Croce, le scienze, la complessità

Author di Giuseppe Giordano

La questione del rapporto della filosofia di Benedetto Croce con le conoscenze scientifiche resta sempre di grande attualità, visto il continuo riferimento al pensatore napoletano ogni volta che si vuole recriminare per le difficoltà – vere o presunte – delle scienze in Italia. Anche se bisognerebbe comprendere in che cosa consistano effettivamente queste difficoltà, appare evidente, allora, che ancora – come rilevava qualche anno fa Paolo D’Angelo – il “problema Croce”[1] abbia nel giudizio sulle scienze un punto dolente da scandagliare. Continua a leggere Croce, le scienze, la complessità

(fasc. 37, 25 febbraio 2021)

Il Kant di Croce

Author di Giuseppe Cacciatore

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Si può parlare di Kant[1] come di un autore di Croce, alla stessa stregua in cui lo furono Vico e Labriola, Hegel e De Sanctis? Proverò a fare non certo la caratura delle influenze più o meno esplicite, né una graduatoria dei riferimenti e delle citazioni kantiane, ma più semplicemente vorrei seguire una traccia che si annuncia nei primi scritti filosofici e che permarrà, più o meno evidente, sino alla fine[2]. Ciò presuppone che si debba dare, a mio avviso, una maggiore importanza, filosofica e concettuale, alla cosiddetta fase dei “primi saggi”, aperta com’è noto dalla famosa memoria del 1893 che, pur non menzionando mai Kant, elabora una concezione del rapporto tra universale e particolare più vicina all’aperta dialettica dualistica kantiana che non alla riduzione hegeliana delle differenze all’unicità dell’assoluto. Ciò è avvalorato, come si vedrà in seguito, dalla permanente esigenza concettuale e storica, a un tempo, di ritrovare le forme e i contenuti del reale nelle distinzioni e non nelle opposizioni ricondotte all’unità di metafisiche deduzioni. Insomma, si trattava più di una filosofia dell’esperienza reale di derivazione desanctisiana che di una filosofia della sostanza idealistica di ispirazione hegeliana. Continua a leggere Il Kant di Croce

(fasc. 37, 25 febbraio 2021)

Benedetto Croce e Salvatore Di Giacomo

Author di Ernesto Paolozzi

Con il saggio del 1903 pubblicato su «La Critica», Benedetto Croce collocava Salvatore Di Giacomo fra i maggiori poeti italiani ed europei. Il filosofo, nella veste del critico letterario, ripercorre l’opera digiacomiana citando singoli versi, riassumendo trame di opere teatrali, mettendo in rilievo, di volta in volta, la forza espressiva, l’autenticità dell’ispirazione: il “verismo” sempre trasfigurato in arte, un’ispirazione che si nutre di piccoli gesti, di drammi come di situazioni comiche. «Attraggono il Di Giacomo – scrive – soprattutto gli spettacoli tragici, umoristici, macabri, i miscugli di ferocia e di bontà, di comicità e di passione, di abbrutimento e di sentimentalità»[1]. E subito dopo: «Alcune di queste pagine sono note di cronaca giornalistica (il Di Giacomo è stato giornalista e cronista); e si può ripetere di lui quel che fu detto del grande Lope de Vega, che come i fanciulli di ogni oggetto che càpita loro tra mano si fanno un giocattolo, così egli di qualsiasi incidente foggia subito una poesia. Bastano al fine senso artistico del Di Giacomo pochi tocchi per trasformare la notizia di un suicidio e di un delitto, di un’operazione compiuta da una società edilizia o di un’associazione di beneficenza, una raccomandazione al sindaco o al questore, una breve necrologia, in cosa d’arte»[2]. Continua a leggere Benedetto Croce e Salvatore Di Giacomo

(fasc. 37, 25 febbraio 2021)

Il ministro frugale e «il culto interno di Dante». Croce e il sesto centenario dantesco

