Wu Ming e il “New Italian Epic”

Autore di Marta Fieramonti

Rotta di collisione: New Italian Epic

L’espressione New Italian Epic venne coniata e utilizzata per la prima volta da Wu Ming nel marzo 2008 durante la presentazione di un workshop sulla letteratura italiana tenutosi alla McGill University di Montréal e durante il quale Wu Ming 1 tentò di fornire una propria panoramica dei fermenti che intravedeva nell’ambito delle lettere italiane[1]. Continua a leggere Wu Ming e il “New Italian Epic”

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

Max Gobbo e la riscrittura di un mito americano

Autore di Franco Zangrilli

Uno scrittore o è famoso per davvero, oppure deve lottare giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, per rimanere a galla. Se è vero che la gente dimentica presto, i lettori dimenticano nella metà del tempo.

(M. Gobbo)

Nell’immaginario degli scrittori contemporanei il mito dell’America assume significati e caratteri disparati. Esso comincia a essere coltivato all’inizio del Novecento; al riguardo sono esemplari, ad esempio, le Novelle per un anno di Pirandello. Alcune di esse sono ambientate a New York e rappresentano eventi tragici esperiti da adulti e da fanciulli (ad es., Una sfida, Il chiodo); tante altre trattano aspetti diversi dell’emigrazione, come mostra L’altro figlio, in cui si rappresenta il dramma di una vecchia madre che non riesce ad avere notizie dal figlio emigrato in America in cerca di fortuna. Continua a leggere Max Gobbo e la riscrittura di un mito americano

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

L’approccio psicoanalitico alla letteratura in Italia: il contributo di Trieste

Autore di Ebru Sarikaya

Le teorie psicoanalitiche iniziano a farsi strada, e a richiamare l’attenzione di studiosi e psichiatri italiani, a partire dal 1908. Da quel momento, infatti, comincia la divulgazione scientifica della psicoanalisi nella cultura italiana tramite alcuni articoli pubblicati su riviste psichiatriche dell’epoca. Ciononostante, soltanto intorno agli anni ’20 la diffusione massiva delle teorie di Sigmund Freud suscita un vero e proprio scalpore nel panorama italiano. Nonostante ciò, il numero di coloro che si occupano seriamente di tali teorie innovative è molto ridotto e l’indirizzo del gruppo italiano è unicamente freudiano: perciò, le idee di Jung e Adler, ad esempio, non si diffondono in Italia prima degli anni ’40. Continua a leggere L’approccio psicoanalitico alla letteratura in Italia: il contributo di Trieste

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

Dinanzi all’abisso. La ricerca di Dio nella poesia italiana del ’900

Autore di Alberto Luciano

Il poema tende a un Altro, esso ne ha bisogno, esso ha bisogno di un interlocutore. Lo va cercando; e vi si dedica[1].

(P. Celan)

– Mi abbranco naufrago alla disperazione; tutto son teso nell’invocazione; – di qui qui qui all’eternità[2]!

(G. Boine)

È nei confini di un limpido spazio allegorico che si compendia la parabola dell’io lirico[3] novecentesco nella sua ricerca dell’Altro: su di esso splende fiocamente la metafora del volto[4], archetipo che incarna la nozione stessa di alterità, colta, però, nella sua inespugnabilità, come opaca e inattingibile sostanza. Il volto si profila in una larvale epifania, sigillata in una sorda lontananza. E dinanzi a quel volto l’io lirico si pone in una condizione di attesa[5]: è questo un «orizzonte prospettico», nei termini in cui ne ha parlato Ernst Bloch[6], a cui il soggetto volge lo sguardo e verso il quale s’incammina. Ma l’intervallo che da esso lo separa coincide con una temporalità sospesa e scissa, che paralizza l’io dinanzi all’incompiuta imminenza di un avvento cui egli anela come al termine che possa redimere e giustificarne l’esistenza: la metafora equorea e quella del deserto[7] rappresenteranno, in tal prospettiva, proprio lo spazio da percorrere e attraversare per raggiungere l’Altro, il luogo abissale in cui Dio e uomo si fronteggiano, il contesto nel quale dialogano in silenzio[8]. Continua a leggere Dinanzi all’abisso. La ricerca di Dio nella poesia italiana del ’900

