«Ni tout à fait coupable[s], ni tout à fait innocente[s]». Storie di migrazione sociale in Elena Ferrante e Annie Ernaux

Autore di Sara Susta

Nei suoi quaderni di ventenne, Annie Ernaux annota «j’écrirai pour ‘venger ma race’»[1]. Il passaggio di classe che la conduce dal milieu popolare ereditato dai genitori a quello della borghesia intellettuale è per Ernaux la matrice della scrittura e sta alla base di un progetto letterario ben definito e coerente, entro il quale si può far rientrare quasi tutta la sua produzione post-romanzesca.

L’abbandono delle umili origini per mezzo dell’acquisizione di ciò che Bourdieu ha definito il «capitale culturale»[2] – corredato di sentimenti quali la paura di aver tradito e il senso di perenne di inadeguatezza – sembra infestare e permeare anche la tetralogia dell’Amica Geniale di Elena Ferrante, nella quale seguiamo il processo di maturazione emotiva e intellettuale di Elena, protagonista e voce narrante/scrivente[3], che possiede tutte le caratteristiche tipiche della transfuga di classe. Continua a leggere «Ni tout à fait coupable[s], ni tout à fait innocente[s]». Storie di migrazione sociale in Elena Ferrante e Annie Ernaux

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

L’enigma delle bambole: “Storia di un’amicizia” di Fanny & Alexander

Autore di Valeria Merola

Con circa un anno di anticipo rispetto alla messa in onda sugli schermi televisivi italiani e americani della prima serie ideata e diretta da Saverio Costanzo, la tetralogia di Elena Ferrante ha debuttato sulla scena del Teatro Astra di Torino nel giugno 2017. Naturale conseguenza del successo planetario dei romanzi dedicati a L’amica geniale e usciti per l’editore romano e/o tra il 2011 e il 2014, la trasposizione filmica e la scrittura teatrale colgono una predisposizione alla dimensione spettacolare, che sembrerebbe essere implicita già nella pagina narrativa. Il ritmo incalzante del racconto e l’individuazione di personaggi di grande presa emotiva sul lettore, insieme con la costruzione di una storia capace di intrecciarsi con un ritratto dell’Italia dal Dopoguerra ai giorni nostri, lasciavano supporre una resa cinematografica fin dall’uscita del primo volume dell’opera. Senza spingerci a immaginare una propensione della stessa autrice alla sceneggiatura – a cui pure avrebbe poi partecipato, in occasione della versione televisiva, con un team formato con il regista, Francesco Piccolo e Laura Paolucci -, si può comunque notare come i romanzi siano stati concepiti in modo da prestarsi agevolmente all’adattamento. A lasciarlo intuire è – tra l’altro – la struttura temporale che si avvale di flashback e organizza il racconto su piste parallele, ma anche lo spessore delle figure di Lila e di Lenù, che agevola il meccanismo di fidelizzazione. Continua a leggere L’enigma delle bambole: “Storia di un’amicizia” di Fanny & Alexander

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

Elena Ferrante e Alice Sebold. Appunti per un confronto

Autore di Mara Di Tella

Elena Ferrante e Alice Sebold: due scrittrici a confronto

Lo scopo del presente contributo è quello di proporre un primo confronto tra la scrittrice Elena Ferrante e la scrittrice americana Alice Sebold. Attraverso la lettura della quadrilogia dell’Amica geniale[1] e la lettura di Lucky[2] si individueranno temi ricorrenti che condurranno all’accostamento e all’analisi dei personaggi femminili, Elena e Lila e Alice e Lila, e a mettere in evidenza le analogie tra gli avvenimenti traumatici che caratterizzano le loro vite. Continua a leggere Elena Ferrante e Alice Sebold. Appunti per un confronto

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

Dalle “Cronache del mal d’amore” al ciclo dell'”Amica geniale”: continuità ed evoluzione nella narrativa di Elena Ferrante

