Vittorio Bodini e la traduzione “poetica” di un romanzo: il caso di “Fiestas” di Juan Goytisolo (Einaudi, 1959)

Autore di Valentina Tomassini

Introduzione

Il presente contributo si propone di indagare un particolare aspetto della traduzione del romanzo Fiestas di Juan Goytisolo[1] realizzata da Vittorio Bodini al termine degli anni Cinquanta, un decennio di forte rinnovamento della pratica traduttiva e letteraria in Italia. Pur mantenendo l’assetto di un romanzo, di fatto, la versione bodiniana presenta degli elementi tipici del genere poetico: non si tratta soltanto della creatività “lirica” che emerge da alcune scelte traduttive, ma anche dell’inserzione, nell’italiano, di veri e propri stilemi della traduzione appartenenti alla lingua della poesia novecentesca, a cui, naturalmente, è possibile aggiungere anche, come ulteriore istanza, la produzione del poeta salentino. In effetti, alcune soluzioni sembrano riecheggiare i tratti distintivi di movimenti specifici, come il crepuscolarismo, assecondando quindi il meccanismo della memoria poetica; altre, invece, coincidono con la riproduzione di interi sintagmi estrapolati dai versi del Bodini poeta e collocati tra le righe del testo goytisoliano. In entrambi i casi, il traduttore è animato dallo stesso intento: soddisfare una serie di priorità estetiche, che vanno dalla questione stilistica al puro “capriccio”. È proprio quest’urgenza di connotare la forma, di plasmare il linguaggio attorno a sé, innalzando lievemente il registro, a rendere la voce del poeta immediatamente riconoscibile al suo lettore e a confermare il suo statuto di «transautore»[2] del testo. Continua a leggere Vittorio Bodini e la traduzione “poetica” di un romanzo: il caso di “Fiestas” di Juan Goytisolo (Einaudi, 1959)

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

“Città di Cristallo”, un racconto di Carlos Yushimito del Valle

Autore di Arianna Palagi

Carlos Yushimito del Valle (Lima, 1977) nasce in una famiglia di origine giapponese: suo nonno Eisuke Yoshimitsu[1] emigrò in Perù tra il 1920 e il 1930, dopo essere stato espulso dal Giappone per motivi politici oggi ancora ignoti. Carlos Yushimito è quindi un sansei, ovvero un discendente nipponico di terza generazione, per cui il legame con il paese dei suoi antenati è molto sottile. Nonostante ciò, anche un cittadino del mondo come Yushimito, che ha vissuto per molti anni negli Stati Uniti e adesso abita in Cile, non può fare a meno di riflettere sulla condizione nikkei, ovvero quella dei tanti cittadini di origine giapponese che risiedono ormai da molti decenni in terra peruviana. Continua a leggere “Città di Cristallo”, un racconto di Carlos Yushimito del Valle

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

Storie di collezionismo di strada: Pincherle, Bazlen e Trieste

Autore di Giuseppe Garrera

Tra le cose più magiche e capaci di sortilegio del collezionismo e di tali forme di cacce ci sono le mappe, e cioè la segnatura dei punti, e i luoghi, dove ritornare, dove ripassare, i tragitti obbligati, e la mappatura di una città, di un luogo di villeggiatura, di una città dove si capitò anche solo per un parente che si sposava, con segnati i negozi, le gallerie, le bancarelle, i mercati, i rivenditori, i possibili appuntamenti (in questo senso ci sono due Venezie, due Firenze, due Bologne, due Rome ecc.)1. Continua a leggere Storie di collezionismo di strada: Pincherle, Bazlen e Trieste

  1. Estratto dal saggio Storie di collezionismo di strada di Giuseppe Garrera, in uscita il 9 novembre 2018 ed edito dalla Casa di Goethe di Roma in occasione della mostra Costellazione 2. Si ringraziano l’autore e l’editore per l’anticipazione.

