La monografia di Pescasseroli come storia etico-politica

Author di Lorenzo Arnone Sipari

Pescasseroli e Casamicciola: le immagini e i ritorni

Il retrofrontespizio di Pescasseroli, la monografia nella quale Benedetto Croce delineò le vicende storiche del paese natale, reca la data di stampa del «FEBBRAIO MCMXXII»[1]. Fino a quel momento il rapporto del filosofo con la terra d’origine era stato caratterizzato più da immagini e ricordi di riflesso che non dalle visite, tre in tutto, che si erano verificate nelle estati del 1910, del 1912 e del 1921[2]. Continue reading La monografia di Pescasseroli come storia etico-politica

(fasc. 43, 25 febbraio 2022)

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Il metodo “Dante spiegato con Dante” nell’esegesi dantesca del XIX secolo

Author di Valentina Petrini

Tra le differenti metodologie impiegate nel corso dell’Ottocento per lo studio delle opere dantesche, la più controversa è probabilmente quella di «spiegar Dante con Dante». Se la teorizzazione di tale principio aveva radici più profonde ed era riconducibile al Cinquecento, è pur vero, come evidenziava Giambattista Giuliani, che «il modo, e la sicura possibilità di recare la cosa in atto, è il freno, che bisogna stabilire in simile lavoro. Or questo nol pensò alcuno mai né certo v’ebbe chi siasi accinto a condurlo»[1]. Era questo, secondo lo studioso, a costituire il principale carattere di novità da lui introdotto nella critica e nella filologia dantesche rispetto ai secoli precedenti. Continue reading Il metodo “Dante spiegato con Dante” nell’esegesi dantesca del XIX secolo

(fasc. 41, 5 dicembre 2021)

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«Placuit enim ut Aetnam viseremus». Per una rilettura del “De Aetna” di Pietro Bembo

Author di Dario Stazzone

Nonostante Pietro Bembo abbia goduto di grande fama nel Rinascimento, è stato spesso relegato ai margini delle storie letterarie del secolo scorso, sebbene necessariamente citato per il suo ruolo di «legislatore della lingua italiana»[1]. Proprio la capacità dell’autore degli Asolani di imporre un canone letterario e una normazione linguistica ha determinato la sua marginalizzazione nel corso del Novecento, l’implicita e pregiudiziale accusa di freddezza ed accademismo. Ma da qualche anno al cardinale «arride una fortuna che potrebbe riscattarlo da un lungo oblio, o almeno da una posizione ingiustamente defilata»[2]. Continue reading «Placuit enim ut Aetnam viseremus». Per una rilettura del “De Aetna” di Pietro Bembo

(fasc. 35, 11 novembre 2020)

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Postille sulla «correctio»

Author di Gian Piero Maragoni

Mon verre est petit,
mais je bois dans mon verre.
(Alfred de Musset)

Non si avrà già motivo d’eccepire sul concetto, largamente acquisito, di storicità d’un certo glossema[1], cioè d’un fenomeno grammaticale che ricorra di frequente in un’epoca e in qualche modo alluda al suo Zeitgeist. Un canonico esempio, a riguardo, può essere presto somministrato dal cosiddetto costrutto impressionistico[2], o programmatica sostantivazione della qualità di un esperibile, alla quale succeda, in subordine, l’aggiuntiva specifica d’esso, declassato a semplice accidente: «bianchezza di greggi» anziché «delle greggi di colore bianco», per ripeter – l’ennesima volta – e tradurre un noto Mallarmé. Continue reading Postille sulla «correctio»

(fasc. 35, 11 novembre 2020)

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Affinità-divergenze fra Cesare e il Pavese poeta Note in margine alle liriche giovanili (1919-29)

Author di Liborio Pietro Barbarino

Premessa

La composizione di Lavorare stanca[1] è il «punto d’arrivo»[2] di un lungo apprendistato, che, mirando a Dante[3], Pavese fa partire dal suo «primo tentativo poetico […], una canzonetta politica uscitami di corpo a undici anni»[4]. Non molto tempo dopo questa confessione, il giovane Cesare proverà a mettere ordine nel selvaggio rigoglio di appunti lirici, sparsi con febbrile inchiostro su carta. Sfoghi è solo il primo esperimento in questo senso: seguiranno prove ed errori, fino al Blues della grande città, prima di approdare al sospirato esordio solariano. Discriminando queste da altre poesie a vario titolo estravaganti – attraverso strumenti propri della filologia, della linguistica, dell’ermeneutica – il presente lavoro ha come oggetto i tentativi di raccolta che precedono Lavorare stanca. Muovendo dal vaglio della tradizione testuale, abbiamo cercato di rilevare gli aspetti tecnici, insieme a temi, lemmi e immagini di questi iuvenilia: l’humus da cui miracolosamente germoglierà la vigorosa erba di Lavorare stanca. Continue reading Affinità-divergenze fra Cesare e il Pavese poeta Note in margine alle liriche giovanili (1919-29)

(fasc. 33, 25 giugno 2020)

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Sannazaro e Cariteo in alcuni sonetti onirici di Vittoria Colonna

