Recensione di Fortunato Seminara, “Donne di Napoli”

Autore di Carmine Chiodo

Nell’introduzione chiara e ben articolata, Erick Pesenti Rossi, il maggiore studioso delle opere di Seminara, vista la qualità e la quantità dei suoi numerosi studi, analizza in profondità il romanzo dello scrittore di Maropati (RC) dal titolo Donne di Napoli.

Il romanzo fu ideato intorno al 1940 come commedia di vita napoletana, come ha già scritto il compianto Antonio Piromalli in una monografia dedicata a Seminara (la prima in assoluto, poi aggiornata e aumentata di pagine in seguito). Con questo romanzo lo scrittore lascia, abbandona l’analisi, l’indagine sulla vita contadina e considera e descrive la vita piccolo-borghese di un ambiente di una grande città appartenente a un mondo socialmente disgregato. Continua a leggere Recensione di Fortunato Seminara, “Donne di Napoli”

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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Recensione di G, “La mia morte”

Autore di Alessandro Gaudio

A quarantadue anni, nel pieno delle forze − corre più veloce che a vent’anni, nuota per chilometri, pratica la boxe, esercita egregiamente la professione di avvocato ed è un accanito lettore −, il protagonista della Mia morte, chiamato G (lettera che forse rimanda al vero nome dell’autore o magari al Gregor Samsa di Kafka o, ancora, al principe Genji del Genij monogatari di Murasaki Shikibu), scopre di essere affetto dal Morbo di Parkinson. Così, decide di raccontarsi. E il suo è il racconto del modo in cui, nella malattia, insieme al corpo, frana tutto ciò che c’è intorno, tutte le relazioni, ogni abitudine. Perché ogni cosa, rinchiusa «in una pesante prigione di carne» (p. 16), tende inesorabilmente al nulla. Che la malattia colpisca la persona nel suo complesso, e non soltanto nel corpo, è chiaro sin dalle prime pagine. G ne ha un primo sentore allorché, con la morte del padre, affetto da Alzheimer, inizia a prefigurarsi con nettezza il carattere della propria; come lui, finirà nel nulla, semplicemente non ci sarà più: «Nulla di tutto quello che posso pensare, dire e fare ha il potere di cambiare il finale» (p. 17), confessa sin da subito. Per liberare la propria vita dall’evidenza di una fine inesorabile, diventa centrale il diritto di morire senza che nessuno possa pretendere di determinarne l’esito; in particolare, quando la tua vita (come quella dello scarafaggio della Metamorfosi) non è altro che un’oscura prigione. E, invece, la tua vita appartiene allo Stato, che «fa finta di essere laico» (p. 124), e ai corvi della Chiesa e non puoi disporne perché, a quanto dicono tutti, hai dei doveri sociali. Dopo una vita trascorsa a tenere in debita considerazione tali doveri e a fronteggiare le prevaricazioni altrui, G, ormai fiaccato dalla malattia ma da essa reso sorprendentemente lucido, prepara uno stratagemma che possa porre fine alla sua esistenza. Continua a leggere Recensione di G, “La mia morte”

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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Recensione di Enrica Aragona, “Sangue sporco”

Autore di Marika Lauria

Due storie procedono incontrandosi solo in alcuni punti. Da un lato, una ragazzina fragile, proveniente da Isola nuova; dall’altra, una donna, ormai più che quarantenne, con uno scricciolo di figlia che ama da morire. I punti di incontro sono pochi: amicizie dimenticate, una famiglia che sarebbe stato meglio dimenticare, e Renata.

