Come ha opportunamente rilevato Luigi Matt[1] in un recente, lungo e documentato studio sulla lingua e sullo stile della narrativa camilleriana, i suoi testi sono stati spesso oggetto di «giudizi affrettati e letture impressionistiche»[2].
Matt individua tre istanze fondamentali nella narrativa dello scrittore siciliano: l’appartenenza alla «narrativa popolare»[3], dovuta all’aspirazione dell’autore a presentarsi come moderno «cantastorie»[4] di vicende accessibili a tutti, e la tendenza alla proliferazione di episodi minori; la promozione di una forma di «divertimento intelligente»[5] spesso sbilanciata verso la comicità[6], ma non aliena dall’includere anche altre componenti, fra le quali soprattutto quella tragica o grottesca[7]; infine, la presenza del gioco linguistico e l’adesione alle istanze dell’espressivismo, ovvero lo «sfruttamento intensivo di risorse (in particolare lessicali) estranee alla lingua comune, motivato dalla ricerca di un allontanamento dalla medietà»[8]. Continua a leggere Dal primo romanzo alla serie di Montalbano: ipotesi sulle scelte lessicali di Andrea Camilleri
(fasc. 34, 25 agosto 2020)