Affinità-divergenze fra Cesare e il Pavese poeta Note in margine alle liriche giovanili (1919-29)

Autore di Liborio Pietro Barbarino

Premessa

La composizione di Lavorare stanca[1] è il «punto d’arrivo»[2] di un lungo apprendistato, che, mirando a Dante[3], Pavese fa partire dal suo «primo tentativo poetico […], una canzonetta politica uscitami di corpo a undici anni»[4]. Non molto tempo dopo questa confessione, il giovane Cesare proverà a mettere ordine nel selvaggio rigoglio di appunti lirici, sparsi con febbrile inchiostro su carta. Sfoghi è solo il primo esperimento in questo senso: seguiranno prove ed errori, fino al Blues della grande città, prima di approdare al sospirato esordio solariano. Discriminando queste da altre poesie a vario titolo estravaganti – attraverso strumenti propri della filologia, della linguistica, dell’ermeneutica – il presente lavoro ha come oggetto i tentativi di raccolta che precedono Lavorare stanca. Muovendo dal vaglio della tradizione testuale, abbiamo cercato di rilevare gli aspetti tecnici, insieme a temi, lemmi e immagini di questi iuvenilia: l’humus da cui miracolosamente germoglierà la vigorosa erba di Lavorare stanca. Continua a leggere Affinità-divergenze fra Cesare e il Pavese poeta Note in margine alle liriche giovanili (1919-29)

(fasc. 33, 25 giugno 2020)

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Sannazaro e Cariteo in alcuni sonetti onirici di Vittoria Colonna

Autore di Nicole Volta

Dando alle stampe nel 1558 il suo commento alle liriche di Vittoria Colonna, Rinaldo Corso riordinava i testi della poetessa in un liber in grado di istituire il percorso esemplare di un’anima[1]. Posponendo i sonetti di carattere spirituale a quelli amorosi, il commentatore andava legittimando una bipartizione che avrebbe goduto di estrema longevità, e che si sarebbe tradotta nell’edizione, oggi più che mai controversa, di Alan Bullock[2]. All’interno delle singole partizioni dell’opera, il criterio aggregativo diveniva poi quello per soggetti e temi, strutturando sequenze testuali prima frante e sparse nel corpus, ora evidenti nella declinazione di motivi comuni. L’edizione ebbe, dunque, il merito di evidenziare la presenza di alcuni nuclei tematici significativi rispetto al monolitico ripiegamento in sé della raccolta colonnese: tra questi si può annoverare la sequenza costituita dai sonetti XCIX-CII secondo la numerazione di Corso[3], corrispondente a una serie di sonetti intonati a temi onirici e notturni, variamente disposti da Bullock lungo il corpus delle cosiddette Rime amorose (prima sezione dell’edizione corrente, d’ora in poi per noi: A), ai numeri 14, 20, 68, 69. Continua a leggere Sannazaro e Cariteo in alcuni sonetti onirici di Vittoria Colonna

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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La circolazione estravagante di un sonetto di Nicola da Montefalco

Autore di Eliana Peroni

L’esperienza poetica di Nicola da Montefalco nasce e si sviluppa nell’ambito della cerchia di letterati perugini sostenuti dal mecenatismo e dalla protezione della famiglia Baglioni[1]. “Trombettino” di Braccio Baglioni, come egli stesso si definisce, il poeta, è autore di un canzoniere intitolato Filenico, nel quale canta dell’amore per Filena di Spello. Continua a leggere La circolazione estravagante di un sonetto di Nicola da Montefalco

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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Le rime su commissione di Niccolò Tinucci