Author di Nicole Volta

Dando alle stampe nel 1558 il suo commento alle liriche di Vittoria Colonna, Rinaldo Corso riordinava i testi della poetessa in un liber in grado di istituire il percorso esemplare di un’anima[1]. Posponendo i sonetti di carattere spirituale a quelli amorosi, il commentatore andava legittimando una bipartizione che avrebbe goduto di estrema longevità, e che si sarebbe tradotta nell’edizione, oggi più che mai controversa, di Alan Bullock[2]. All’interno delle singole partizioni dell’opera, il criterio aggregativo diveniva poi quello per soggetti e temi, strutturando sequenze testuali prima frante e sparse nel corpus, ora evidenti nella declinazione di motivi comuni. L’edizione ebbe, dunque, il merito di evidenziare la presenza di alcuni nuclei tematici significativi rispetto al monolitico ripiegamento in sé della raccolta colonnese: tra questi si può annoverare la sequenza costituita dai sonetti XCIX-CII secondo la numerazione di Corso[3], corrispondente a una serie di sonetti intonati a temi onirici e notturni, variamente disposti da Bullock lungo il corpus delle cosiddette Rime amorose (prima sezione dell’edizione corrente, d’ora in poi per noi: A), ai numeri 14, 20, 68, 69. Continue reading Sannazaro e Cariteo in alcuni sonetti onirici di Vittoria Colonna

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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La circolazione estravagante di un sonetto di Nicola da Montefalco

Author di Eliana Peroni

L’esperienza poetica di Nicola da Montefalco nasce e si sviluppa nell’ambito della cerchia di letterati perugini sostenuti dal mecenatismo e dalla protezione della famiglia Baglioni[1]. “Trombettino” di Braccio Baglioni, come egli stesso si definisce, il poeta, è autore di un canzoniere intitolato Filenico, nel quale canta dell’amore per Filena di Spello. Continue reading La circolazione estravagante di un sonetto di Nicola da Montefalco

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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Le rime su commissione di Niccolò Tinucci

Author di Roberta Marcozzi

Un notaio rimatore

Nato a Firenze tra il 1390 e il 1391, Niccolò Tinucci dedicò gran parte della sua vita all’attività notarile (circa dal 1409 al 1422), e partecipò a importanti eventi del primo Quattrocento fiorentino, tra i quali spicca il ruolo svolto in occasione dell’esilio di Cosimo de’ Medici (settembre 1433). La sua attività politica appare tuttavia ambigua nei pochi documenti che la testimoniano: in particolare, alcune lettere inviate tra aprile e luglio del 1431 ad Averardo de’ Medici, cugino di Cosimo, in cui lo si vede «aizzare con subdole insinuazioni contro gli Albizzi Averardo e, per mezzo suo, anche Cosimo»; e l’Examina, del 1433, ossia la «Confessione […] quando fu esaminato dinanzi alla Signoria di Firenze ed al Magistrato degli Otto», in cui si trasforma in «accusatore aperto dei Medici, protestandosi sviscerato albizzesco»[1]. In seguito, sappiamo con certezza che dal 1442 al 1444 dimorò a Firenze, poiché nel 1442 e nel 1443 vi nacquero, dal secondo matrimonio con Itta, i figli Giovanni e Bartolomeo. Poco dopo, il 20 agosto 1444, Tinucci morì, sempre a Firenze. Continue reading Le rime su commissione di Niccolò Tinucci

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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Un caso di incrocio fra tradizione autorizzata e letteratura popolare: i “Sonetti e capituli” di Panfilo Sasso e un opuscolo sulle guerre di fine ’400

Author di Massimo Malinverni

Lo studio della tradizione della produzione lirica di fine Quattrocento, segnatamente della temperie cortigiana settentrionale, rivela spesso incroci frequenti tra un filone per così dire “principale”, spesso autorizzato dall’autore e per lo più identificato da un’editio princeps a stampa o, più raramente, da un manoscritto autografo (o con valore di autografo), e un filone più marginale, in genere non autorizzato, rappresentato da miscellanee manoscritte o a stampa, a volte anche da opuscoli di carattere e diffusione francamente popolare. Questo contributo (che sottintende il lavoro in fieri per l’allestimento di un’edizione critica e commentata dei sonetti di Panfilo Sasso)[1] intende in particolare esemplificare quest’ultima fattispecie, concentrandosi sui rapporti e l’interazione fra la tradizione principale e un opuscolo di natura popolare. E pare innanzitutto opportuno, in limine, fornire alcuni brevi cenni biografici sull’autore, pure ben noto agli studiosi di lirica tardoquattrocentesca, e sui caratteri generali della tradizione delle sue opere volgari. Continue reading Un caso di incrocio fra tradizione autorizzata e letteratura popolare: i “Sonetti e capituli” di Panfilo Sasso e un opuscolo sulle guerre di fine ’400

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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La canzone “Or son pur solo” di Jacopo Sannazaro

Author di Rita Bennardello

Sonetti et Canzoni di Jacopo Sannazaro (d’ora in poi SeC), scrigno di componimenti di notevole bellezza, è ancora tra i canzonieri quattrocenteschi che attendono un’edizione commentata che renda l’opera accessibile anche a un pubblico non specialista[1].

Ad oggi, solo alcune delle liriche sannazariane sono state oggetto di specifiche riflessioni o analisi puntuali[2]; l’attenzione degli studiosi è stata spesso rivolta a considerazioni di tipo macrotestuale, rese necessarie dalla particolare situazione editoriale della princeps, pubblicata nel 1530 a pochi mesi dalla morte di Sannazaro[3]. In particolare, all’interno del macrotesto sannazariano poca attenzione è stata riservata alla canzone 41, Or son pur solo, e non è chi mi ascolti, che pure a una lettura attenta costituisce un nodo centrale nello sviluppo narrativo della raccolta. Continue reading La canzone “Or son pur solo” di Jacopo Sannazaro

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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