Se il tempo diventa spazio. L’esilio è nella memoria secondo Adam Zagajewski

Author di Sebastiano Triulzi

Può capitare che più ci immergiamo nel tempo e più il tempo si spazializza, diventa cioè, incredibilmente, spazio. Il nostro tempo perduto – una città o una casa in cui abbiamo trascorso gli anni passati, un certo periodo della nostra vita, ecc. –, via via che si distanzia dal presente, vede aumentare le possibilità di trasformarsi in spazio, in un luogo che forse non è più propriamente “reale”, ma nel quale vogliamo e dobbiamo continuare ad abitare come in una sorta di esilio volontario. Tutte le generazioni faranno o hanno fatto questo tipo di esperienza, perché più si invecchia più il tempo diventa spazio e, così come forse sta accadendo ai nostri nonni o ai nostri padri, sicuramente accadrà un giorno anche a noi di osservare come, ad esempio, la città in cui siamo nati e cresciuti si distanzi da quella in cui continuiamo a vivere, pur essendo la stessa; e, al medesimo tempo, come di quello spazio perduto finiamo in un certo senso, e in alcuni casi in modo quasi esclusivo, per essere prigionieri. Questa dimensione, che per altri è invisibile, ai nostri occhi, una volta che vi entriamo, pare al contrario raggiungibilissima e, sebbene non si mostri sovrapponibile al procedere anche banale dell’esistenza quotidiana, è ugualmente, visceralmente, concreta, è sempre presente. Un desiderio fortissimo ci sospinge ad abitare questo spazio così a lungo alimentato dai ricordi e dalla nostalgia, pieno di spiriti e di ombre del passato, continuamente reimmaginato e per questo purissimo: è un po’ quello che sostiene Baudelaire nella poesia Il cigno: che, anche se Parigi cambia in continuazione, tutte le strade sono nel suo cuore, perché egli conserva in segreto ancora la vecchia Parigi, conserva anche, soprattutto, ciò che è andato perduto. Continua a leggere Se il tempo diventa spazio. L’esilio è nella memoria secondo Adam Zagajewski

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Il “filo sproccato” di Silvio Micheli. Appunti e congetture sul Neorealismo

Author di Antonio Di Grado

Salvatore Battaglia e la “questione del realismo”

Quando Salvatore Battaglia, cugino di mia madre e mio primo maestro, mi convinse a iscrivermi all’ateneo napoletano, dove insegnava Letteratura italiana, fu da subito che iniziammo a discutere della mia tesi di laurea. Tema: il Neorealismo. Io, infiammato da “astratti furori” (si era all’indomani del Sessantotto), propendevo per l’attivismo e il presenzialismo di Elio Vittorini, e per le sue metafore squillanti come slogan in un corteo (e finii per averla vinta, ma laureandomi a Catania, ché Battaglia nel 1971 improvvisamente cessava di vivere), lui invece aveva proposto un nome a me allora sconosciuto, e tutt’oggi poco noto: Silvio Micheli. Né poteva dirmi di più un titolo che a quel nome s’accompagnava: Pane duro. Continua a leggere Il “filo sproccato” di Silvio Micheli. Appunti e congetture sul Neorealismo

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

«La vita è piena di storie». Libri e scrittori nei racconti di Luis Sepúlveda

Author di Sabrina Borchetta

In un racconto di Ritratto di gruppo con assenza, dal quale è tratta anche la citazione inserita nel titolo di questo contributo, Luis Sepúlveda scrive: «in ogni caso, ogni versione che ascolto mi conferma che a tutti piace raccontare storie»[1]. Il riferimento è a un episodio leggendario accaduto in Cile: la maledizione scagliata da un vescovo troppo gaudente, punito con l’esilio, contro suoi concittadini, viene usata come pretesto per giustificare l’incendio del tribunale contenente atti relativi a processi contro i narcotrafficanti. Al narratore vengono fornite versioni differenti della stessa vicenda, e da qui scaturisce il giudizio sul gusto della narrazione che accomuna tutti gli uomini, e che costituisce uno dei motivi principali della raccolta. Si tratta di racconti brevi, intessuti dei ricordi di personaggi conosciuti dall’autore nei lunghi anni di esilio, di compagni di lotta e di speranze, di amici scomparsi, di luoghi e incontri che hanno determinato scelte di vita, di libri e di scrittori. Continua a leggere «La vita è piena di storie». Libri e scrittori nei racconti di Luis Sepúlveda

