Lascio dietro di me le cose che non comprendo, quelle che non posso cambiare, lo sguardo ostile di chi non ti conosce, le bottiglie di plastica, la città piena di assenza, i cellulari che rubano il tempo. […] Lascio la mia vita, per costruire un nuovo pezzetto di terra da abitare, da seminare e far fiorire. Imparo a stare, senza rimpianti, senza voler essere continuamente altrove. Questo è il mio onesto patto da onorare. Il mio piccolo contributo. (Pp. 13-15)
È ottobre. Una donna sconosciuta arriva nella baita in montagna dei suoi genitori, la stessa in cui andava quando era ancora bambina. Non si è portata molto dalla città: un bagaglio di ricordi e un cellulare, che decide di chiudere in un cassetto; pochi vestiti, perché molti sono ancora conservati nei vecchi mobili all’interno della casa. Ogni tanto, annota su un foglio delle riflessioni: racconta se stessa e il proprio passato, gli insegnamenti di suo padre, che, quando si arrabbiava, andava a far legna, ed è la prima cosa che decide di fare anche lei, ripercorrendone i passi e i pensieri, che scorrono in solitudine. Continua a leggere Recensione di Lorenzo Marone, “La donna degli alberi”
(fasc. 37, 25 febbraio 2021)