Autore di Claudia Carmina

Le pubblicazioni e le riedizioni dei romanzi di Elena Ferrante obbediscono ad una precisa strategia di marketing e ad un progetto culturale che si mantiene fedele ad un intento di fondo: accreditare l’idea dell’unitarietà della produzione narrativa della scrittrice. L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta e Storia della bambina perduta sono pubblicati al ritmo di un romanzo all’anno tra 2011 e 2014. Dopo l’uscita nel 2011 del primo libro della quadrilogia L’amica geniale, nel 2012 Edizioni e/o pubblica il volume Cronache del mal d’amore, che riunisce L’amore molesto del 1991, I giorni dell’abbandono del 2002, La figlia oscura del 2006. Tra la prima pubblicazione dell’Amore molesto e quella della Figlia oscura trascorrono ventun anni. Il titolo complessivo, Cronache del mal d’amore, però annulla la distanza cronologica, appiattisce intenzionalmente la varietà e mette insieme romanzi molto diversi sotto una sigla tematica unica, il «mal d’amore»; è una forzatura che dà i suoi frutti: la “trilogia” sull’amore, ridisegnata solo retrospettivamente come tale, si affianca idealmente alla tetralogia sull’amicizia. Dal 2012 al 2015 appaiono negli Stati Uniti i quattro volumi conosciuti come “Neapolitan quartet” (My Brilliant Friend, The Story of a New Name, Those Who Leave and Those Who Stay, and The Story of the Lost Child), pubblicati da Europa Editions, la casa editrice gemella di Edizioni e/o, fondata dagli stessi Sandro Ferri e Sandra Ozzola Ferri. Nel 2017 sbarca nelle librerie italiane un prezioso volume rilegato in pelle che raccoglie l’intera quadrilogia: il ciclo L’amica geniale assume così la veste del “classico”. Continua a leggere Dalle “Cronache del mal d’amore” al ciclo dell’”Amica geniale”: continuità ed evoluzione nella narrativa di Elena Ferrante

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

“Storia della bambina perduta” di Elena Ferrante: il desiderio di narrare oltre la dicotomia autore/lettore

Autore di Isabella Pinto

Obiettivo di questo saggio è mostrare come Ferrante decostruisca la tradizionale opposizione tra autore e lettore, dove le due antinomiche entità interagiscono secondo un preciso «patto narrativo»[1], e al contempo ricostruisca, o tenti di ricostruire, un diverso rapporto tra autore e lettore[2]. Questo tipo di sperimentazione narrativa corre attraverso l’intera serie di L’amica geniale, condensandosi esplicitamente nella seconda parte del quarto e ultimo libro della tetralogia, Storia della bambina perduta. Continua a leggere “Storia della bambina perduta” di Elena Ferrante: il desiderio di narrare oltre la dicotomia autore/lettore

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

Elena Ferrante e il romanzo del Settecento. Una riflessione sull’identità del romanzo italiano

Autore di Daniela Mangione

Una trama ininterrotta

C’è un filo diretto che lega il romanzo italiano del Settecento ed Elena Ferrante.

La connessione può sembrare ardita, poco rigorosa; cercherò di chiarirla in poche righe, mescolando pericolosamente critica più paludata e critica militante.

Gli studi hanno mostrato negli ultimi trent’anni circa che il romanzo moderno italiano ha cominciato a crearsi già a metà Settecento, allineando numerosi esempi che hanno costituito il pregresso con il quale Foscolo e Manzoni si sono dovuti necessariamente confrontare[1]. Di tale passato la tradizione poco ha traghettato fino a noi, e per lo più solo quanto era uscito dalle penne di intellettuali “alti”, anche se meno letti. Sono rimasti, cioè, nelle antologie e nel canone, i romanzi scritti da Alessandro Verri o Ippolito Pindemonte – Le avventure di Saffo, Le notti romane, Abaritte. Storia verissima – seppure poco frequentati e decisamente slegati da ogni realtà contingente. I romanzi, invece, che narravano le storie personali di donne e uomini comuni e contemporanei – letti, passati di mano in mano, stampati in gran copia, ristampati, pubblicati in edizioni particolari per le ferie delle classi agiate[2] –, ebbene, questi subirono la stessa rimozione che era stata auspicata dagli intellettuali “alti” contemporanei alla loro pubblicazione. Questi romanzi, cioè, furono accusati di essere inverosimili – quando invece parlavano di donne che si muovevano nelle città del tempo, nei caffè del tempo, magari sfuggendo ai conventi, innamorandosi dietro le quinte dei teatri, fuggendo dalle camere chiuse dai padri, incrociando figure contemporanee per costumi e modi; mentre romanzi che davvero erano inverosimili, poiché parlavano di Saffo o di personaggi dell’antichità romana, sopravvissero all’oblio, e vennero annoverati in un canone durevolmente citabile. Continua a leggere Elena Ferrante e il romanzo del Settecento. Una riflessione sull’identità del romanzo italiano