(fasc. 23, 25 ottobre 2018)

Juan Ramón Masoliver, un mediatore culturale tra Spagna e Italia

Autore di Alina Navas - Chiara Sinatra

Masoliver: “Profili” e “ombre”

Grazie ai contributi di svariati studiosi che ne stanno riconsiderando il ruolo, a vent’anni dalla sua scomparsa si torna a parlare di Juan Ramón Masoliver. A causa del suo inquadramento nel primo Franchismo, per lungo tempo il suo nome è stato dimenticato in Spagna, mentre la sua produzione non è mai stata veramente studiata in Italia. Allo stesso modo, la sua permanenza in questo paese è stata raccontata più in chiave etnocentrica che in quella di mediazione culturale. Con questo lavoro desideriamo riportare alla luce una figura controversa che, seppure con le sue ombre, indubbiamente agì da mediatore tra i due paesi e le due culture. Un ruolo, questo, che Masoliver portò avanti ben oltre gli anni delle dittature e che, grazie alla sua attività di corrispondente per importanti testate spagnole, lo vide impegnato costantemente nella selezione e diffusione di autori e opere di entrambi i paesi, mentre come traduttore si dedicava alla ricerca dell’interpretazione profonda della cultura italiana. Continua a leggere Juan Ramón Masoliver, un mediatore culturale tra Spagna e Italia

(fasc. 16, 25 agosto 2017)

“Precarios”/”Precari”, con una nota di Davide Rondoni

Autore di Carmen Leonor Ferro

Nota

I precari di Carmen Leonor Ferro sono i nipotini, un secolo dopo, degli «uomini impagliati» di T. S. Eliot. Di coloro a cui è destinata «mezza sigaretta ogni due uomini» e «mezza pinta di birra amara» per due donne. In un’epoca che non cerca più risposte alle domande fondamentali ma lascia dietro di sé come monumenti nastri di strade asfaltate e migliaia di palline da golf perdute ˗ come previde e presoffrì il grande poeta americano e inglese, che andando controcorrente ha subito poi per tutto il secolo la “guerra” di coloro che invece quella corrente seguirono e alimentarono, dalla Woolf a Larkin ˗ i versi limpidi e struggenti della Ferro sono il diario ontologico di una generazione erede di quel vuoto. Un vuoto, un deserto che «pressato nel treno della metropolitana» ci viene mostrato dalla poeta introiettato tra intenzione e atto, aspirazione e desiderio reale, sogno e impegno. Insomma una precarietà “lavorativa” ma che riguarda innanzitutto la vita stessa intesa come lavoro, come impegno a cercarne  il significato e quel che Luzi chiamava «durare oltre quell’attimo». Sono precari lavorativi, affettivi, nell’ethos, nell’eros, nell’agape. Ferro ci lascia poesie brevi, senza forzature teatrali né facile pathos. Una lingua asciutta ma capace di arrivare di taglio. Sono scritte sul vetro, incise da un’energia profonda e dolente che sale a graffiare. Sia dunque benvenuta una voce poetica che coglie uno degli aspetti fondamentali dell’esistenza contemporanea. E che ne parla perché ne patisce la condizione. Nella misura di tale dolore che prende voce sta anche il segno di una possibile ˗ per quanto ardua se confidente solo nelle proprie precarie forze ˗ uscita da questa condizione di sterilità. La poesia, che per natura non sopporta la sterilità né la precarietà (essendo forma e forma affettiva), si assume ancora una volta il compito di dare voce al suo contrario, svelando qualcosa di noi.

Davide Rondoni

PRECARIOS/PRECARI

(traduzione di Flavia Zibellini)

Dal latino precarius, che definisce tutto ciò che si ottiene sulla base di preghiere e suppliche.
Dal neutro plurale dell’aggettivo, precaria, viene storicamente la nostra parola preghiera.

