Sciascia classico o dell’ufficio della letteratura come agone conoscitivo

Author di Domenico Calcaterra

È quasi inevitabile chiedersi cosa ancora sia possibile dire intorno a Leonardo Sciascia, lo scrittore del secondo Novecento italiano che forse più di ogni altro sembra essere stato studiato dietro ogni prospettiva critica: l’antropologo e il mafiologo; il saggista; il critico; l’editore talent scout; il giornalista; il rapporto con i suoi padri e il pantheon dei suoi lari (gli scrittori che hanno agito da bussola, in qualche modo, per lo scrittore di Racalmuto) ecc. Continue reading Sciascia classico o dell’ufficio della letteratura come agone conoscitivo

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Le novelle di Verga tra continuità e innovazione letteraria. Il caso di “Nedda”

Author di Dario Stazzone

La critica ha progressivamente ridimensionato il valore di «svolta» letteraria attribuito a Nedda, il «bozzetto siciliano» che Verga ha scritto durante il soggiorno milanese e ha dato alle stampe nel giugno 1874. Tra i primi esegeti dell’opera verghiana che hanno messo in evidenza il significato della novella, lo scarto di contenuto rispetto alla precedente produzione narrativa e la scoperta di un nuovo filone letterario, vi è Luigi Capuana[1]. La posizione del menenino ha segnato la storia della critica verghiana. Eppure già un saggio capitale come Verga e il naturalismo di Giacomo Debenedetti non mancava di confutare, nelle pagine dedicate a Nedda, l’idea capuaniana di una netta cesura, di una «svolta» improvvisa[2], sottolineando invece l’esistenza di una serie di rinvii sottili e spesso inconsci che facevano da ponte tra l’opera precedente e le future scelte dell’autore: «Anche noi siamo d’accordo che la serie dei capolavori verghiani – o per lo meno la maturità dell’opera del Verga – debba farsi iniziare con Nedda, bozzetto siciliano, anche se Nedda non è ancora un capolavoro»[3]. Continue reading Le novelle di Verga tra continuità e innovazione letteraria. Il caso di “Nedda”

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Contronarrazione, romanzo e soggettività. Appunti per una nuova alleanza

Author di Alessandro Gaudio

Nella cronaca del Nord gli uomini agiscono in silenzio, fanno la guerra, concludono la pace, ma non dicono (né la cronaca aggiunge) perché essi fanno la guerra, per quali ragioni fanno la guerra, per quali ragioni fanno la pace; in città, alla corte del principe, non c’è nulla da sentire, tutto è silenzioso; tutti siedono a porte chiuse e deliberano per loro conto; poi le porte si aprono, gli uomini escono per apparire sulla scena, vi compiono un’azione qualunque, ma agiscono in silenzio[1].

Oggi la voce “contronarrazione” (o “narrazione alternativa”) è abbastanza diffusa nel linguaggio giornalistico[2], ma complessivamente ancora poco attestata nell’uso, tanto che non è presente su nessuno dei principali dizionari di italiano[3]. Ad ogni modo, una rapida rassegna lessicografica consente di fornire una definizione di massima del lemma come critica avvertita e competente di tutte le forme di potere, sperequazione, sfruttamento, repressione e violenza sociale e di genere, compresi i miti, i falsi idoli, i pregiudizi, il conformismo e l’alienazione. “Contronarrazione”, perciò, come messaggio che offre un’alternativa, anche sul piano lessicale, alla propaganda o come modo differente per decostruire o delegittimare la narrazione dominante attraverso una sintesi concreta, priva di infingimenti e non semplicemente reattiva. Mi sembra, infatti, che il vocabolo, per quanto debba essere considerato come contestazione e netta contrapposizione rispetto a “narrazione”, termine antinomico ma non del tutto antitetico, di questo conservi la struttura e gli aspetti più schiettamente affabulatori e analitici. Continue reading Contronarrazione, romanzo e soggettività. Appunti per una nuova alleanza

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

• categoria: Categories Sul romanzo

Il “romanzo di famiglia” nella narrativa di Edoardo Calandra, da “Reliquie” alla “Bufera”

Author di Monica Lanzillotta

Le opere di Edoardo Calandra, pervase dall’ossessione della perdita della madre (Malvina Ferrero muore quando Edoardo ha soli sei anni) e dal complesso edipico[1], sono tutte ascrivibili al Familienroman[2] e, tra di esse, quelle che possono essere considerate “romanzi di famiglia” sono: Reliquie (1883), I Lancia di Faliceto (1886), La contessa Irene (1889), Il tesoro (racconto di Vecchio Piemonte, 1905), A guerra aperta (1906) e La bufera (1911).

