Una scrittura tagliente come una lama: “Fuoco al cielo” di Viola Di Grado

Autore di Maria Panetta

L’ultimo romanzo di Viola Di Grado è uno di quei libri che, in certi particolari momenti della vita, non avresti voglia di leggere: di quei libri dai quali non si esce indenni, che ti rimescolano il sangue. Quando arrivi alla fine, sei lieto di averlo fatto; però, nell’intervallo tra l’incipit e l’explicit ti sei interrotto più volte a prendere fiato, tanta è la densità della pagina e la fruttuosa complessità che mette in campo: fatto sta che, di certo, percorsa l’ultima riga, ne esci con la certezza di non aver buttato il tuo prezioso tempo.

A mio modesto avviso, oggi non è semplice imbattersi in un libro, specie di narrativa, che non ti lasci addosso la spiacevole impressione che il lasso di tempo dedicato alla lettura poteva essere impiegato “meglio”. A maggior ragione, dunque, sei grato a un autore che ti fa ricredere sulla letteratura contemporanea. E, nella fattispecie, ti fa sperare nel presente e nel futuro del romanzo. Continua a leggere Una scrittura tagliente come una lama: “Fuoco al cielo” di Viola Di Grado

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

Croce e la catastrofe. Gli scenari apocalittici dei terremoti di Casamicciola e Reggio

Autore di Maria Panetta

Il terremoto, con le sue conseguenze spesso devastanti e tragiche, richiama l’idea dell’Apocalissi, in quanto catastrofe naturale; e, in qualità di catastrofe naturale, s’inscrive in una temporalità di carattere ciclico, rompendo col concetto di tempo lineare della Storia, concluso dall’Apocalissi in quanto fine del mondo.

Nel caso particolare della tragica esperienza del giovane Benedetto Croce, si allude – ovviamente – soprattutto a un concetto metaforico di apocalissi, indagata nella sua “ricezione privata” e intesa come crollo della base vitale, come dolore lancinante della perdita, come imprevista e improvvisa epifania dell’angoscia nella quotidianità del vivere. Nel caso di Croce, dunque, sono stata affascinata da un’ipotesi interpretativa che è venuta maturando in me soprattutto in seguito alla lettura dei densi Taccuini di lavoro del filosofo e che s’impernia essenzialmente su due assunti: a) la nascita della riflessione filosofica dal trauma[1]; b) il delinearsi di un’etica intransigente, per contrasto, proprio a partire dal disagio della patita provvisorietà, vissuta attraverso l’esperienza dirompente del terremoto. Continua a leggere Croce e la catastrofe. Gli scenari apocalittici dei terremoti di Casamicciola e Reggio

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

Croce, la «croce» e il senso della cristianità

Autore di Francesco Postorino

In questo lavoro vorrei provare a risolvere alcune ambiguità che investono il rapporto in effetti controverso tra Benedetto Croce e il cristianesimo. Vi sono studiosi che lo considerano un pensatore ateo, altri un filosofo cristiano in senso lato e altri ancora vedono una sottile compatibilità fra il suo sistema, inaugurato intorno ai primi anni del secolo scorso, e la direzione di Cristo.

Credo che la cosa migliore sia quella di scendere con spregiudicatezza ermeneutica nei labirinti della sua cornice speculativa e capire quanto vi sia davvero di trascendente e, soprattutto, se si tratta eventualmente di una trascendenza legata alla cristianità. Il mio intento è dimostrare che la sua filosofia in qualche modo comunica con dio; ma non è il Dio-Padre o il Dio-Amore che da duemila anni batte nel cuore di chi rinasce grazie ai suoni imprevedibili del Paraclito. Continua a leggere Croce, la «croce» e il senso della cristianità

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

Carabellese versus Croce. Che cosa significa essere filosofi (e idealisti)?

Autore di Antonio Lombardi

L’ontocoscienzialismo come alternativa all’egemonia hegelista: Carabellese tra gli idealisti

Forse l’aspetto più interessante della figura del filosofo pugliese Pantaleo Carabellese (Molfetta, 1877-Genova, 1948) consiste nel fatto che egli volle, almeno nelle intenzioni, presentare se stesso come un alacre (e talvolta acre) critico dell’Idealismo, al fine di essere più idealista – o, meglio, più autenticamente tale – di coloro che nel tempo in cui operò potevano considerarsi i veri e propri dioscuri dell’Idealismo europeo, ovvero Croce e Gentile1: «hegelismo o neohegelismo non vuol dire idealismo, e tanto meno vuol dire idealismo italiano»2. Continua a leggere Carabellese versus Croce. Che cosa significa essere filosofi (e idealisti)?