Los precarios no tenemos historia
ni pasado ni futuro
nos movemos en un presente ciego
amenazados por un final
que no hemos tejido
y que hace despreciable
nuestra partida
Noi precari non abbiamo storia
né passato né futuro
ci muoviamo in un presente cieco
minacciati da un finale
che non abbiamo tessuto
e che rende miserabile
la nostra dipartita
La muerte del que está de paso
no dice nada a nadie
no cuenta
su existencia analógica
sus rastros no esclarecen
cómo llegó
de qué huía
y por qué se ha ido
La morte di chi è di passaggio
non dice niente a nessuno
non racconta
la sua esistenza analogica
le sue tracce non chiariscono
come è arrivato
da cosa fuggiva
e perché se n’è andato
Se paseaba por la sensación de que se quedaría sin empleo
pero era algo más que eso
pertenecía al grupo de los que no tienen porvenir
lo cual hacía aún mas ilegible
su presente imperfecto
Passava per la sensazione che sarebbe rimasto senza impiego
ma era qualcosa di più di questo
apparteneva al gruppo di quelli che non hanno un avvenire
il quale rendeva ancora più illeggibile
il suo presente imperfetto
No ser nadie a veces era cómodo
como ser invisible
podías caminar entre la gente
los maestros de escuela
los trabajadores que iban hacia sus oficinas
sin ser advertido
ni acechado
Non essere nessuno a volte era comodo
come essere invisibile
potevi camminare tra la gente
i maestri di scuola
i lavoratori che andavano verso i loro uffici
senza essere notato
o spiato
Todos recibían el llamado a volver
las tintoreras los oficinistas
los hijos de los padres felices
ser un empleado provisorio era una invitación
a pasearse por el buzón infructuosamente
una incitación a desaparecer
Tutti ricevevano l’avvertimento a rientrare
quelle delle tintorie quelli degli uffici
i figli dei genitori felici
essere un impiegato provvisorio era un invito
a passare alla buca delle lettere inutilmente
un’incitazione a sparire
Agosto en Romaun viento discreto exalta los árboles
y los coloca en su lugar exactoaprende a reposar
su idea de futuro

la brisa silencia el fragor de su cabeza

ve los anhelos alejarse
como un papel

Agosto a Romaun vento discreto esalta gli alberi
e li pone nel loro luogo esattoimpara a riposare
la sua idea di futuro

