR
Classe A per la Critica letteraria e le letterature comparate (10/F4) Direttrice responsabile: Maria Panetta Comitato scientifico: Nunzio Allocca, Romana Andò, Lorenzo Arnone Sipari, Cinzia Bellone, Paolo Borioni, Claudia Carmina, Daniela Carmosino, Rosario Castelli, Riccardo Cepach, Valerio Cordiner, Paolo D'Angelo, Valeria Della Valle, Alessandro Gaudio, Renata Gravina, Donatella La Monaca, Matteo Lefèvre, Marco Leone, Daniela Mangione, Stefania Mazzone,
Domenico Renato Antonio Panetta (1933-2025), Italo Pantani, Giovanni Paoloni, Ernesto Paolozzi (1954-2021), Giorgio Patrizi (1949-2023), Rosalia Peluso, Ugo Perolino, Patricia Peterle, Paolo Procaccioli, István Puskás, Giulio Savelli, Luca Serianni (1947-2022), Alessandro Simoncini, Paolo Squillacioti, Giuseppe Traina, Sebastiano Triulzi, Renata Viti Cavaliere Comitato editoriale:
Anna Oppido (1945-2023), Maria Panetta, Sebastiano Triulzi
In questa sezione saranno accolti contributi originali, che delineino e analizzino figure e opere della contemporaneità letteraria o gettino nuova luce su autori, questioni e testi (non solo italiani) già studiati in passato, avvalendosi della bibliografia più recente o ponendo nuovi interrogativi in relazione a diversi ambiti d’indagine: alla ricerca di prospettive di analisi sinora trascurate e di itinerari critici mai battuti, e con un’apertura all’attualità, alla comparatistica e all’interdisciplinarità.
Nel vasto campo delle esperienze narrative che segnano l’epoca barocca, un caso singolare, su cui la critica si è espressa ormai da tempo con contributi decisivi1, è rappresentato dalle raccolte di novelle, le cui origini sono rintracciabili nelle forme e nelle possibilità offerte dai raggruppamenti di componimenti brevi medievali: si tratta di un complicato percorso che, nonostante alcune lunghe pause, attraversa le letterature di diversi paesi a cominciare dal Duecento per arrivare al Seicento, quando si registra la più alta presenza di novellieri e novelle alla spicciolata in varie realtà europee. Continua a leggere Una raccolta di novelle: “Historias peregrinas y ejemplares”, di Gonzalo de Céspedes y Meneses
Antonio Sbirziola è nato nel 1942 a Butera, in provincia di Caltanissetta, ed è l’autore di Un giorno è bello e il prossimo è migliore, edito da Terre di mezzo nel 2007, la seconda parte delle sue memorie (1977-1984) con la quale nel 2006 ha vinto il Premio Pieve di Saverio Tutino: la prima, Povero, onesto e gentiluomo, è uscita per Il Mulino nel 2012.
L’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano si è interessato alla sua scrittura autobiografica di maniscalco e saldatore, emigrato in Australia nel 1961, in cerca di un futuro migliore: dell’intervista che ci ha rilasciato giorni fa, ad agosto, abbiamo volutamente deciso di conservare certe marche dell’oralità, alcuni tratti sintattici caratteristici, influenzati anche da certe cadenze dialettali, e qualche inglesismo dovuto al suo risiedere da svariati anni a Sidney. Continua a leggere Intervista ad Antonio Sbirziola: storia d’un povero, onesto gentiluomo
Come è noto, parecchie sono le storie della letteratura italiana, realizzate con i più svariati approcci ermeneutici, analitici, critici, aderenti a questa o a quella tendenza (storiografica, estetica, ideologica ecc.). In tempi recenti si sono fatti numerosi tentativi di trattare la scrittura muliebre1. Per un motivo o per l’altro, a mio parere nessun tentativo è riuscito a darci una dettagliata storia della nostra letteratura femminile, dall’origine al postmodernismo. Continua a leggere Scrittrici partenopee postmoderne
Esemplare della prima edizione del 1922, L.10
(Collezione privata di «Diacritica»)
Guido Sironi, tenente del 214° reggimento fanteria, brigata Arno, fu catturato a Passo Zagradan tra il 25 e il 26 ottobre 1917.