Author di Rosalia Peluso

Ci apprestiamo a celebrare il settimo anniversario della morte di Dante. Nel frattempo, già nello scorso anno, in modi che la pandemia ha ridefinito e che probabilmente inciderà anche sull’organizzazione di questo anno tutto dantesco, è stato istituito un “Dantedì”, una giornata in onore del poeta, che viene a cadere il 25 marzo, convenzionalmente considerata data di inizio del viaggio ultraterreno della Commedia. Continua a leggere Il ministro frugale e «il culto interno di Dante». Croce e il sesto centenario dantesco

(fasc. 37, 25 febbraio 2021)

La lingua “edipica” di Federigo Tozzi: il senese fra appartenenza, identità e incomunicabilità

Author di Simonetta Losi

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Tutte le immagini a corredo del presente contributo provengono dalla Collezione Pier Guido Landi.

La dimensione senese di Federigo Tozzi

L’identificazione di Federigo Tozzi con una componente marcatamente locale costituisce la radice della sua grandezza di scrittore e, insieme, la sua sfortuna, la caratteristica in virtù della quale è stato a lungo snobbato dalla critica letteraria. Le parole di Mario Luzi sintetizzano efficacemente l’identità di Federigo Tozzi, che travalica la cinta muraria di Siena e arriva ben oltre i confini del suo territorio: fino alla capitale ma, più in generale, fino al più vasto territorio della grande letteratura nazionale. Continua a leggere La lingua “edipica” di Federigo Tozzi: il senese fra appartenenza, identità e incomunicabilità

(fasc. 36, 25 dicembre 2020)

Marta lotta contro la morte. Lettura di “Pigionali” di Federigo Tozzi

Author di Massimiliano Tortora

Pigionali: non solo il testo di apertura di Giovani

Com’è noto Pigionali è inserita da Tozzi in apertura di Giovani. È stato più volte sottolineato come questa collocazione, al pari dell’explicit che si ha con Una sbornia, abbia un preciso valore nell’economia della raccolta: quello di mostrare da subito come la giovinezza non sia uno stato biografico, ma una “malattia dell’anima”, che travalica gli stretti confini anagrafici. Questo mostra Pigionali, con le sue due anziane protagoniste, Gertrude e Marta, e questo conferma ancor di più il protagonista di Una sbornia: i suoi quarant’anni non gli vietano di immaginare un amore impossibile – quello con la sua antica padrona di casa –, come se il tempo non fosse passato. Continua a leggere Marta lotta contro la morte. Lettura di “Pigionali” di Federigo Tozzi

(fasc. 36, 25 dicembre 2020)

Aspetti della ricezione di Tozzi durante il fascismo: un documento inedito e tre articoli del «Corriere padano»

Author di Riccardo Castellana

Premessa

La storia della ricezione di uno scrittore nasconde spesso risvolti interessanti e a volte persino curiosi e insospettati. Quella di Federigo Tozzi non fa certo eccezione. Un capitolo centrale di questa storia è senza dubbio quello ambientato nel Ventennio fascista, perché in questi anni l’interpretazione dell’opera tozziana subisce una polarizzazione radicale: da una parte troviamo infatti quei critici che, prolungando una linea interpretativa affacciatasi, per la verità, già vivente l’autore, ne danno una lettura in chiave di fiero nazionalismo culturale; dall’altra, invece, militano i sostenitori del carattere europeo e moderno della sua narrativa. È una storia nota, più volte ripercorsa dalla critica, ma che qui proverò a traguardare da un punto di vista diverso, servendomi di documenti sostanzialmente ignoti, segnalatimi da un instancabile frequentatore di archivi come Paolo Leoncini, che tengo qui a ringraziare per la preziosa e amichevole collaborazione. Continua a leggere Aspetti della ricezione di Tozzi durante il fascismo: un documento inedito e tre articoli del «Corriere padano»

(fasc. 36, 25 dicembre 2020)