la brezza zittisce il caos della sua testa

vede le ansie allontanarsi
come un pezzo di carta

La ciudad se despierta
es septiembre
el tranvía pasa a las 6
los vidrios de los autos están empañados
las madres se han levantado felices
de deshacerse de los pequeños
los enamorados saben que volverán con sus amantes
todo parece formar parte de un circo
los relojes son útiles como nunca
los quioscos brillan
sólo pensionados y precarios
se abotonan las largas batas de casa
y van lentos a la cocina a montar el café
La città si sveglia
è settembre
il tram passa alle 6
i vetri delle macchine sono appannati
le madri si sono alzate felici
di sbarazzarsi dei piccoli
gli innamorati sanno che torneranno con i loro amanti
tutto sembra far parte di un circo
gli orologi sono utili come non mai
le edicole brillano
solo pensionati e precari
si abbottonano le lunghe vestaglie
e vanno lentamente in cucina a fare il caffè
La tercera parada es el hospital
a la derecha se suspende en el aire
la mano de una mujer de piedra
incólume
el tiempo no la roza
tampoco las estaciones duras
ni el hampa ni los perros
con sarcasmo el azar sigue moviendo fichas
que se agregan a la travesía
La terza fermata è l’ospedale
a destra sta sospesa nell’aria
la mano di una donna di pietra
incolume
il tempo non la logora
nemmeno le dure stagioni
né i vandali né i cani
con sarcasmo il caso continua a muovere tessere
che si aggiungono al tragitto
Le pide que aprecie su libertad
sirve su copa de vino y la coloca sobre la mesa
es mediodía
aún no se ha duchado
lo intentó todo
se sentó en las iglesias a meditar quién era
leyó montones de páginas de periódicos vacíos
quizás eran las consecuencias de ser libre
preguntarse cosas que no tienen respuesta
mejor sería poner la atención en el nudo del zapato
que se ha desatado
Le chiede che apprezzi la sua libertà
serve il bicchiere di vino e lo mette sulla tavola
è mezzogiorno
ancora non si è fatto la doccia
le ha provate tutte
si è seduto in chiesa a meditare su chi fosse
ha letto parecchie pagine di giornali vuoti
forse erano le conseguenze dell’essere libero
del chiedersi cose che non hanno risposta
meglio sarebbe concentrarsi sul nodo della scarpa
che si è slacciato
La invisibilidad la toma
no se reconoce al espejo
no sabe llenar planillas
un error en su cédula
se arrepiente de haberle apostado todo al juego
sin fichas
queda sólo un exiguo e inconfesable triunfo
su única salida
ser un fantasma
pasar a través de los vivos
que salen ausentes de bufetes y oficinas
L’invisibilità la prende
non si riconosce allo specchio
non sa riempire moduli
un errore nel suo documento
si pente di aver scommesso tutto al gioco
senza fiches
resta solo un modesto e inconfessabile trionfo
la sua unica uscita
essere un fantasma
passare attraverso i vivi
che escono assenti da studi e uffici
Los dilemas también son lugares de espera
buenas excusas para dilatarse
disfrutar el privilegio de no ser nadie
de no tener la obligación de decidir
por momentos alza la cabeza
se asegura de que todo prosiga como siempre
y regresa al letargo
ausculta el pulso de las calles
repasa su partitura intacta
Ha llegado a la última parada
los edificios no tienen nada que darle
el conductor fuma un cigarrillo sin voltear hacia atrás
no estorba ni tiene prisa
el reloj sigue su curso y el autobús aguarda
como una casa fiel
el próximo turno
I dilemmi sono anche luoghi di attesa
buone scuse per rimandare
sfruttare il privilegio di non essere nessuno
di non avere l’obbligo di decidere
a volte alza la testa
si assicura che tutto continui come sempre
e torna al letargo
ascolta il pulsare delle strade
ripassa il suo spartito intatto
è arrivato all’ultima fermata
gli edifici non hanno nulla da dargli
il conducente fuma una sigaretta senza voltarsi indietro
non disturba né ha fretta
l’orologio prosegue il suo corso e l’autobus attende
come una casa fedele
il prossimo turno
De alguna forma el precario es como un muerto
se asemeja a los otros porque también compra café y pan
pero una paciencia para mirar alrededor lo diferencia
una contracción recurrente que a menudo lo hace mirar el suelo
ha roto vínculos con lo ilusorio
salvo una frase que por momentos le viene a la cabeza
algo tiene que pasar
pero es cada vez menos frecuente
In qualche modo il precario è come un morto
assomiglia agli altri perché compra anche lui caffè e pane
ma una pazienza nel guardarsi attorno lo rende diverso
una contrazione ricorrente che spesso gli fa guardare il pavimento
ha rotto vincoli con l’illusorio
eccetto per una frase che a volte gli viene in testa
qualcosa deve succedere
ma è ogni volta meno frequente
Ve a través de la ventana
un beodo cabecea en el asiento de atrás
no hay peatones esperando en los semáforos
se siente afortunada
los minutos no la acosan
nadie la espera para cenar
cada uno aprovecha la dádiva a su manera
se disipa en un sopor humeante
sube a la ola del minuto
que escanea en detalle la ciudad
Vede attraverso la finestra
un ubriaco si assopisce sul sedile posteriore
non ci sono pedoni che attendono ai semafori
si sente fortunata
i minuti non la incalzano
nessuno l’aspetta per cenare
ognuno sfrutta il privilegio a suo modo
si dissolve in un sopore fumante
sale sull’onda del minuto
che scansiona dettagliatamente la città
Aunque – no nos engañemos –
la precariedad siempre marcó su vida
había hecho elecciones ligeras
pasó años extasiada con la interioridad de los muros
tratando de esquivar los antojos del clima
no había invertido en propiedades
ni en matrimonios duraderos
¿qué podía esperarse ahora?
el final que aguarda a los que no tienen rostro
un final sin hilo aparente
Sebbene – non ci prendiamo in giro –
la precarietà avesse sempre segnato la sua vita
aveva fatto scelte leggere
passato anni estasiata dall’interiorità dei muri
provando a schivare i capricci del clima
non aveva investito in proprietà
né in matrimoni duraturi
che poteva aspettarsi adesso?
il finale che riguarda quelli che non hanno volto
un finale senza filo apparente
Dónde están los hombres que trabajan
dónde están los hombres que aparecen en las nóminas de los ministerios
dónde puede hallárselos
contar con ellos
hacerles preguntas
saber de sus repulsiones
dónde están
si en el espacio vacío del día que transcurre
no pueden verse
Dove sono gli uomini che lavorano
dove sono gli uomini che compaiono nelle liste dei ministeri
dove si può trovarli
contare su di loro
fargli domande
conoscere le loro repulsioni
dove sono
se nello spazio vuoto del giorno che trascorre
non si possono vedere
A decir verdad
sólo tenía un discreto deseo
quedarse mirando fijamente
el paso de la araña sobre su tela
en el vértice de la ventana
desentenderse del tiempo
y que se prolongara hasta la cena
sin tener que bajar a la calle
esbozar una frase
hacer reclamos
A dire la verità
aveva solo un discreto desiderio
restarsene a fissare
il passaggio del ragno sulla sua tela
in cima alla finestra
trascurare il tempo
e che questo si dilatasse fino alla cena
senza dover scendere in strada
abbozzare una frase
fare reclami
 Tampoco hay mucho que decir sobre una vida provisoria
no hay episodios contundentes
ni argumentos que valga la pena narrar
pequeños actos cotidianos
sin testigos
míseras rutinas
que a nadie importan
gestos y preferencias irrelevantes
uno que otro tic
que podrían obviarse porque nada aportan ya
a la trama de una historia sin porvenir
Non c’è molto da dire su una vita provvisoria
non ci sono episodi convincenti
né argomenti che valga la pena narrare
piccole azioni quotidiane
senza testimoni
misere abitudini
che a nessuno importano
gesti e preferenze irrilevanti
alcuni tic
che si potrebbero ignorare perché nulla più apportano
alla trama di una storia senza avvenire