  1. Che essi avessero, anche rispetto ad autorevolissime figure di idealisti d’oltralpe, un ruolo preminente è testimoniato, ad esempio, dal fatto che Robin George Collingwood (tra i pochi superstiti della gloriosa tradizione idealistica britannica ottocentesca, nella fase che contraddistinse la sua decadenza in concomitanza alla nascente filosofia analitica) si rifacesse esplicitamente a Croce e Gentile, importandone e rielaborandone le dottrine. Cfr. J. Connelly, Collingwood, Gentile and Italian Neo-Idealism in Britain, in Thought Thinking. The Philosophy of Giovanni Gentile, a cura di B. Haddock e J. Wakefield, Exeter, Imprint Academic, 2015, pp. 205-34. Lo stesso Carabellese, inoltre, fa notare come sia Friedrich Ueberweg sia Léon Brunschvicg, pur ignorando nelle loro ricostruzioni storiche i grandi nomi della tradizione filosofica italiana, riservino una menzione speciale proprio ai neohegelisti, meritevoli addirittura di averne creata per la prima volta una. Cfr. P. Carabellese, L’idealismo italiano. Saggio storico-critico (1938), II ed. con aggiunte, Roma, Edizioni Italiane, 1946, pp. 84-85.
  2. Ivi, p. vii.

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

Il lirico sospiro di un istante. L’estetica crociana e i suoi critici

Autore di Michele Lasala

L’arte come pura intuizione

La pubblicazione nel 1902 dell’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale di Croce sembra segnare emblematicamente la linea di confine fra la fine di una tradizione filosofica e l’inizio di un nuovo orientamento di pensiero, non soltanto nell’ambito strettamente legato alla riflessione sull’arte e sulla bellezza, ma anche più in generale rispetto al modo stesso di intendere e interpretare la realtà.

L’Estetica crociana potrebbe essere per tal ragione posta affianco a tutte quelle opere contro cui o con cui si deve prima o poi avere a che fare, come il Discorso sul metodo di Descartes, La Critica della ragion pura di Kant, La fenomenologia dello spirito di Hegel, Essere e tempo di Heidegger. Continua a leggere Il lirico sospiro di un istante. L’estetica crociana e i suoi critici

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

Da Paolo Bonetti ad Alfonso Musci: due recenti volumi su Croce

Autore di Maria Panetta

Ringrazio, innanzitutto, Paolo D’Angelo per avermi invitato a presentare questi due recenti volumi su Croce che, con stile e metodo diversi, indagano sul pensatore e ne rinverdiscono la presenza e l’eredità[1].

Il mio approccio da italianista risulterà, credo, diverso da quello di Marcello Mustè e Rosalia Peluso, e spero che possa apportare qualche utile spunto di riflessione ulteriore rispetto alle loro competenti osservazioni di taglio più opportunamente filosofico: mi auguro, pertanto, di riuscire a dare un’altra chiave di lettura di questi due saggi, a loro modo diversamente preziosi per lo studio di Croce. Continua a leggere Da Paolo Bonetti ad Alfonso Musci: due recenti volumi su Croce

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

«fermare la fantasia»: leggere “L’università di Rebibbia” di Goliarda Sapienza attraverso lettere e documenti inediti

Autore di Alessandra Trevisan

Ero bambino allora, mi faceva paura la prigione.
È che non conoscevo ancora gli uomini.

(L.-F. Céline, Viaggio al termine della notte)1

Quando Goliarda Sapienza fu rinchiusa a Rebibbia nell’ottobre del 1980, attorno alla sua vicenda si sviluppò un largo dibattito sostenuto da numerose voci rintracciabili su quotidiani, riviste e in presentazioni pubbliche fino al 1983, anno della diffusione dell’Università di Rebibbia per Rizzoli, che ebbe una notevole fortuna critica. Non è affatto necessario ribattere sulla vicenda di cronaca che, nel 19792, portò l’autrice a rubare alcuni gioielli a un’amica – seguirono un’indagine e l’arresto di Modesta-Goliarda –, ma può essere opportuno rimettere al centro del discorso critico le successive dichiarazioni di Sapienza e di giornalisti, critici, intellettuali che si occuparono del “romanzo-diario” prima e dopo la pubblicazione, allargandone talvolta i confini letterari, testimoniando l’impatto che ebbe dal punto di vista della ricezione e sulla storia delle donne ma anche il rapporto della scrittrice con il proprio lavoro intertestuale. Continua a leggere «fermare la fantasia»: leggere “L’università di Rebibbia” di Goliarda Sapienza attraverso lettere e documenti inediti

