Verso la situazione narrativa figurale: il caso di una novella verghiana

Author di Concetta Maria Pagliuca

Un passo indietro?

«Uno dei più densi e contraddittori svincoli o nodi di transito di tutte le Rusticane»: così Giancarlo Mazzacurati definisce Cos’è il Re[1].

La trama è semplice: in occasione della visita del Re Ferdinando II in Sicilia, viene affidato a compare Cosimo, lettighiere, il compito di trasportare il sovrano e la consorte. Gli eventi narrati riguardano una sola giornata (il piovoso 10 ottobre 1838, stando alle fonti storiche); solo la parte finale della novella, con un notevole salto temporale, accenna alle ripercussioni dell’Unità d’Italia sul protagonista. Continua a leggere Verso la situazione narrativa figurale: il caso di una novella verghiana

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Due collane a confronto: «Lo Specchio» Mondadori e la «Collezione di Poesia» di Einaudi (Seconda parte)

Author di Ilaria Alleva

Giulio Einaudi Editore: primus inter pares

Se la Mondadori negli anni ’20 è già ben avviata, la Giulio Einaudi Editore deve ancora nascere[1]: il suo fondatore omonimo nasce nel 1912 e ad appena ventun anni, nel 1933, dà il via a quella che passerà alla storia come la casa editrice egemone della cultura italiana. I suoi collaboratori sono i suoi compagni di Liceo, tra cui Leone Ginzburg, l’altro fondatore della casa editrice. Il Liceo d’Azeglio di Torino è fondamentale per la formazione di ognuna di queste personalità: tutti, infatti, hanno per professore Augusto Monti, un’antifascista della prima ora. La mission della casa editrice di Torino, infatti, «fu quella di promuovere la cultura attraverso opere di alto valore, che riuscissero a coinvolgere i propri lettori e che mostrassero allo stesso tempo l’elevato impegno politico e sociale della casa»[2]. Continua a leggere Due collane a confronto: «Lo Specchio» Mondadori e la «Collezione di Poesia» di Einaudi (Seconda parte)

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Contronarrazione, romanzo e soggettività. Appunti per una nuova alleanza

Author di Alessandro Gaudio

Nella cronaca del Nord gli uomini agiscono in silenzio, fanno la guerra, concludono la pace, ma non dicono (né la cronaca aggiunge) perché essi fanno la guerra, per quali ragioni fanno la guerra, per quali ragioni fanno la pace; in città, alla corte del principe, non c’è nulla da sentire, tutto è silenzioso; tutti siedono a porte chiuse e deliberano per loro conto; poi le porte si aprono, gli uomini escono per apparire sulla scena, vi compiono un’azione qualunque, ma agiscono in silenzio[1].

Oggi la voce “contronarrazione” (o “narrazione alternativa”) è abbastanza diffusa nel linguaggio giornalistico[2], ma complessivamente ancora poco attestata nell’uso, tanto che non è presente su nessuno dei principali dizionari di italiano[3]. Ad ogni modo, una rapida rassegna lessicografica consente di fornire una definizione di massima del lemma come critica avvertita e competente di tutte le forme di potere, sperequazione, sfruttamento, repressione e violenza sociale e di genere, compresi i miti, i falsi idoli, i pregiudizi, il conformismo e l’alienazione. “Contronarrazione”, perciò, come messaggio che offre un’alternativa, anche sul piano lessicale, alla propaganda o come modo differente per decostruire o delegittimare la narrazione dominante attraverso una sintesi concreta, priva di infingimenti e non semplicemente reattiva. Mi sembra, infatti, che il vocabolo, per quanto debba essere considerato come contestazione e netta contrapposizione rispetto a “narrazione”, termine antinomico ma non del tutto antitetico, di questo conservi la struttura e gli aspetti più schiettamente affabulatori e analitici. Continua a leggere Contronarrazione, romanzo e soggettività. Appunti per una nuova alleanza

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

• categoria: Categories Sul romanzo

Le responsabilità del romanzo. A proposito di un recente studio

Author di Gian Paolo Caprettini

− Non m’intendo di romanzi, disse il signor Touchett.
− Sono convinto che i romanzi siano fatti con grande abilità, ma suppongo che non siano molto fedeli
(H. James, Ritratto di signora, cap. VI)