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

La lingua di Camilleri dai romanzi Sellerio alla fiction Rai: analisi della “Forma dell’acqua” e del “Ladro di merendine”

Author di Daniela Pagano

In questo contributo[1] si presenta una comparazione di due romanzi Sellerio appartenenti al ciclo camilleriano del Commissario Montalbano con la loro resa audiovisiva. Suo obiettivo precipuo è, dunque, quello di dimostrare quanto l’idioma utilizzato da Camilleri, scrittore nei suoi romanzi e sceneggiatore negli episodi della serie televisiva, funga da collante e filo conduttore non solo del susseguirsi delle vicende raccontate ma anche della loro trasposizione filmica. Continua a leggere La lingua di Camilleri dai romanzi Sellerio alla fiction Rai: analisi della “Forma dell’acqua” e del “Ladro di merendine”

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

Letteratura della catastrofe tra le fiabe di Luis Sepúlveda. Su “Storia di una balena bianca raccontata da lei medesima”

Author di Antonio Merola

Molte persone vi prenderanno in giro se, una volta varcata la luminosa soglia dei diciotto anni, leggete ancora libri per ragazzi. Il vostro è un imbarazzo previsto, e anzi anticipato dal mercato: i libri di Harry Potter sono stati ripubblicati con nuove copertine “da adulti”, in modo che la gente seria e attempata non debba arrossire quando li legge in autobus. Ma non lasciatevi prendere in giro […] Fatevi beffe dell’imbarazzo. Ignorate chi vi parlerà di sciocca fuga dalla realtà: non è fuggire, è trovare. I libri per ragazzi non sono un posto in cui nasconderci, sono un posto in cui cercare[1].

Con queste parole di Katherine Rundell, autrice di libri per ragazzi famosa in tutto il mondo, cercheremo di affrontare la lettura anche della Storia di una balena bianca raccontata da lei medesima (Guanda 2018) di Luis Sepúlveda: ultima fiaba scritta dall’autore, è chiaramente stata immaginata tanto per i più piccoli quanto per i più grandi. Continua a leggere Letteratura della catastrofe tra le fiabe di Luis Sepúlveda. Su “Storia di una balena bianca raccontata da lei medesima”

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

Nuove patologie della ricezione letteraria. Malesseri biliari e saturnini morbi nella narrativa di Celati, Palandri e Tondelli

Author di Biagio Castaldo

Il contagioso desiderio triangolare

I casi classici di intossicazioni letterarie che contaminarono personaggi immaginari e lettori di romanzi sono stati a lungo oggetto di allarmismo giornalistico sulle cronache locali e di studi sull’uomo, per i quali si sono largamente spesi romanzieri, critici, sociologi. Memorabili e ormai abusati i casi di Don Chisciotte e Madame Bovary, che hanno dato esiti proverbiali e nuove formazioni deonomastiche[1]; proficue per gli psicologi ma moralmente scandalose per l’epoca furono le endemiche infezioni della Wertherfieber o Wertherkrankheit, l’epidemia che all’uscita del romanzo epistolare I dolori del giovane Werther minacciò l’esistenza dei giovani lettori in terra tedesca e che per molti fu fatale[2]. Il potere ipnotico e manipolatorio della letteratura continua a dispensare pezzi di vita sottratti all’angoscia sul finire del Novecento. L’inesploso furor pueri post ’77, che troverà cittadinanza nelle stanze della narrativa di Gianni Celati, Enrico Palandri e Pier Vittorio Tondelli, contribuirà a diffondere il contagio di fantasie divoranti e a mietere vittime sul campo letterario[3]. Continua a leggere Nuove patologie della ricezione letteraria. Malesseri biliari e saturnini morbi nella narrativa di Celati, Palandri e Tondelli

