La vita non è mai tutta buona o tutta cattiva, come si crede…
(Guy de Maupassant, Une vie)
Parte prima
La frase in esergo, ripresa da uno dei più noti romanzi di Maupassant, contiene parole riconducibili a quello stupore da fanciullo al cospetto delle cose ovvie, che qualcuno direbbe anche banali, nelle quali Croce intravide “la gran virtù della poesia” in un saggio sullo scrittore francese apparso nel 1920 in «La nuova Antologia», poi rifuso nel volume Poesia e non poesia, pubblicato con Laterza nel 1923, ma collazionato esattamente cent’anni fa. «Era poeta [Maupassant], poeta nella sua prosa narrativa più che nel verso», scriveva Croce. Poeta ingenuo, certo, “tutto senso”, «privo di ogni sospetto di quel che si chiama spiritualità e razionalità umana, la fede nel vero, la purezza del dovere, la concezione religiosa della vita, le lotte morali e i contrasti intellettuali, attraverso cui quegli ideali si elaborano e si mantengono»[1]. Continua a leggere Noterella su Croce e la prosa lirica di Guy de Maupassant
(fasc. 43, 25 febbraio 2022)