Nel 2016 l’antropologo Matteo Meschiari pubblica Artico Nero[1], testo ascrivibile al genere ibrido dell’antropofiction.
Che si voglia intendere il neologismo quale definizione di un nuovo genere letterario o, semplicemente, quale etichetta editoriale, l’antropofiction potrebbe sembrare l’ennesimo prodotto ibrido pronto a soddisfare una diffusa richiesta: quella di produrre, in chi legge, tanto un incremento di conoscenza quanto una risposta emozionale[2] intensa, solo in virtù della (presunta) verità dei fatti esposti. In realtà, l’operazione di Meschiari è ben più smaliziata e complessa e soprattutto non scommette solo sull’intensità emozionale di ciò che racconta, né sulla sua verità, ma su come racconta, sulla forza espressiva quale risultato di un sapiente lavoro stilistico–formale, capace, come nella retorica antica e nell’oratoria, di far apparire le cose non appena le si nomini[3]: Continua a leggere Il potere si combatte con “stile”. “Artico Nero” di Matteo Meschiari
(fasc. 33, 25 giugno 2020)