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

Elena Ferrante in Spagna: conversazione con Celia Filipetto

Autore di Laura Cannavacciuolo

Nell’ottobre del 2017 nelle sale cinematografiche italiane debuttava Ferrante fever, il docufilm del regista Giacomo Durzi in cui, attraverso le voci degli scrittori più importanti (e influenti) del panorama letterario mondiale, si raccontano le trame, i luoghi e i protagonisti dei romanzi di Elena Ferrante. Quella data segna una tappa decisiva per ciò che concerne la consacrazione in Italia dell’opera letteraria della scrittrice di origine partenopea, la quale fino ad allora aveva riscontrato un’accoglienza timida e ambigua da parte dei critici del Bel Paese, resa palese soprattutto in occasione della più che mai discussa candidatura al Premio Strega del 2015. A distanza di quattro anni, invece, complice il progressivo accreditamento dell’attività della Ferrante anche da parte dell’Accademia, si sta finalmente assistendo a un’inversione di tendenza volta al superamento delle polemiche generate dalla scelta dell’anonimato da parte dell’autrice in favore di un’operazione di “riappropriazione” dei suoi testi non esente da approcci strettamente filologici. Continua a leggere Elena Ferrante in Spagna: conversazione con Celia Filipetto

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

Aporie, smottamenti, voragini nella versificazione di Giacomo Leopardi: la modalità della vertigine. L’incipit dell’Infinito: «Sempre caro mi fu quest’ermo colle»

Autore di Giuseppe Garrera - Sebastiano Triulzi

L’infinito inizia con l’infinito, dall’infinito, e nell’infinito. Sempre. Attacco senza tempo con avverbio infinito di tempo. Sempre. L’avverbio apre da subito da una voragine immensa, e in primo luogo dalla voragine degli affetti, della meccanica delle emozioni e del ricordo, ma ancora di più sulla magia o malìa del tempo, sul mistero del tempo: il colle è amato da sempre, è stato al poeta sempre caro. In realtà, Leopardi non dice mi è stato ma mi fu, e cioè nel passato, nel passato remoto, il colle è eternamente, ab aeterno, caro (ma solo nel passato remoto e senza riferimento al presente); e solo nel passaggio dolentissimo dall’attimo passato (mi fu, lo vedremo, è funebre e irrimediabilmente passato, e cioè passato per sempre, come ogni attimo alle nostre spalle: ogni attimo alle nostre spalle precipita in notte eterna e irrimediabile, dunque in un’eternità passata, è perduto per sempre)[1]. Continua a leggere Aporie, smottamenti, voragini nella versificazione di Giacomo Leopardi: la modalità della vertigine. L’incipit dell’Infinito: «Sempre caro mi fu quest’ermo colle»

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

• categoria: Categorie Letture critiche

“Verbum Park”. Rodolfo Vitone (1927-2019) poeta visivo e concreto

Autore di Gianni Garrera

Le premesse

1.

I sillabari dei bambini si attengono alla didattica del paradiso terrestre, in cui ogni cosa – la mela, il sole, il fiore – recava con sé il proprio nome, e le cose e le parole erano congiunte. Invece, nello stato di Natura, tutte le realtà stanno sotto i nostri occhi senza la parola, anzi, la cosa naturale nega la parola, e la Natura sembra estranea alla parola. Alcune soluzioni della poesia visivo-concreta provano a ripristinare la convivenza di nome e natura, di lettera e cosa, prima della loro scissione. Il quadro è un oggetto incongruo che accoppia cose naturali a parole o lettere, cosicché, nel complesso, si ricostituisce un legame. Continua a leggere “Verbum Park”. Rodolfo Vitone (1927-2019) poeta visivo e concreto

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

L’occhiolino dell’Ariosto

Autore di Inès Labib

Al caro ricordo del Professor José Guidi

«Quale altra poesia si è aggirata così disinvolta in un assoluto e perfetto spazio da gioco quanto quella dell’Ariosto?»[1], chiedeva Huizinga, rilevando lo “spirito ludico” del poeta.

La “disinvoltura” – o libertà e spontaneità[2] – ariostesca ci accompagna lungo la lettura del poema, toccando anche tematiche serie e personaggi interdetti. Ed è ciò che si vuole esporre in queste pagine, soffermandosi sul sorriso disinvolto del poeta riguardo allo spirito cavalleresco, al tema dell’amore coniugale e alla sfera religiosa nel Furioso. Continua a leggere L’occhiolino dell’Ariosto

(fasc. 26, 25 aprile 2019)