Il romanzo si divide in due, con due protagoniste che in parte si assomigliano, e si snoda tra una Roma della fine degli anni ’80, dai quartieri poveri e degradati per quanto nuovi, e l’odierna Monti. Le contrapposizioni fra le due realtà che descrive Aragona sono automatiche e necessarie per la comprensione di quanto il tempo possa far cambiare una di quelle persone che la società non avrebbe mai pensato potesse mutare. Eppure, lento e inesorabile, il tempo scorre, e con lui si cresce e ci si trasforma. Continua a leggere Recensione di Enrica Aragona, “Sangue sporco”

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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Recensione di Massimo Gramellini, “Prima che tu venga al mondo”

Autore di Rachele Callegari

A sette anni dalla pubblicazione di Fai bei sogni, primo romanzo autobiografico, Massimo Gramellini ci consegna la sua ultima fatica, Prima che tu venga al mondo. Un romanzo, autobiografico anch’esso, che forse già nel titolo svela quella che è stata l’evoluzione dell’autore da un testo all’altro: da un titolo che è congedo, che è ultimo messaggio di una madre scomparsa troppo presto, a uno che è invece accoglienza, braccia già aperte a un figlio in arrivo, nei nove mesi, o forse anche più, che precedono la sua nascita. Continua a leggere Recensione di Massimo Gramellini, “Prima che tu venga al mondo”

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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Recensione di Carmine Abate, “L’albero della fortuna”

Autore di Alessandro Gaudio

Ben noto è il talento di Carmine Abate per le immagini e le parole, e non sorprende il fatto di ritrovarlo interamente nel suo ultimo romanzo, L’albero della fortuna. Si tratta, in realtà, di un racconto lungo, appena uscito per la collana, intitolata «Il bosco degli scrittori», che accoglie le prove di alcuni autori italiani di oggi (Paolo Cognetti, Luca Doninelli, Enrico Brizzi, tra gli altri) i quali, su indicazione dell’editore, hanno raccontato il mondo e la loro visione della realtà partendo da un albero. Abate ha trovato il senso peculiare delle storie che narra da più di trent’anni (è appena il caso di ricordare che i suoi primi racconti, pubblicati in Germania, risalgono al 1984 e che Il ballo tondo, suo primo romanzo, è del 1991) nell’immagine del fico, e la cosa, per chi conosce i suoi lavori, non sorprende affatto. Tutti i lettori di Abate, infatti, ricordano i frequenti riferimenti dello scrittore di Carfizzi alle peculiarità di quest’albero meraviglioso. Si rammenti, ad esempio, la vicenda di Giorgio Bellusci che, nel bellissimo Tra due mari (romanzo del 2002), sogna di ricostruire il Fondaco del fico, famosa locanda situata in Calabria, tra Pizzo e Maida, tra Ionio e Tirreno, appartenuta a un suo antenato; intorno al desiderio e alla visione di Giorgio si muove tutta la vicenda allora narrata da Abate. Continua a leggere Recensione di Carmine Abate, “L’albero della fortuna”

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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Recensione di Francesco Pecoraro, “Lo Stradone”

Autore di Marika Lauria

Pier Paolo Pasolini passava le proprie giornate nei bar e per le strade di Roma, prendendo appunti sui modi di dire, creando scene quasi pittoriche che si riversavano nei suoi racconti brevi e nei suoi romanzi, e osservando i modi di fare di una popolazione che riusciva a comprendere solo a metà. Poi, una volta nel suo laboratorio, rivedeva tutto, riscriveva, lasciava che i propri personaggi prendessero vita, così come la sua città adottiva.

Pecoraro crea un moderno Pasolini, un signore di quasi settant’anni che passa le giornate al Porcacci, il bar davanti alla propria casa, a passeggio per lo Stradone, osservando tutto e tutti. Il risultato è una stratificazione particolare: parti di blocchetto per gli appunti che s’intrecciano e si richiamano, con stralci di conversazioni, ricalcando il romano di borgata. Lo scopo di questo personaggio è proprio quello di osservare, analizzare lo spazio in cui vive, quei signori anziani che sono per lui quasi amici, anche se non ha mai rivolto loro la parola. Continua a leggere Recensione di Francesco Pecoraro, “Lo Stradone”

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

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Recensione di “Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta a oggi”