  1. La prima traduzione dal francese è di Alex Alexis (Milano, Dall’Oglio, 1966): «J’étais un enfant alors, elle me faisait peur la prison. C’est que je ne connaissais pas encore les hommes», in Voyage au bout de la nuit, Paris, Gallimard, 1952, p. 15 (I ed. Denoël et Steele 1932).
  2. La data di “aprile” è tratta da (s. a.), In vetrina gioielli rubati. Arrestata una nota scrittrice, in «Il Tempo», 5 ottobre 1980 anche se nell’83 si parlerà di settembre ’79. Giovanna Providenti in La porta è aperta, op. cit., offre una breve rassegna stampa: pp. 160, 196. Cfr. (s. a.), Arrestata la scrittrice Sapienza. Aveva venduto gioielli rubati, in «Corriere della sera», 5 ottobre 1980; C. De Simone, Vendeva gioielli rubati la scrittrice Goliarda Sapienza, in «Corriere della sera», 5 ottobre 1980; (s. a.), Scoperto un giro di gioielli rubati grazie al nome d’una eroina letteraria, in «Paese sera», 5 ottobre 1980; il titolo emblematico di Daniela Pasti Goliarda Sapienza, una vita vissuta come una scommessa, in «Repubblica», 8 ottobre 1980. Curioso come, in alcuni di questi articoli, condotti quasi a replicare un “comunicato stampa”, si citi per la prima volta il non pubblicato romanzo l’Arte della gioia, sino ad allora menzionato soltanto da Adele Cambria in Dopo l’Orca arriva la Gattoparda, in «Il Giorno», 6 settembre 1979.

(fasc. 24, 25 dicembre 2018)

Cerimonie gastronomiche nella «Palinodia» e nei «Nuovi credenti» di Giacomo Leopardi: la società gourmet

Autore di Giuseppe Garrera - Sebastiano Triulzi

Proprio all’inizio della Palinodia al marchese Gino Capponi e dei Nuovi credenti, Leopardi si sofferma con particolare irritazione a guardare degli intellettuali progressisti del proprio tempo mentre, seduti al bar o al ristorante, consumano l’aperitivo e disquisiscono dei problemi del mondo e della società, confrontano idee e si aggiornano, soddisfatti di se stessi, compiaciuti, con lo stomaco e la considerazione di sé in giulebbe, ognuno prendendosi molto sul serio e sorseggiando assieme alla cioccolata le proprie fessissime idee, anzi pasteggiando opinioni e sapori, soluzioni e pasticcini, e ordinando un’altra tazza per accompagnare la beatitudine del sigaro e la digestione dell’ultimo articolo assaporato nel giornale. La scena è feroce. Continua a leggere Cerimonie gastronomiche nella «Palinodia» e nei «Nuovi credenti» di Giacomo Leopardi: la società gourmet

(fasc. 24, 25 dicembre 2018)

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Una ferma utopia. La parabola di una generazione nella poesia di Piera Oppezzo

Autore di Sebastiano Triulzi

È possibile individuare tre tempi nella poesia, nella parabola, non necessariamente biografica, di Piera Oppezzo. All’inizio una paralisi quasi totale, cui fa seguito «una ferma utopia», che credo sia il grande momento chiamiamolo femminile, cioè di solidarietà, del pensare radicalmente una nuova società e un nuovo modo di vivere; e infine, terribile, la restaurazione, il riflusso, e dunque di nuovo la chiusura. Continua a leggere Una ferma utopia. La parabola di una generazione nella poesia di Piera Oppezzo

(fasc. 24, 25 dicembre 2018)

Il “Pasticciaccio”, un giallo «assoluto»

Autore di Ettore Bellavia

I nostri metodi criminalistici sono insufficienti, e quanto più li perfezioniamo tanto più insufficienti diventano alla radice. Ma voi scrittori di questo non vi preoccupate. Non cercate di penetrare in una realtà che torna ogni volta a sfuggirci di mano, ma costruite un universo da dominare. Questo universo può essere perfetto, possibile, ma è una menzogna. Mandate alla malora la perfezione se volete procedere verso le cose, verso la realtà, come si addice a degli uomini, altrimenti statevene tranquilli, e occupatevi di inutili esercizi di stile1.

A parlare è l’ex comandante della polizia cantonale di Zurigo in La promessa: un requiem per il romanzo giallo, di Friedrich Dürrenmatt. È il 1958. Un anno prima, in Italia, l’editore Garzanti riusciva nell’impresa di pubblicare Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda, il giallo più «assoluto»2 di sempre, secondo Leonardo Sciascia. Continua a leggere Il “Pasticciaccio”, un giallo «assoluto»

  1. F. Dürrenmatt, La promessa: un requiem per il romanzo giallo, trad. italiana di S. Daniele, Milano, Feltrinelli, 2005, p. 17.
  2. L. Sciascia, Breve storia del romanzo poliziesco, in Id., Cruciverba, Torino, Einaudi, 1983, p. 231.

(fasc. 24, 25 dicembre 2018)