Formazione e destino

Il romanzo, tema dai molti interrogativi e dalle tante svolte. Ha scritto Eleazar M. Meletinskij che «il romanzo a differenza dell’epos condivide con la fiaba anche l’interesse specifico per la formazione ed il destino – prove e avventure – dei singoli personaggi»[1]. Continua a leggere Le responsabilità del romanzo. A proposito di un recente studio

(fasc. 39, 25 giugno 2021)

• categoria: Categories Sul romanzo

L’ “Eracle 13” di Heiner Müller, ossia andare contro la discendenza umana

Author di Roberto Interdonato

La fine del dramma

Il testo che si intende brevemente analizzare nel presente articolo è Eracle 13 (nell’originale, Herakles 13) di Heiner Müller (1929-1995)[1]. Müller lo scrisse nel 1991, come ricorda la data alla fine della composizione, e lo pubblicò sulla rivista «Sinn und Form», nel primo quaderno del 1992. Continua a leggere L’ “Eracle 13” di Heiner Müller, ossia andare contro la discendenza umana

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Se il tempo diventa spazio. L’esilio è nella memoria secondo Adam Zagajewski

Author di Sebastiano Triulzi

Può capitare che più ci immergiamo nel tempo e più il tempo si spazializza, diventa cioè, incredibilmente, spazio. Il nostro tempo perduto – una città o una casa in cui abbiamo trascorso gli anni passati, un certo periodo della nostra vita, ecc. –, via via che si distanzia dal presente, vede aumentare le possibilità di trasformarsi in spazio, in un luogo che forse non è più propriamente “reale”, ma nel quale vogliamo e dobbiamo continuare ad abitare come in una sorta di esilio volontario. Tutte le generazioni faranno o hanno fatto questo tipo di esperienza, perché più si invecchia più il tempo diventa spazio e, così come forse sta accadendo ai nostri nonni o ai nostri padri, sicuramente accadrà un giorno anche a noi di osservare come, ad esempio, la città in cui siamo nati e cresciuti si distanzi da quella in cui continuiamo a vivere, pur essendo la stessa; e, al medesimo tempo, come di quello spazio perduto finiamo in un certo senso, e in alcuni casi in modo quasi esclusivo, per essere prigionieri. Questa dimensione, che per altri è invisibile, ai nostri occhi, una volta che vi entriamo, pare al contrario raggiungibilissima e, sebbene non si mostri sovrapponibile al procedere anche banale dell’esistenza quotidiana, è ugualmente, visceralmente, concreta, è sempre presente. Un desiderio fortissimo ci sospinge ad abitare questo spazio così a lungo alimentato dai ricordi e dalla nostalgia, pieno di spiriti e di ombre del passato, continuamente reimmaginato e per questo purissimo: è un po’ quello che sostiene Baudelaire nella poesia Il cigno: che, anche se Parigi cambia in continuazione, tutte le strade sono nel suo cuore, perché egli conserva in segreto ancora la vecchia Parigi, conserva anche, soprattutto, ciò che è andato perduto. Continua a leggere Se il tempo diventa spazio. L’esilio è nella memoria secondo Adam Zagajewski

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Le novelle di Verga tra continuità e innovazione letteraria. Il caso di “Nedda”

Author di Dario Stazzone

La critica ha progressivamente ridimensionato il valore di «svolta» letteraria attribuito a Nedda, il «bozzetto siciliano» che Verga ha scritto durante il soggiorno milanese e ha dato alle stampe nel giugno 1874. Tra i primi esegeti dell’opera verghiana che hanno messo in evidenza il significato della novella, lo scarto di contenuto rispetto alla precedente produzione narrativa e la scoperta di un nuovo filone letterario, vi è Luigi Capuana[1]. La posizione del menenino ha segnato la storia della critica verghiana. Eppure già un saggio capitale come Verga e il naturalismo di Giacomo Debenedetti non mancava di confutare, nelle pagine dedicate a Nedda, l’idea capuaniana di una netta cesura, di una «svolta» improvvisa[2], sottolineando invece l’esistenza di una serie di rinvii sottili e spesso inconsci che facevano da ponte tra l’opera precedente e le future scelte dell’autore: «Anche noi siamo d’accordo che la serie dei capolavori verghiani – o per lo meno la maturità dell’opera del Verga – debba farsi iniziare con Nedda, bozzetto siciliano, anche se Nedda non è ancora un capolavoro»[3]. Continua a leggere Le novelle di Verga tra continuità e innovazione letteraria. Il caso di “Nedda”