Autore di Roberta Marcozzi

Un notaio rimatore

Nato a Firenze tra il 1390 e il 1391, Niccolò Tinucci dedicò gran parte della sua vita all’attività notarile (circa dal 1409 al 1422), e partecipò a importanti eventi del primo Quattrocento fiorentino, tra i quali spicca il ruolo svolto in occasione dell’esilio di Cosimo de’ Medici (settembre 1433). La sua attività politica appare tuttavia ambigua nei pochi documenti che la testimoniano: in particolare, alcune lettere inviate tra aprile e luglio del 1431 ad Averardo de’ Medici, cugino di Cosimo, in cui lo si vede «aizzare con subdole insinuazioni contro gli Albizzi Averardo e, per mezzo suo, anche Cosimo»; e l’Examina, del 1433, ossia la «Confessione […] quando fu esaminato dinanzi alla Signoria di Firenze ed al Magistrato degli Otto», in cui si trasforma in «accusatore aperto dei Medici, protestandosi sviscerato albizzesco»[1]. In seguito, sappiamo con certezza che dal 1442 al 1444 dimorò a Firenze, poiché nel 1442 e nel 1443 vi nacquero, dal secondo matrimonio con Itta, i figli Giovanni e Bartolomeo. Poco dopo, il 20 agosto 1444, Tinucci morì, sempre a Firenze. Continua a leggere Le rime su commissione di Niccolò Tinucci

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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Un caso di incrocio fra tradizione autorizzata e letteratura popolare: i “Sonetti e capituli” di Panfilo Sasso e un opuscolo sulle guerre di fine ’400

Autore di Massimo Malinverni

Lo studio della tradizione della produzione lirica di fine Quattrocento, segnatamente della temperie cortigiana settentrionale, rivela spesso incroci frequenti tra un filone per così dire “principale”, spesso autorizzato dall’autore e per lo più identificato da un’editio princeps a stampa o, più raramente, da un manoscritto autografo (o con valore di autografo), e un filone più marginale, in genere non autorizzato, rappresentato da miscellanee manoscritte o a stampa, a volte anche da opuscoli di carattere e diffusione francamente popolare. Questo contributo (che sottintende il lavoro in fieri per l’allestimento di un’edizione critica e commentata dei sonetti di Panfilo Sasso)[1] intende in particolare esemplificare quest’ultima fattispecie, concentrandosi sui rapporti e l’interazione fra la tradizione principale e un opuscolo di natura popolare. E pare innanzitutto opportuno, in limine, fornire alcuni brevi cenni biografici sull’autore, pure ben noto agli studiosi di lirica tardoquattrocentesca, e sui caratteri generali della tradizione delle sue opere volgari. Continua a leggere Un caso di incrocio fra tradizione autorizzata e letteratura popolare: i “Sonetti e capituli” di Panfilo Sasso e un opuscolo sulle guerre di fine ’400

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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La canzone “Or son pur solo” di Jacopo Sannazaro

Autore di Rita Bennardello

Sonetti et Canzoni di Jacopo Sannazaro (d’ora in poi SeC), scrigno di componimenti di notevole bellezza, è ancora tra i canzonieri quattrocenteschi che attendono un’edizione commentata che renda l’opera accessibile anche a un pubblico non specialista[1].

Ad oggi, solo alcune delle liriche sannazariane sono state oggetto di specifiche riflessioni o analisi puntuali[2]; l’attenzione degli studiosi è stata spesso rivolta a considerazioni di tipo macrotestuale, rese necessarie dalla particolare situazione editoriale della princeps, pubblicata nel 1530 a pochi mesi dalla morte di Sannazaro[3]. In particolare, all’interno del macrotesto sannazariano poca attenzione è stata riservata alla canzone 41, Or son pur solo, e non è chi mi ascolti, che pure a una lettura attenta costituisce un nodo centrale nello sviluppo narrativo della raccolta. Continua a leggere La canzone “Or son pur solo” di Jacopo Sannazaro

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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Un sirventese etico-religioso di Jacopo Sanguinacci

