Dalla prima metà degli anni Ottanta del XIX secolo, la letteratura europea ha fatto i conti con una fittissima trama di rapporti, studi e ricerche che, non muovendosi in ambito accademico, avevano il coraggio di cogliere forme artistiche insuete, agevolandone la valorizzazione da parte della critica successiva. Di questa geografia letteraria estremamente dinamica faceva parte senz’altro Vittorio Pica, non troppo noto ma attivissimo intellettuale napoletano, amico e corrispondente di una fitta schiera di artisti e scrittori sia italiani sia stranieri, che in quegli anni si stava interessando a un nuovo modo di intendere la letteratura. In una città che registrava già la grande operosità di Matilde Serao, Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Giuseppe Mezzanotte, Federigo Verdinois e tanti altri ancora, Pica contribuì in maniera decisiva ad alimentare un clima effervescente che faceva di Napoli una capitale europea della cultura. Qui circolavano le prime testimonianze del Naturalismo e del Simbolismo francese, da Zola ai Goncourt, a Mallarmé, letteratura d’avanguardia che trovò in Pica un vero e proprio precursore. Continua a leggere Recensione di Giorgio Villani, “Un atlante della cultura europea. Vittorio Pica: il metodo e le fonti”
(fasc. 35, 11 novembre 2020)