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

La notte, il nero e l’alcool nelle prose spagnole di Vittorio Bodini

Author di Lorenzo Cittadini

Gli studi approfonditi sulla figura di Vittorio Bodini (Bari, 6/01/1914-Roma, 19/12/1970) che si sono succeduti dalla seconda parte del secolo scorso fino ai giorni nostri rivelano un’identità multiforme, un artista non solo della parola ma un vero esperto d’immagine, pittura, architettura e antiquariato. La sua nota e intensa attività di traduttore della letteratura spagnola in italiano e le relative opere pubblicate, tra le altre Teatro di Federico García Lorca (1952), il Don Chisciotte di Cervantes (1957), numerose poesie di Rafael Alberti, Pedro Salinas e Vicente Aleixandre, sono da considerarsi ancora oggi un modello per gli esperti del campo traduttologico. Allo stesso tempo fu un grande poeta, ma questo suo aspetto fu sempre poco illuminato a causa del suo incessante e ben più conosciuto lavoro di traduttore. Continua a leggere La notte, il nero e l’alcool nelle prose spagnole di Vittorio Bodini

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

Calvino e Marcuse: un inatteso dialogo. Ipotesi di lettura del “Cavaliere inesistente”

Author di Sandro de Nobile

Dopo un periodo iniziale durante il quale ho creduto in un genere di realismo oggettivo, ho capito che se si voleva dire qualcosa, incluso qualcosa che avesse a che fare con la società italiana e con la sua storia, era necessario o guardare dentro se stessi o esprimere i meccanismi sociali per mezzo di rappresentazioni che potevano benissimo non essere realistiche nel senso tradizionale del termine[1].

Con questa dichiarazione resa nel 1985 a Gregory Lucente Italo Calvino, ad oltre trent’anni di distanza dai fatti, sintetizza i motivi e il senso della sua scelta in favore della rappresentazione fiabesca, scelta che lo vede arrovellarsi ed operare per tutti gli anni ’50. Anni complessi per lo scrittore sanremese, durante i quali vengono al pettine tanti nodi irrisolti non soltanto del suo operare nella e con la scrittura, ma anche della sua partecipazione al mondo, e quindi della sua posizione politica e della sua ideologia; tali nodi trovano scioglimento definitivo soltanto nei mesi successivi all’intervento dei carri armati su Budapest, evento che già Romano Luperini[2] aveva individuato quale cesura entro un secondo Novecento giunto prestissimo a un cambio di rotta che per Calvino si configura tanto come rinuncia all’attività politica (le sue dimissioni dal Partito Comunista Italiano datano 7 agosto 1957)[3] quanto come affrancamento da una sorta di “dovere del realismo” (di marca zdanovista) che egli sempre sentì costrittivo, e da cui in verità era già più volte evaso al momento della sua uscita dal partito. Continua a leggere Calvino e Marcuse: un inatteso dialogo. Ipotesi di lettura del “Cavaliere inesistente”

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

Recensione di Benedetto Croce, “La poesia di Dante”, a cura di Giorgio Inglese

Author di Renata Viti Cavaliere

E’ ora disponibile in libreria per i tipi di Bibliopolis l’Edizione Nazionale del volume La poesia di Dante che Croce mandò in stampa agli inizi del 1921, anno del sesto centenario della morte dell’Alighieri. Il testo, tra i più discussi nell’ambito della critica letteraria e filosofica, vede ora la luce, a cura di Giorgio Inglese con l’aggiunta di una Nota di Gennaro Sasso, in perfetta coincidenza con il settimo centenario dantesco che cade, come ai più è oramai noto, nell’anno in corso. Continua a leggere Recensione di Benedetto Croce, “La poesia di Dante”, a cura di Giorgio Inglese

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

Tra realismo e lirismo: il vitalismo inquieto di Scipio Slataper e il legame dei triestini col Carso

Author di Maria Panetta

Il mosto bolliva nelle botti aperte, sciamante di moscerini ubbriachi.

(S. Slataper, Il mio Carso)[1]

Come molti ricordano, Scipio Slataper nacque nel 1888 a Trieste, all’epoca in cui la città faceva parte dell’impero austro-ungarico, da padre sloveno della zona di Tolmino[2] (Tomizza lo riconduceva, invece, nel 1992 a origini boeme)[3] e madre italiana di provenienza veneta. Come molti triestini, fu sempre consapevole della propria natura ibrida di “sanguemisto”, che divenne il segno della sua “diversità”, a volte esibita e talora rivendicata. Continua a leggere Tra realismo e lirismo: il vitalismo inquieto di Scipio Slataper e il legame dei triestini col Carso

(fasc. 35, 25 ottobre 2020)