Pensa il risveglio, seconda opera narrativa di Alessandro Cinquegrani, è un romanzo che indubbiamente chiede molto al suo lettore. Continua a leggere Recensione di Alessandro Cinquegrani, “Pensa il risveglio”
(fasc. 43, 25 febbraio 2022)
Trimestrale indipendente fondato da Maria Panetta e Matteo Maria Quintiliani
Periodico scientifico delle aree 10, 11 e 14 ANVUR
Classe A per la Critica letteraria e le letterature comparate (10/F4)
Direttrice responsabile: Maria Panetta
Comitato scientifico:
Nunzio Allocca, Romana Andò, Lorenzo Arnone Sipari, Cinzia Bellone, Paolo Borioni, Vincenzo Caputo, Alberto Carli, Claudia Carmina, Daniela Carmosino, Rosario Castelli, Riccardo Cepach, Valerio Cordiner, Paolo D'Angelo, Antonio Rosario Daniele, Valeria Della Valle, Alessandro Gaudio, Renata Gravina, Donatella La Monaca, Matteo Lefèvre, Marco Leone, Daniela Mangione, Stefania Mazzone,
Domenico Renato Antonio Panetta (1933-2025), Italo Pantani, Giovanni Paoloni, Ernesto Paolozzi (1954-2021), Giorgio Patrizi (1949-2023), Rosalia Peluso, Ugo Perolino, Patricia Peterle, Paolo Procaccioli, István Puskás, Giulio Savelli, Andrea Scardicchio, Luca Serianni (1947-2022), Alessandro Simoncini, Paolo Squillacioti, Giuseppe Traina, Sebastiano Triulzi, Renata Viti Cavaliere
Comitato editoriale:
Anna Oppido (1945-2023), Maria Panetta, Sebastiano Triulzi
Questa sezione è dedicata a recensioni, per lo più di libri, di vario argomento e genere letterario, italiani e stranieri, classici e contemporanei, e mira a fornire informazioni puntuali nonché valutazioni motivate e argomentate sulle pubblicazioni prese in esame, talora suggerendo spunti per una loro interpretazione critica. Con il quarto fascicolo della rivista inauguriamo anche una sezione di recensioni di film.
Pensa il risveglio, seconda opera narrativa di Alessandro Cinquegrani, è un romanzo che indubbiamente chiede molto al suo lettore. Continua a leggere Recensione di Alessandro Cinquegrani, “Pensa il risveglio”
(fasc. 43, 25 febbraio 2022)
Negli ultimi quarant’anni si è assistito da parte di molti scrittori – e in conseguenza anche nella critica e nella teoria letteraria – a un aumento di interesse verso la componente spaziale della narrazione: è quello che, in ambito non solo letterario, è stato definito come spatial turn. A partire dagli anni Ottanta gli scrittori si sono dedicati maggiormente alla rappresentazione dei luoghi, in risposta all’omologazione portata dalla mutazione antropologica e alla perdita di uno sguardo partecipato sui luoghi che si è avuta con l’avvento del turismo di massa. L’altra grande tendenza delle scritture degli ultimi quarant’anni è l’irruzione forte della componente memoriale. Entrambe le tendenze sono rappresentate, seppur con vari elementi originali, nell’opera di Vincenzo Consolo, su cui Ada Bellanova presenta un nuovo studio con il suo libro Un eccezionale Baedeker. La rappresentazione degli spazi nell’opera di Vincenzo Consolo (Mimesis 2021). Continua a leggere Recensione di Ada Bellanova, “Un eccezionale baedeker. La rappresentazione degli spazi nell’opera di Vincenzo Consolo”
(fasc. 43, 25 febbraio 2022)
«È raro trovare nel dialetto medio la capacità di passaggio dall’essere in un ambiente, all’esistere in un ambiente, fino a renderlo oggettivamente visivo, acustico – con tutti i suoi sapori dentro una poesia che non ne è semplicemente parte ma lo riflette», scriveva Pasolini nel 1952. Al destino dell’inadempienza a esistere della «convenzione dialettale», della sua «incapacità di riflessione», così descritta da Pasolini (è la nota che introduce il prezioso volumetto Il fiore della poesia romanesca curato da Leonardo Sciascia), a tale destino sfugge senz’altro la poesia del Giuseppe Cinà del volume dal titolo A macchia e u jardinu, opera prima pubblicata dall’editore Manni (2020). Continua a leggere Recensione di “A macchia e u jardinu”/”La macchia e il giardino” di Giuseppe Cina
(fasc. 42, 31 dicembre 2021)