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(fasc. 39, 25 giugno 2021)

Le responsabilità del romanzo. A proposito di un recente studio

Author di Gian Paolo Caprettini

− Non m’intendo di romanzi, disse il signor Touchett.
− Sono convinto che i romanzi siano fatti con grande abilità, ma suppongo che non siano molto fedeli
(H. James, Ritratto di signora, cap. VI)

Formazione e destino

Il romanzo, tema dai molti interrogativi e dalle tante svolte. Ha scritto Eleazar M. Meletinskij che «il romanzo a differenza dell’epos condivide con la fiaba anche l’interesse specifico per la formazione ed il destino – prove e avventure – dei singoli personaggi»[1]. Continue reading Le responsabilità del romanzo. A proposito di un recente studio

(fasc. 39, 25 giugno 2021)

• categoria: Categories Sul romanzo

Fra natura e convenzione. Sulle “fictional minds” e sul loro studio

Author di Filippo Pennacchio

Nell’introduzione a The Emergence of Mind, una raccolta di saggi pubblicata nel 2011 e incentrata sulle rappresentazioni dell’interiorità in letteratura, David Herman sosteneva un’idea molto impegnativa. Dal suo punto di vista, non ci sarebbe alcuna differenza sostanziale fra real e fictional minds, cioè, a dirla in italiano, fra le menti delle persone in carne e ossa e quelle dei personaggi di finzione. Più precisamente, rispetto alle seconde le prime non sarebbero meno «accessibili». Così come in un romanzo possiamo entrare in contatto con ciò che un personaggio pensa e prova, anche nella vita di tutti i giorni potremmo accedere ai pensieri delle persone con cui interagiamo. Del resto, Herman spiega che «le procedure attraverso cui approcciamo le menti rappresentate nei racconti di finzione si basano inevitabilmente su quelle a cui ricorriamo per interpretare le menti che incontriamo in altri contesti (e viceversa)»[1]. Continue reading Fra natura e convenzione. Sulle “fictional minds” e sul loro studio

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Il doppio moltiplicato. Una prospettiva sull’ “Amica geniale” di Elena Ferrante

Author di Giulio Savelli

La libertà di Elena

Il primo doppio nella storia letteraria occidentale è l’Elena di Euripide. In questa singolare opera teatrale Elena non è stata mai a Troia, dove invece si trovava, costruito da Era con una nuvola, un suo doppio, «un fantasma dotato di respiro, fatto con un pezzo di cielo»[1]. La vera Elena era stata condotta invece in Egitto, presso il re Teoclimeno. Fra i molti aspetti originali dell’Elena euripidea spicca il trattamento del doppio, che, anziché essere una trappola identitaria, è liberazione simbolica da un’identità imposta – segnata dalla colpa dell’adulterio e dalla responsabilità della sanguinosa guerra – e preludio di una liberazione effettiva, in fuga dalla tirannia e dalle pretese dell’odioso Teoclimeno. Il topos dello smarrimento di fronte alla duplicazione identitaria è, sì, presente, ma pesa tutto su Menelao. Per Elena è relativamente facile: «il nome può stare ovunque, il corpo no»[2], afferma. Questa è la chiave simbolica della libertà di Elena: l’avere un doppio (che al momento giusto svanisce) non la turba minimamente, quando invece a Menelao appare una contraddizione e un’impossibilità sostanziale. Per Menelao, così come sarà per Sosia nell’Anfitrione di Plauto, il doppio è perturbante; per Elena è solo un gioco degli dei. Continue reading Il doppio moltiplicato. Una prospettiva sull’ “Amica geniale” di Elena Ferrante

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Narrazione e rappresentazione della coscienza del signor Palomar