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

Sul limine della vita. Rosselli e Celan tra poesia e autobiografia

Autore di Niccolò Amelii

Benché Amelia Rosselli e Paul Celan siano stati entrambi poeti devoti principalmente a una poetica della figuralità metaforica e connotativa, tanto da essere spesso stati accusati a torto di produrre opere “oscure” e di difficile interpretazione e lettura, la tragica assurdità della loro crudele vicenda biografica rimane centrale entro le trame del loro tessuto lirico, un asse portante che assume un’importanza essenziale e decisiva anche nelle scelte tematiche che informano le loro poesie. Ma la realtà che emerge attraverso le loro liriche, sia essa quella passata o quella a loro contemporanea, quella evocata o quella rimossa, non diventa mai referente puro e diretto, rispecchiamento preciso e oggettivo, perché costretta a passare con puntigliosità attraverso le maglie e i filtri di un io lirico che per entrambi i poeti esaminati non è mai sempre e solo autobiografico o confessionale, ma acquisisce spesso una valenza biografica e di universalità storica. Accade ovviamente che le modalità e i dispositivi che Celan e la Rosselli utilizzano per piegare la Storia con la S maiuscola sotto il dominio della lingua poetica siano molto differenti ed eterogenei, muovendosi essi su piani formali e contenutistici assai diversi, provenendo da due antitetici background culturali e inseguendo a loro modo due distanti idee di far poesia. È possibile, tuttavia, evidenziare alcune direttive convergenti che si muovono sotto traccia – nel sottosuolo delle loro strategie testuali e dei loro procedimenti poetici –, capaci di mettere in rilievo le modalità all’interno delle quali l’indirizzo autoriale dei due poeti, almeno nella prima parte della loro produzione, arriva a intrecciarsi, a fondersi sino all’inscindibilità, con la loro (auto)biografia e viceversa. Continua a leggere Sul limine della vita. Rosselli e Celan tra poesia e autobiografia

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

«Ni tout à fait coupable[s], ni tout à fait innocente[s]». Storie di migrazione sociale in Elena Ferrante e Annie Ernaux

Autore di Sara Susta

Nei suoi quaderni di ventenne, Annie Ernaux annota «j’écrirai pour ‘venger ma race’»[1]. Il passaggio di classe che la conduce dal milieu popolare ereditato dai genitori a quello della borghesia intellettuale è per Ernaux la matrice della scrittura e sta alla base di un progetto letterario ben definito e coerente, entro il quale si può far rientrare quasi tutta la sua produzione post-romanzesca.

L’abbandono delle umili origini per mezzo dell’acquisizione di ciò che Bourdieu ha definito il «capitale culturale»[2] – corredato di sentimenti quali la paura di aver tradito e il senso di perenne di inadeguatezza – sembra infestare e permeare anche la tetralogia dell’Amica Geniale di Elena Ferrante, nella quale seguiamo il processo di maturazione emotiva e intellettuale di Elena, protagonista e voce narrante/scrivente[3], che possiede tutte le caratteristiche tipiche della transfuga di classe. Continua a leggere «Ni tout à fait coupable[s], ni tout à fait innocente[s]». Storie di migrazione sociale in Elena Ferrante e Annie Ernaux

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

L’enigma delle bambole: “Storia di un’amicizia” di Fanny & Alexander

Autore di Valeria Merola

Con circa un anno di anticipo rispetto alla messa in onda sugli schermi televisivi italiani e americani della prima serie ideata e diretta da Saverio Costanzo, la tetralogia di Elena Ferrante ha debuttato sulla scena del Teatro Astra di Torino nel giugno 2017. Naturale conseguenza del successo planetario dei romanzi dedicati a L’amica geniale e usciti per l’editore romano e/o tra il 2011 e il 2014, la trasposizione filmica e la scrittura teatrale colgono una predisposizione alla dimensione spettacolare, che sembrerebbe essere implicita già nella pagina narrativa. Il ritmo incalzante del racconto e l’individuazione di personaggi di grande presa emotiva sul lettore, insieme con la costruzione di una storia capace di intrecciarsi con un ritratto dell’Italia dal Dopoguerra ai giorni nostri, lasciavano supporre una resa cinematografica fin dall’uscita del primo volume dell’opera. Senza spingerci a immaginare una propensione della stessa autrice alla sceneggiatura – a cui pure avrebbe poi partecipato, in occasione della versione televisiva, con un team formato con il regista, Francesco Piccolo e Laura Paolucci -, si può comunque notare come i romanzi siano stati concepiti in modo da prestarsi agevolmente all’adattamento. A lasciarlo intuire è – tra l’altro – la struttura temporale che si avvale di flashback e organizza il racconto su piste parallele, ma anche lo spessore delle figure di Lila e di Lenù, che agevola il meccanismo di fidelizzazione. Continua a leggere L’enigma delle bambole: “Storia di un’amicizia” di Fanny & Alexander