Il suo I vinti di Caporetto (edito nel 1922; cfr. Fig. n. 1) reca il sottotitolo Ricordi di prigionia: nella breve premessa, l’autore ci tiene a precisare che il volume «non ha nessuna intenzione letteraria, ma vuol essere soltanto un documento per la storia completa della grande guerra»1. Aggiunge di aver «tentato di mettere in luce» sia la vita esteriore sia quella interiore dei prigionieri di guerra e di aver «descritta la verità umana, senza veli», resistendo alla «facile tentazione di dare un colore eroico alle nostre mediocri vicende». I suoi ricordi sono dedicati a Paolo Wilmant, compagno di battaglia e di prigionia sepolto a Cellelager, e a Renzo Vitrotti, concittadino che condivideva con lui «ideali di italianità onestamente professati»2 e che, per Sironi, simboleggia tutti i prigionieri di guerra «ingiustamente dimenticati». Altri due punti della breve Prefazione sono degni di nota: l’affermazione che «nel ricordo dei morti sentono di nobilitarsi anche i vivi, reduci dal martirio», che rammenta il dissidio interiore di tante pagine di Primo Levi sulla sindrome del “sopravvissuto”; e il ringraziamento finale a Giuseppe Talamoni (1886-1968), l’artista monzese che illustrò le pagine del cosiddetto “diario”, regalando all’«arido mio racconto la suggestiva vibrazione di una memore poesia. Di questa suggestione io non ho alcun merito», un modo di ribadire ulteriormente la finalità non artistica del proprio libro, da parte dell’autore. Curioso, però, che il primo ricordo del capitolo iniziale, intitolato La battaglia, quello dell’8 ottobre 1917, esordisca così: «Giornate piovose»3, frase ellittica di verbo seguita da un a capo evocativo. Continua a leggere “I vinti di Caporetto” di Guido Sironi: tecniche narrative e strategie retoriche
L’incremento di studi, dovuto alla vasta organizzazione di convegni e dibattiti sulla Grande Guerra in occasione del centenario, ha portato a riflettere su posizioni critiche e ideologiche sul mito della Grande Guerra e sulle caratteristiche letterarie e strutturali delle opere che l’hanno raccontata. La memorialistica di guerra di Emilio Lussu e di Carlo Emilio Gadda, pur se profondamente diversa nelle due opere (basti dire che Lussu scrive venti anni dopo gli avvenimenti, mentre Gadda redige i suoi diari in presa diretta), offre la possibilità di esprimere alcune considerazioni su ciò che realmente è stata per gli italiani spediti al fronte l’esperienza bellica della prima guerra, il tutto inserito in un contesto di lettura e studio letterario più che storico, come è giusto che sia. Continua a leggere Lussu, Gadda e la demitizzazione della Grande Guerra
Da diversi anni il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento indaga, in seminari e pubblicazioni, la forma del romanzo nei suoi diversi elementi. L’ultimo volume, Comporre. L’arte del romanzo e la musica (collana «Labirinti», 156), che raccoglie i contributi del Quinto Seminario Internazionale di Studi organizzato nel 2012-2013, a cura di Walter Nardon e Simona Carretta, si dedica appunto all’analisi dei legami più profondi e meno scontati tra le due arti, guardando in particolare ai diversi modi in cui il romanzo ha preso a modello la musica (dal punto di vista tematico, stilistico e compositivo) e privilegiando il travaso di strutture e di forme da un’arte all’altra. Continua a leggere “Comporre” il romanzo. Conversazione con Simona Carretta
Vi è una corrente di poeti-scrittori liguri che disdegna il mare e resta a mezza costa, a raccontare la vita sui pendii, tra gli orti, negli anfratti dell’entroterra. Che si tratti del Ponente inquieto e liminale di Francesco Biamonti e di Nico Orengo, o del Levante sopra Lerici di Paolo Bertolani, il paesaggio resta quello, aspro, vivido, d’estate polveroso e assordante di cicale, ventoso e freddo d’inverno, sempre odoroso, tutto terra sudore e sapori. Continua a leggere “Racconto dei racconti” di Paolo Bertolani
Nella rielaborazione dei passi zibaldoniani operata da Leopardi per la composizione dei Pensieri, si possono individuare come tendenze prevalenti: l’oggettivazione, la riduzione dell’“io” autobiografico a favore di un “tu” indeterminato o di un “noi” generico, la mutazione in enunciazione impersonale di originarie brevi drammatizzazioni e la soppressione di parti narrative1. Il passaggio delle riflessioni dallo Zibaldone ai Pensieri consiste generalmente in «sfrondamento e condensazione delle pagine del diario, verso una perfezione aforistica»2. Tuttavia nei Pensieri un certo margine di soggettività resta ineliminabile. Continua a leggere Soggettività e oggettività nei “Pensieri” di Leopardi
La memoria come ossessione, la biografia come ostacolo, la narrazione come ossessione e ostacolo contemporaneamente. John Updike diceva che Grass invece di scrivere romanzi inviava dispacci. Continua a leggere Omaggio a Günter Grass
Nella poliedrica produzione di Antonio Moresco ci sono due romanzi che spiccano per vastità e che lo stesso autore ha definito «l’opera principale della mia vita di scrittore»1: si tratta degli Esordi e di Canti del caos. Essi, entrambi tripartiti, costituiscono parte di una trilogia la cui terza opera, uscita il 10 marzo 2015 per Mondadori, si intitola Gli increati.
Tra i vari elementi dei due romanzi, è sicuramente interessante soffermarsi sulla natura dei numerosi personaggi che vi appaiono, e in particolar modo delle due figure chiave della narrazione: il Matto e il Gatto2. Continua a leggere Il Cristo di Antonio Moresco