Questo libro di poesia, Il sodalizio con gli specchi, è di notevole spessore interiore e poetico e nel contempo presenta un’articolazione linguistica originale che si accompagna a varietà tematica. Una raccolta molto omogenea nella struttura e nella forma, pure contrassegnata da diverse mutazioni metriche e ritmiche come da un uso linguistico che presenta termini comuni, quotidiani, ma anche colti o di uso poco comune: ciò si spiega col fatto che il poeta attaglia di volta in volta il suo linguaggio, il suo lessico, il ritmo alle situazioni che presenta e specifica. Come pure, ancora, bisogna tenere presente la posizione delle parole, dei sostantivi, dei verbi, dei pochissimi aggettivi, che fanno del Sodalizio con gli specchi, lo ripeto, una raccolta molto originale in tutti i sensi. Continua a leggere Recensione di Maurizio Soldini, “Il sodalizio con gli specchi”
(fasc. 41, 5 dicembre 2021)
La consapevolezza del proprio valore, che secondo i canoni della magnanimitas Dante non nega mai a se stesso nelle sue opere, non lo indusse purtroppo a compiere, per le sue Rime, quell’operazione, se vogliamo molto concreta e persino artigianale, che mezzo secolo dopo avrebbe messo in campo Francesco Petrarca: ad allestire, cioè, un manufatto, un codex, che riunisse in modo inoppugnabile la propria produzione lirica, garantendone in questo modo la genuina paternità. Continua a leggere Recensione di M. Veronesi, “Folli pensieri e vanità di core. Trentuno poesie attribuite a Dante”
(fasc. 41, 5 dicembre 2021)
Pavese, sin dagli anni giovanili, fa coincidere il “mestiere di vivere” con il “mestiere di scrivere”, così come mostra il prezioso volume curato da Ivan Tassi, che raccoglie tutti i diari dello scrittore piemontese dal 1922 al 1950 – al più noto Mestiere di vivere, scritto tra il 1935 e il 1950, si aggiungono Un viaggio felicissimo (1922), Frammenti della mia vita trascorsa (1926-1928) e Il taccuino segreto (1942-1943). Continua a leggere Recensione di Cesare Pavese, “Il mestiere di vivere”
(fasc. 41, 5 dicembre 2021)
L’editore Robin di Torino, dopo aver pubblicato, nel 2019, La falce di Edoardo Calandra, torna a promuovere la lettura delle opere dello scrittore piemontese, dando alle stampe I Lancia di Faliceto, riprendendo dalla sua prima e unica edizione del 1886 anche la Prefazione di Giuseppe Giacosa e le illustrazioni dell’autore. Continua a leggere Recensione di Edoardo Calandra, “I Lancia di Faliceto”
(fasc. 41, 5 dicembre 2021)
Ho studiato per venticinque anni Benedetto Croce e il periodo del fascismo, e non mi è mai capitato d’imbattermi in un libro simile a Scrivere a destra: un tassello importante sia per gli storici della letteratura sia per gli studiosi di storia contemporanea, perché mette l’accento e ricostruisce alcuni snodi fondamentali di quel periodo che pochi hanno messo in evidenza, indagato, ricostruito finora[1]. Continua a leggere Recensione di Antonio Di Grado, “Scrivere a destra. Vite narrate e vite perdute nel Ventennio nero”
(fasc. 41, 5 dicembre 2021)
In tempi frettolosi e digitali – oltretutto pandemici, drammatici e imperiosi – di diniego all’elegia, di dissidio con l’elegia – arriva ora questa balda, ispirata e ipersensibile memoria in progress di Henry Ariemma, a riconsacrarla, onorarla nello spartito e nell’ordito di un poemetto amoroso (noi così lo leggiamo, lo salutiamo in affinità), orchestrato e cadenzato in denso fervore di continuum: piccolo, nostalgico rito ma anche ondeggiante, sommossa Recherche di un Tempo Perduto, e infine Ritrovato, col suo giovane, trafelato ma impavido affanno. Continua a leggere Recensione di Henry Ariemma, “W.W. ovvero Dama maravigliosa”
(fasc. 40, 5 ottobre 2021)
Si dice che scrivere, per alcuni, sia un atto di fede. Per altri, addirittura, diventa una terapia, un balsamo per l’anima. Lo sa bene Kent Haruf, lo scrittore statunitense che ha lasciato questa vita terrena nel novembre del 2014, mentre era impegnato nella stesura della sua ultima fatica letteraria, un romanzo dal titolo tanto poetico quanto esplicativo delle sue intenzioni: Le nostre anime di notte. Haruf, infatti, colpito da un morbo incurabile che da lì a poco lo condurrà inesorabilmente alla morte, sente forte l’esigenza di concepire un romanzo fulmineo, una sorta di testamento, senza rinunciare, tuttavia, a dar vita a una storia ben congegnata e studiata in ogni singolo aspetto. Continua a leggere Recensione di Kent Haruf, “Le nostre anime di notte”
(fasc. 40, 5 ottobre 2021)