 La vida es peligrosa
Buddha

Descarnada
en la parada fría de la noche
aparece la ciudad
la ciudad me llama como una sirena
no volteo
me cubro la cara con las almohadas
encrucijadas
autopistas
vida anónima de los caminos
reciban a este pasajero sin boleto
denle albergue
para que pueda transitar
sus dominios
ofrézcanle calor
háganle creer que un día
tocará los árboles que ve
déjenle la esperanza
de estar acompañado
por los dementes
por los ancianos
por los que burlan las leyes
simples espectadores
déjenle vivir
en su regazo
permítanle anestesiar
la caída
el regreso
la desaparición

La vita è pericolosa
Buddha

Scarna
alla fermata fredda della notte
appare la città
la città mi chiama come una sirena
non mi volto
mi copro la faccia con i cuscini
incroci
autostrade
vita anonima delle strade
accolgano questo passeggero senza biglietto
gli diano riparo
perché possa percorrere
i suoi domini
gli offrano calore
gli facciano credere che un giorno
toccherà gli alberi che vede
gli lascino la speranza
di venire accompagnato
dai dementi
dagli anziani
da chi elude le leggi
semplici spettatori
lo lascino vivere
sul suo grembo
gli permettano di anestetizzare
la caduta
il ritorno
la scomparsa

Los trabajadores reciben encargos
como segmentos de vida pasajera
el tiempo digital anuncia horas segundos
en línea
el precario se dirige a su iglesia
da la misa aunque no haya feligreses
y es que si los hubiera
no sería capaz de persuadirlos
lo habita un presente infinito
una muerte sin tratamiento
sin pasado ni memoria
le recuerda
que es nadie
I lavoratori ricevono incarichi
come segmenti di vita passeggera
il tempo digitale annuncia ore secondi
in linea
il precario si dirige alla sua chiesa
dice messa sebbene non ci siano fedeli
è che se ci fossero
non sarebbe capace di persuaderli
lo abita un presente infinito
una morte senza cura
senza passato né memoria
gli ricorda
che non è nessuno
La discontinuidad de la historia de los que no existimos
de los que aparecemos un día como un punto
en una nada sin consecuencia
ni contexto
el paso abrupto que no deja amigos
ni documentos
ni herederos
la existencia espectral que no consta
en plantilla
o pensión
La discontinuità della storia di noi che non esistiamo
di noi che appariamo un giorno come un punto
in un nulla senza conseguenza
né contesto
il passaggio scosceso che non lascia amici
né documenti
né eredi
l’esistenza spettrale che non risulta
in ruolo
o in pensione1