Autore di Davide Esposito

Il testo che andremo ad analizzare rappresenta un interessante caso di sirventese di argomento morale-religioso, nel senso che la forma metrica in questione, generalmente deputata a ospitare tematiche di natura storico-politica o, per l’appunto, morale, viene qui piegata ad assumere contorni più specificatamente religiosi, conformemente alla notevole libertà mostrata dal Sanguinacci nella gestione di tale metro, spesso da lui utilizzato anche per trattare la materia amorosa (cfr. i capitoli quadernari vi, ix, xviii, xix, xxi, xxii, xxiii)[1]. Infatti, in analogia con quanto avviene nella canzone vii (Padre del cielo, re degli emisperi), il poeta si rivolge direttamente a Dio, qui rappresentato come «virtù superna» (v. 1)[2]. Continua a leggere Un sirventese etico-religioso di Jacopo Sanguinacci

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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Proposte per un approccio teorico alla filologia

Autore di Salvatore Alessandro Scibetta

Filologia stricto e lato sensu

La filologia ha una storia antica, che si può far risalire all’ellenismo (almeno per quanto riguarda la filologia occidentale). A partire dai filologi alessandrini, attraversando i secoli, grazie all’opera di studiosi che, da Valla a Vico, da Spinoza a Foucault, da Wolf a Wilamowitz, da diversi e a volte opposti punti di vista si sono dedicati allo studio dei testi del passato, la filologia è giunta sino a noi come disciplina regina degli studi classici e storico-letterari in generale. Ma cosa effettivamente intendiamo quando ci riferiamo alla filologia non è sempre chiaro. La filologia, infatti, a volte è intesa come una disciplina a sé stante, a volte come un insieme di metodi presi in prestito da altre discipline. Continua a leggere Proposte per un approccio teorico alla filologia

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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Filigrane petrarchesche nel “Libro delle rime” di Franco Sacchetti

Autore di Antonio Di Silvestro

Premessa

La storia di quel singolare “anticanzoniere” che è il Libro delle rime, raccolta di testi in versi (ma non solo) consegnata al ms. Laurenziano Ashburnham 574, si colloca in quella particolarissima e complessa storia della ricezione tre-quattrocentesca di Petrarca che ha nella stessa attività di copia un gesto di valorizzazione del modello, di consacrazione dell’auctoritas. L’esegesi del Petrarca volgare, iniziata già dopo la morte dell’autore nel 1374-75 ad opera di Luigi Marsili (monaco agostiniano che all’erotologia preferisce la poesia politica di Italia mia e O aspectata in ciel)[1], quando dunque Sacchetti non aveva ancora iniziato a riversare i propri testi in quel curioso manufatto[2] a metà tra la «copia in bella» e l’«esemplare di servizio»[3], è a quest’altezza cronologica un’esegesi prevalentemente “poetica”, fatta di biografie ma anche di omaggi in versi[4], spesso estesi alle altre due “corone”. Continua a leggere Filigrane petrarchesche nel “Libro delle rime” di Franco Sacchetti

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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Una postilla sulla data di nascita di Pier Angelo Fiorentino

Autore di Lorenzo Arnone Sipari

Un articolo apparso di recente sul «Mattino» di Napoli è ritornato sull’attribuzione ad Alexandre Dumas padre del Conte di Montecristo[1]. Tale tema è, invero, assai datato, essendo stato variamente trattato fin dal 1845, in particolare dalla pubblicazione di un pamphlet di Eugène de Mirecourt[2].

In Italia, peraltro, nella seconda metà dell’Ottocento, il medesimo oggetto è rientrato in una nota querelle che ha contrapposto lo stesso Dumas a Francesco De Sanctis, più che altro insistentemente portata avanti, come ha evidenziato Benedetto Croce, dal romanziere francese. Nell’illustrarne i contenuti, il filosofo ha collocato la vicenda nella sfera di una leggenda ai suoi tempi già priva di elementi di fascinazione: Continua a leggere Una postilla sulla data di nascita di Pier Angelo Fiorentino

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

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