Carlo Cipparrone, scomparso tre anni fa (era nato nel ’34 a Cosenza), è stato un poeta dotato di una voce autonoma e originale che gli ha consentito di distinguersi in un panorama regionale che, negli ultimi trentacinque o quarant’anni, è più asfittico che mai. E non illudano premi, festival e concorsi organizzati a tamburo battente da circoli, gruppi e associazioni, e le centinaia di sillogi oggi stampate per lo più a spese degli autori da un manipolo di tipografi ed editori: la poesia, qui, è, ormai da tempo, stracciata, anzi proprio negata. Né l’assenza di una linea dominante può far credere a un universo poetico variegato. è del tutto vano farsi scudo dietro una profusione lirica mastodontica che, però, resta invisibile, rimane alla macchia e, nella maggior parte dei casi, giustamente. Da premesse simili partiva, ormai vent’anni fa, un bell’articolo del compianto Renato Nisticò cui per tanti motivi, ma soprattutto per la sua attualità, mi piace far riferimento. Si tratta di Deserto e disertori: la letteratura calabrese fuori di sé («Ora Locale − Lettere dal Sud», n. 24, marzo-aprile 2001). Continua a leggere Recensione di Carlo Cipparrone, “Crocevia del futuro”
(fasc. 39, 25 giugno 2021)