Tutto il cibo di traverso: il pasto inquieto nella narrativa di Federigo Tozzi

Author di Luca Chiurchiù

Introduzione

Federigo Tozzi, il crudele[1] e l’ingiusto[2]. Federigo Tozzi, il moderno[3] e l’insurrezionale[4]. A partire dagli anni Sessanta, da quando cioè Giacomo Debenedetti ha dissotterrato la mina solo in parte esplosa delle sue opere, non sono mancate le formule icastiche con cui la critica ha cercato di designare l’autore senese e la sua scrittura. Una scrittura di cose, senza dubbio, avrebbe detto il suo amico Pirandello, ma di cose ben differenti da quelle raccontate da Verga, pur amato da Tozzi[5]. Cose opache, che non si lasciano più afferrare, che sfuggono alla briglia delle parole; cose che restano al di qua del dicibile e del completamente rappresentabile. Da qui la celebre e fulminante formula debenedettiana, divenuta ormai proverbiale: «il naturalismo narra in quanto spiega, Tozzi narra in quanto non può spiegare»[6]. Ma da qui anche la volontà di Tozzi di concentrare la sua attenzione su quelli che solo all’apparenza, solo non andando a fondo, possono considerarsi i nostri gesti più innocui. Continua a leggere Tutto il cibo di traverso: il pasto inquieto nella narrativa di Federigo Tozzi

(fasc. 36, 25 dicembre 2020)

L’uno “intellettualmente poligamo” e l’altro “dedito tutto a una cosa”. Borgese e Tozzi nei carteggi inediti

Author di Ilaria de Seta

E ti voglio bene come prima e più di prima,
e desidero di passare un paio d’ore con te.

G. A. Borgese (Parigi, 30-11-1916)

Il sodalizio

Borgese, nato nel 1882, e Tozzi, nato nel 1883, sono praticamente coetanei. Si incontrano a stento trentenni. Ma, mentre Tozzi vivrà solo trentasette anni, Borgese ne vivrà settanta. Dopo alcuni scambi epistolari, il primo incontro avviene a Cornigliano Ligure nel 1913. Borgese fa una lettera di presentazione a Tozzi per l’editore Quattrini. Cosa hanno in comune? Innanzitutto la città di residenza elettiva più o meno temporanea, Roma. Borgese vi si trasferisce nel 1910 da Torino con la cattedra di Letteratura tedesca e ci resta fino al 1917 (quando partirà per Milano); Tozzi ci arriva nel 1914, prendendo servizio alla Croce Rossa con il grado di caporale per l’entrata in guerra, e ci rimane fino alla morte. Il loro sodalizio si rafforza, con l’aggiunta di Pirandello, nel 1917. Continua a leggere L’uno “intellettualmente poligamo” e l’altro “dedito tutto a una cosa”. Borgese e Tozzi nei carteggi inediti

(fasc. 36, 25 dicembre 2020)

Distonie ambientali per ricuciture familiari in “Ricordi di un impiegato” di Federigo Tozzi

Author di Antonio R. Daniele

La consapevolezza e quasi la soddisfazione a essere inetti non può essere il segno di una vera e propria inettitudine. E questo è un dato che deve collocare Tozzi definitivamente al di là di certi presunti modelli di riferimento[1].

Le questioni biografiche che fanno da sfondo a Ricordi di un impiegato non hanno più peso di quanto ne abbiano sul resto dell’opera tozziana. Per cui, è il caso di dedicarsi prima di tutto alla scrittura, a come essa si presenta ed è offerta – quasi imposta – al lettore. Dopotutto, chi è Leopoldo Gradi? Un giovane che per la prima volta va a lavorare; che per questa ragione ha tutto da dimostrare alla famiglia, a un padre e a una madre che sono uomo e donna fatti. Ama una ragazza che in realtà ha frequentato pochissimo e con la quale intrattiene soprattutto una corrispondenza; lascia la città e va in un paesino di provincia (il che è la dinamica inversa rispetto a una discreta parte della nostra narrativa tardo-ottocentesca, dove – soprattutto dal meridione – abbandonare il paese natio per impiegarsi in città voleva dire ottenere il marchio dalla raggiunta redenzione civile e sociale). Continua a leggere Distonie ambientali per ricuciture familiari in “Ricordi di un impiegato” di Federigo Tozzi

(fasc. 36, 25 dicembre 2020)