La sequenza dei ventuno testi poetici dedicati ai poeti nella plaquette d’artista Visione di poeti di Luigi Paglia appare inconsueta nella poesia contemporanea; due antecedenti potrebbero essere rappresentati da alcune poesie di Borges e dalle undici brevi composizioni della Merini nella raccolta Vuoto d’amore, anche se le finalità e il tono quasi epigrammatico della poetessa appaiono diversi da quelli di Paglia, che vuole presentare una galleria di ritratti dei suoi poeti prediletti, alcuni conosciuti personalmente, coniugando il profilo biografico col significato profondo della loro opera, la descrizione dei luoghi e delle case con gli itinerari esistenziali, così che «il libretto si colloca a metà strada tra la biografia, la critica, la narrazione e la poesia, e tra la realtà e l’invenzione», come annota Paglia, che precisa anche che «Il genitivo del titolo del libretto (Visione di poeti), naturalmente, implica che essi siano oggetto e soggetto della visione: il loro mondo (poetico, ma anche biografico, sentimentale ecc.) visto da me, e come alcuni di essi vedono o hanno visto il mondo»; infatti, nella sequenza si registra spesso il cambiamento del punto di vista: da quello dell’io lirico (o narrante) a quello di alcuni dei personaggi poetici, in una sorta di identificazione, e ciò è evidente nelle poesie dedicate a Pavese e Volponi, ma anche lo sdoppiamento alternato di prospettive è realizzato nei testi riguardanti Lessing Zymborska, Mistral. Continua a leggere Recensione di Luigi Paglia, “Visione di poeti”
(fasc. 33, 25 giugno 2020)