Autore di Alessandra Trevisan

La costanza della ricerca e dell’unione prende corpo nella curatela e nella lingua poetica di Matrilineare, raccolta uscita a novembre 2018 per La Vita Felice in cui si mettono insieme sessantasette voci viventi e scomparse che hanno saputo dare forma, in versi, al tema del materno e del filiale. Si tratta, fra i diversi nomi, di Fernanda Romagnoli, Anna Maria Ortese, Maria Luisa Spaziani, Jolanda Insana e poi Antonella Anedda, Patrizia Cavalli, Roberta Dapunt, Elisa Biagini, Mariangela Gualtieri, Biancamaria Frabotta, Dina Basso, Mariagiorgia Ulbar, Alessandra Racca, Maria Borio, Anna Maria Carpi, Vivian Lamarque, Rosaria Lo Russo, Francesca Serragnoli e numerose altre. Continua a leggere Recensione di “Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta a oggi”

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

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Recensione di Caterina Adriana Cordiano, “I giorni del mare”

Autore di Francesca Carla Neri

Dopo una lunga e fruttuosa attività di operatrice culturale ai più alti livelli e di impegno professionale nella scuola, Caterina Adriana Cordiano ci consegna il suo primo romanzo, ben scritto e seriamente meditato, provvisto di una significativa rielaborazione di feconde ascendenze intertestuali e di una piena e rigorosa padronanza dei meccanismi narrativi. Continua a leggere Recensione di Caterina Adriana Cordiano, “I giorni del mare”

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

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Recensione di Clara Janés, “Fossili” e “Lapidario”

Autore di Matteo Lefèvre

Pietre alla confluenza di vite e saperi

Se c’è una poeta spagnola del nostro tempo che non si discute a livello di talento, impegno artistico e originalità, questa è senza dubbio Clara Janés, autrice capace di attraversare tutta l’inquietudine del secondo Novecento per approdare al nuovo secolo con una scrittura che è ancora capace di mantenere un’identità precisa, di scartare rispetto alle mode ultime e a una musa ormai fin troppo consumata. Sì, perché fin dalle sue prime prove Clara Janés, che è anche una dei pochi membri donna della Real Academia Española, si è ritagliata uno spazio che è culturale prima ancora che letterario, ha saputo portare dentro la grande tradizione ispanica non solo l’etica e la scrittura di una presenza femminile durevole, e mai scontata a certe latitudini, ma anche la ricchezza di una poesia tutt’altro che ordinaria o troppo radicata, a prescindere dalle radici da cui parte; una poesia solida ma fluttuante, difficile da catalogare, una poesia che nel corso dei decenni ha celebrato il nitore della classicità e l’esperimento, la fusione tra i generi, le arti e i saperi, un sentimento del tempo, per dirla con Ungaretti, che travalica le ere – geologiche, antropologiche, letterarie – e si accampa nelle viscere di cronos, nel cuore della vita stessa, intesa, quest’ultima, come vicissitudine laica e naturale, accadimento immanente e trascendente che coinvolge materia animata e inanimata, esseri, pietre, animali, cose. Continua a leggere Recensione di Clara Janés, “Fossili” e “Lapidario”

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

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Recensione di Salvatore Cosentino, “Messaggi di lingue tagliate. Storie siciliane”

Autore di Maria Panetta

Oltre a un’intensa attività come pubblicista e sociologo, lo scrittore mirabellese Salvatore Cosentino ha alle spalle una quarantina di volumi di vario genere dati alle stampe dagli anni Cinquanta in poi. Nell’ultimo, la silloge di racconti Messaggi di lingue tagliate, edito nel 2018 da Aracne, l’ambientazione è dichiaratamente siciliana e, in primo luogo, lo testimonia la lettera da lui inviata nel 1988 a Gesualdo Bufalino che esce per la prima volta, proprio in questa edizione, come prosieguo della breve Introduzione. Continua a leggere Recensione di Salvatore Cosentino, “Messaggi di lingue tagliate. Storie siciliane”

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

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