 

Carmen Leonor Ferro

  1. Carmen Leonor Ferro è nata a Caracas (Venezuela) e vive a Roma dal 2004. Dopo essersi laureata in Chimica presso l’Università “Simón Bolívar”, ha iniziato a coltivare l’attività editoriale e letteraria. Oltre a collaborare con varie riviste, ha pubblicato fino a oggi tre libri di poesia: El viaje (Premio Monte Avila Editores per inediti, 2004); Acróbata (Raffaelli, 2011); En subjuntivo (Raffaelli, 2016). Ha tradotto in spagnolo diversi poeti italiani, tra cui Giuseppe Ungaretti, Antonia Pozzi, Sandro Penna, Claudio Damiani e Annalisa Mastretta, e ha curato per il mercato ispanico l’antologia di narratori italiani contemporanei Fronteras permeables (Bid&Co editor, 2013). In Venezuela ha fondato la casa editrice Luna Nueva, legata all’Universidad Metropolitana, istituzione per la quale si è occupata di didattica e direzione culturale. Ha inoltre diretto diverse collane di poesia ispanica contemporanea per vari editori italiani (Raffaelli, Ponte Sisto etc.). Attualmente, oltre che alla scrittura poetica e alla traduzione, si dedica all’insegnamento della lingua spagnola in varie scuole e università romane (N. d. R.: siamo molto lieti e orgogliosi di pubblicare questi versi inediti di Carmen Leonor Ferro sia per l’indubbio valore poetico delle sue composizioni sia per le importanti tematiche che trattano, essendo il precariato uno dei drammi della società attuale. «Diacritica» è nata anche con l’obiettivo di sostenere alcuni giovani nella loro strenua lotta per uscire dalla dura condizione del precario e si avvale anche della collaborazione di studiosi e saggisti che conoscono bene le difficoltà del vivere per chi è immerso per anni, come in una paralizzante palude, nel limbo del precariato. Con la speranza che la legislazione italiana ed europea evolva rapidamente nella direzione di un urgente risanamento di tale piaga sociale, accogliamo gli icastici versi di Carmen Leonor Ferro, sperando che siano utili anche a richiamare attenzione su questo terribile fenomeno, non solo giovanile, cui ancora non si è trovata adeguata soluzione. La ringraziamo di cuore per aver sentito la necessità di mettere la propria sensibilità poetica al servizio di un tema di così scottante attualità e per aver scelto «Diacritica» per la pubblicazione dei suoi inediti).

(fasc. 16, 25 agosto 2017)

Procedimenti traduttivi e processi identitari

Autore di Chiara Sinatra

Premessa

Questo lavoro s’inserisce nell’ambito di un percorso di ricerca recentemente inaugurato da chi scrive, in cui la traduzione è messa in relazione con i processi di costituzione dell’identità di gruppo, partendo da opere pubblicate contemporaneamente in Italia e in Spagna tra il 1939 e il 1943. L’arco temporale preso in analisi è significativo: in Spagna coincide con la prima fase del regime franchista, i cosiddetti años azules, in cui la Falange assume il ruolo di partito unico come era già avvenuto nell’Italia fascista e, nella proiezione della propria immagine, ricalca in toto l’atteggiamento dei totalitarismi più consolidati con le medesime manifestazioni esteriori di forza e forme di rappresentazione del potere, sebbene, per motivi storici, le rappresentazioni dei due regimi sembrino divergere: se Franco deve farsi garante della pace in un paese sconvolto dalla Guerra civile, Mussolini deve avviare nelle coscienze un processo di normalizzazione che riguarda un’Italia ormai in guerra. Continua a leggere Procedimenti traduttivi e processi identitari

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Poesie in forma di “bomba”. Cronaca, limiti e risorse della traduzione di poesia cilena contemporanea