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Il “romanzo di famiglia” nella narrativa di Edoardo Calandra, da “Reliquie” alla “Bufera”

Author di Monica Lanzillotta

Le opere di Edoardo Calandra, pervase dall’ossessione della perdita della madre (Malvina Ferrero muore quando Edoardo ha soli sei anni) e dal complesso edipico[1], sono tutte ascrivibili al Familienroman[2] e, tra di esse, quelle che possono essere considerate “romanzi di famiglia” sono: Reliquie (1883), I Lancia di Faliceto (1886), La contessa Irene (1889), Il tesoro (racconto di Vecchio Piemonte, 1905), A guerra aperta (1906) e La bufera (1911).

Continua a leggere Il “romanzo di famiglia” nella narrativa di Edoardo Calandra, da “Reliquie” alla “Bufera”

(fasc. 39, 25 giugno 2021)

Fra natura e convenzione. Sulle “fictional minds” e sul loro studio

Author di Filippo Pennacchio

Premessa

Nell’introduzione a The Emergence of Mind, una raccolta di saggi pubblicata nel 2011 e incentrata sulle rappresentazioni dell’interiorità in letteratura, David Herman sosteneva un’idea molto impegnativa. Dal suo punto di vista, non ci sarebbe alcuna differenza sostanziale fra real e fictional minds, cioè, a dirla in italiano, fra le menti delle persone in carne e ossa e quelle dei personaggi di finzione. Più precisamente, rispetto alle seconde le prime non sarebbero meno «accessibili». Così come in un romanzo possiamo entrare in contatto con ciò che un personaggio pensa e prova, anche nella vita di tutti i giorni potremmo accedere ai pensieri delle persone con cui interagiamo. Del resto, Herman spiega che «le procedure attraverso cui approcciamo le menti rappresentate nei racconti di finzione si basano inevitabilmente su quelle a cui ricorriamo per interpretare le menti che incontriamo in altri contesti (e viceversa)»[1]. Continua a leggere Fra natura e convenzione. Sulle “fictional minds” e sul loro studio

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Il doppio moltiplicato. Una prospettiva sull’ “Amica geniale” di Elena Ferrante

Author di Giulio Savelli

La libertà di Elena

Il primo doppio nella storia letteraria occidentale è l’Elena di Euripide. In questa singolare opera teatrale Elena non è stata mai a Troia, dove invece si trovava, costruito da Era con una nuvola, un suo doppio, «un fantasma dotato di respiro, fatto con un pezzo di cielo»[1]. La vera Elena era stata condotta invece in Egitto, presso il re Teoclimeno. Fra i molti aspetti originali dell’Elena euripidea spicca il trattamento del doppio, che, anziché essere una trappola identitaria, è liberazione simbolica da un’identità imposta – segnata dalla colpa dell’adulterio e dalla responsabilità della sanguinosa guerra – e preludio di una liberazione effettiva, in fuga dalla tirannia e dalle pretese dell’odioso Teoclimeno. Il topos dello smarrimento di fronte alla duplicazione identitaria è, sì, presente, ma pesa tutto su Menelao. Per Elena è relativamente facile: «il nome può stare ovunque, il corpo no»[2], afferma. Questa è la chiave simbolica della libertà di Elena: l’avere un doppio (che al momento giusto svanisce) non la turba minimamente, quando invece a Menelao appare una contraddizione e un’impossibilità sostanziale. Per Menelao, così come sarà per Sosia nell’Anfitrione di Plauto, il doppio è perturbante; per Elena è solo un gioco degli dei. Continua a leggere Il doppio moltiplicato. Una prospettiva sull’ “Amica geniale” di Elena Ferrante

(fasc. 39, 31 luglio 2021)