Author di Michele Maiolani

Storia e preistoria del signor Palomar

Si è inevitabilmente parlato molto di Palomar come di un libro incentrato sulla visibilità e basato sulla registrazione della porzione di realtà che il protagonista osserva[1]. Di conseguenza, il signor Palomar è sembrato spesso come un tipico personaggio dell’ultimo Calvino: privo di spessore e di introspezione come il Qfwfq delle Cosmicomiche o il guidatore notturno di Ti con zero, è stato spesso descritto come un puro occhio disincarnato che indaga la realtà in maniera analitica e distaccata. Al signor Palomar è stata, dunque, attribuita la stessa mancanza di individuazione propria dei personaggi della narrativa calviniana da metà anni Sessanta in poi. Qwfwq muta spesso forma e ha caratteri decisamente non antropomorfici, mentre i personaggi in Ti con zero o di Se una notte d’inverno un viaggiatore finiscono per essere puri nomi o mere funzioni narrative (il Lettore, la Lettrice)[2]. In queste opere spesso a venire meno è persino la descrizione fisica del personaggio, sul cui aspetto esteriore il lettore non può avere praticamente modo di farsi un’idea. Cade, insomma, qualunque volontà di mimesi e vengono fornite al lettore scarse informazioni anche sullo storyworld in cui si svolgono le vicende narrate. Continue reading Narrazione e rappresentazione della coscienza del signor Palomar

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Tutto in un punto. Io estroflesso ed esperienzialità

Author di Carlo Tirinanzi De Medici

Al Gresham Hotel

La critica e la narratologia per lungo tempo hanno considerato le modalità descritte da Hamburger e Cohn, cioè quelle che evidenziano i pensieri dei personaggi, la chiave d’accesso privilegiata all’interiorità dei personaggi stessi. Il Modernismo, da questo punto di vista, con il suo uso estensivo dell’indiretto libero e del flusso di coscienza, è diventato il metro di riferimento per chiunque voglia studiare i racconti dell’Io, che prende spesso la forma del romanzo di coscienza[1]. D’altra parte, è con il Modernismo che letterariamente inizia l’inward turn di inizio secolo[2]: in questa fase «i fatti esteriori […] hanno perduto completamente il loro predominio e servono a provocare e interpretare i movimenti interiori»[3], movimenti spesso minimi (le «intermittenze del cuore») e contrastanti, restii a una sintesi stabile. È la conseguenza della “sostituzione” di un’idea fissista[4] della personalità e dell’Io, secondo la quale il soggetto è dominato da una configurazione stabile della psiche (da cui i caratteri teofrastei) che Mazzoni rubrica sotto la definizione di Charakter. Con l’avvento della moderna psicologia questa concezione viene meno e l’Io diventa un terreno di lotta tra istanze contrapposte[5]. Dal punto di vista narrativo, il romanzo di coscienza che si sviluppa in epoca modernista, sulla scorta dell’inward turn, è la forma principe per concentrarsi sulle fratture della soggettività, centro delle inquietudini culturali del tempo, e mostrare i piani di senso (i pensieri contrastanti, il continuo ritornare della mente che aggredisce un problema da più punti di vista) e piani temporali, ricordi e pensieri. Continue reading Tutto in un punto. Io estroflesso ed esperienzialità

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Verso la situazione narrativa figurale: il caso di una novella verghiana

Author di Concetta Maria Pagliuca

Un passo indietro?

«Uno dei più densi e contraddittori svincoli o nodi di transito di tutte le Rusticane»: così Giancarlo Mazzacurati definisce Cos’è il Re[1].

La trama è semplice: in occasione della visita del Re Ferdinando II in Sicilia, viene affidato a compare Cosimo, lettighiere, il compito di trasportare il sovrano e la consorte. Gli eventi narrati riguardano una sola giornata (il piovoso 10 ottobre 1838, stando alle fonti storiche); solo la parte finale della novella, con un notevole salto temporale, accenna alle ripercussioni dell’Unità d’Italia sul protagonista. Continue reading Verso la situazione narrativa figurale: il caso di una novella verghiana

(fasc. 39, 31 luglio 2021)