Autore di Matteo Lefèvre

Queste pagine nascono da un’esperienza concreta, comprometida della traduzione che ha avuto al centro la diffusione in Italia della poesia cilena più recente e che ha conosciuto un ritorno abbastanza marcato sul fronte dell’attualità culturale, così come su quello della comunicazione e sperimentazione artistica. Parliamo di un impegno letterario e traduttivo evocato fin nel titolo dal rimando, in filigrana, a un autore militante per vocazione come Pier Paolo Pasolini, che da sempre ha sottolineato il valore fondativo e insieme eversivo della poesia; e non solo della lirica vera e propria, ma della creatività in generale, attività che scardina i parametri della vita ordinaria e della comunicazione stessa, luogo della riflessione in controluce e insieme lampo, deflagrazione di lucidità e pensiero in tempi di inclemenza e di apatia. Da qui, dunque, queste poesie “in forma di bomba”, esplosioni, come diremo, di motivi, stili, passioni, punti di vista di un altro mondo – quello cileno, in questo caso, proprio agli antipodi della vecchia Europa – che fanno tremare anche il nostro, che propongono nuovi codici e soprattutto nuovi scenari dell’espressione artistica; ma anche vere e proprie “bombe” di carta, piovute su piazza del Duomo a Milano il 26 settembre 2015 durante una delle manifestazioni più suggestive dell’Expo, e cioè il bombardeo poético della città organizzato dal Padiglione del Cile con migliaia e migliaia di testi lirici che sono stati lanciati sul capoluogo lombardo e hanno lasciato a bocca aperta chiunque vi abbia assistito1. Continua a leggere Poesie in forma di “bomba”. Cronaca, limiti e risorse della traduzione di poesia cilena contemporanea

  1. Il video ufficiale dell’evento è attualmente disponibile anche su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=3NwVqXwzE7E (ultima consultazione: 10/10/2016).

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Tradurre la saggistica: le parole di Claudio Guillén

Autore di Giovanna Fiordaliso

Una riflessione di natura traduttiva, o traduttologica, sulla saggistica implica un percorso complesso per varie ragioni, che cercheremo di presentare in questa occasione, senza alcuna pretesa di esaustività, ma soffermandoci su un caso concreto, punto di partenza per sollevare problematicità che ci permetteranno, da un lato, di osservare il testo – sia nella lingua di partenza, sia in quella di arrivo – sotto una nuova luce, dall’altro di arricchire le proposte metodologiche sulla traduzione stessa. Continua a leggere Tradurre la saggistica: le parole di Claudio Guillén

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Ancora sulle prime traduzioni italiane dei “Sueños” quevediani. Note sulla «Vision prima» nel manoscritto Correr 1104

Autore di Federica Cappelli

I Sueños sono un’opera composita di straordinaria originalità in cui Francisco de Quevedo lancia i suoi pungenti dardi satirici contro l’intera società contemporanea per metterla a nudo con toni implacabili e rappresentazioni mortificanti. Ne esce un quadro promiscuo e a tratti raccapricciante, popolato da ostentosi medici assassini, corrotti rappresentanti della giustizia, donne anziane assetate di piacere e di giovinezza, e poi re, filosofi, sacerdoti, barbieri, osti, sarti, pasticceri, maestri di scherma, astrologhi, buffoni di corte, e così via, tutti colti nel pieno dei loro vizi e difetti grazie a caricature uniche e irripetibili, che fanno pensare, come qualcuno ha suggerito1, ora alle stravaganti creature del Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch, ora alle angoscianti pinturas negras di Goya, ma anche alle descrizioni esperpentiche di Ramón del Valle Inclán. Continua a leggere Ancora sulle prime traduzioni italiane dei “Sueños” quevediani. Note sulla «Vision prima» nel manoscritto Correr 1104

  1. Si vedano, ad esempio, J. Iffland, Quevedo and the Grotesque, London, Tamesis Books Limited, 1982, II, pp. 42-49 e B. Garzelli, «Nulla dies sine linea». Letteratura e iconografia in Quevedo, Pisa, ETS, 2008.

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)