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

Elena Ferrante e Alice Sebold. Appunti per un confronto

Autore di Mara Di Tella

Elena Ferrante e Alice Sebold: due scrittrici a confronto

Lo scopo del presente contributo è quello di proporre un primo confronto tra la scrittrice Elena Ferrante e la scrittrice americana Alice Sebold. Attraverso la lettura della quadrilogia dell’Amica geniale[1] e la lettura di Lucky[2] si individueranno temi ricorrenti che condurranno all’accostamento e all’analisi dei personaggi femminili, Elena e Lila e Alice e Lila, e a mettere in evidenza le analogie tra gli avvenimenti traumatici che caratterizzano le loro vite. Continua a leggere Elena Ferrante e Alice Sebold. Appunti per un confronto

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

Dalle “Cronache del mal d’amore” al ciclo dell'”Amica geniale”: continuità ed evoluzione nella narrativa di Elena Ferrante

Autore di Claudia Carmina

Le pubblicazioni e le riedizioni dei romanzi di Elena Ferrante obbediscono ad una precisa strategia di marketing e ad un progetto culturale che si mantiene fedele ad un intento di fondo: accreditare l’idea dell’unitarietà della produzione narrativa della scrittrice. L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta e Storia della bambina perduta sono pubblicati al ritmo di un romanzo all’anno tra 2011 e 2014. Dopo l’uscita nel 2011 del primo libro della quadrilogia L’amica geniale, nel 2012 Edizioni e/o pubblica il volume Cronache del mal d’amore, che riunisce L’amore molesto del 1991, I giorni dell’abbandono del 2002, La figlia oscura del 2006. Tra la prima pubblicazione dell’Amore molesto e quella della Figlia oscura trascorrono ventun anni. Il titolo complessivo, Cronache del mal d’amore, però annulla la distanza cronologica, appiattisce intenzionalmente la varietà e mette insieme romanzi molto diversi sotto una sigla tematica unica, il «mal d’amore»; è una forzatura che dà i suoi frutti: la “trilogia” sull’amore, ridisegnata solo retrospettivamente come tale, si affianca idealmente alla tetralogia sull’amicizia. Dal 2012 al 2015 appaiono negli Stati Uniti i quattro volumi conosciuti come “Neapolitan quartet” (My Brilliant Friend, The Story of a New Name, Those Who Leave and Those Who Stay, and The Story of the Lost Child), pubblicati da Europa Editions, la casa editrice gemella di Edizioni e/o, fondata dagli stessi Sandro Ferri e Sandra Ozzola Ferri. Nel 2017 sbarca nelle librerie italiane un prezioso volume rilegato in pelle che raccoglie l’intera quadrilogia: il ciclo L’amica geniale assume così la veste del “classico”. Continua a leggere Dalle “Cronache del mal d’amore” al ciclo dell’”Amica geniale”: continuità ed evoluzione nella narrativa di Elena Ferrante

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

“Storia della bambina perduta” di Elena Ferrante: il desiderio di narrare oltre la dicotomia autore/lettore

Autore di Isabella Pinto

Obiettivo di questo saggio è mostrare come Ferrante decostruisca la tradizionale opposizione tra autore e lettore, dove le due antinomiche entità interagiscono secondo un preciso «patto narrativo»[1], e al contempo ricostruisca, o tenti di ricostruire, un diverso rapporto tra autore e lettore[2]. Questo tipo di sperimentazione narrativa corre attraverso l’intera serie di L’amica geniale, condensandosi esplicitamente nella seconda parte del quarto e ultimo libro della tetralogia, Storia della bambina perduta. Continua a leggere “Storia della bambina perduta” di Elena Ferrante: il desiderio di narrare oltre la dicotomia autore/lettore

(fasc. 27, 25 giugno 2019)