Recensione di Lorenzo Graziani, “Che cos’è la fiction?” (Carocci 2021)

Author di Marianna Scamardella

Che cos’è la fiction?, pubblicato nella collana «Le bussole» di Carocci, è un importante volume che indaga il concetto di finzione narrativa attraverso la differenza di significato che intercorre tra il reale, l’immaginario e la menzogna. Lorenzo Graziani propone una ricognizione delle principali teorie romanzesche, approfondendo questioni metodologiche, strutturali ed estetiche che caratterizzano un romanzo e non mancando di porre l’accento su quelle che sono le possibili reazioni psicologiche dei lettori. Rifacendosi alle “teorie universaliste” di Aristotele, l’autore afferma che «l’attività di finzione viene presentata come coestensiva all’essere umano, come una delle caratteristiche che lo distinguono dagli altri animali» (p. 19). Continua a leggere Recensione di Lorenzo Graziani, “Che cos’è la fiction?” (Carocci 2021)

(fasc. 52, vol. II, 3 giugno 2024)

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Recensione di Azar Nafisi, “Quell’altro mondo: Nabokov e l’enigma dell’esilio” (Adelphi 2022)

Author di Giuseppe Candela

Azar Nafisi raggiunse la fama soprattutto grazie al romanzo autobiografico Reading Lolita in Tehran: A Memoir in Books, pubblicato nel 2003 negli Stati Uniti, dove la studiosa si era rifugiata in seguito al trasferimento dall’Iran fondamentalista. Nel libro Nafisi ripercorreva gli anni di docenza all’università Allameh Tabatabei della capitale iraniana, dove insegnava letteratura americana e dedicava le proprie lezioni soprattutto all’opera di Nabokov, uno scrittore per lei oltremodo interessante. Eppure, la sua prima opera sull’autore russo risaliva a quasi un decennio prima, quando aveva scritto in farsi il suo primo studio su Nabokov, Ân donyâ-e digar: ta’ammol-e dar âsâr Vladimir Nabokov [lett. Quell’altro mondo: riflessione sull’opera di Vladimir Nabokov], pubblicato a Teherân nel 1994. Continua a leggere Recensione di Azar Nafisi, “Quell’altro mondo: Nabokov e l’enigma dell’esilio” (Adelphi 2022)

(fasc. 52, vol. II, 3 giugno 2024)

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Recensione di Antonio Sanges, “Les jeux sont faits: la cultura della superficie. Beckett e il teatro della crisi”, a cura di Marino A. Balducci (Carla Rossi Academy Press 2023)

Author di Francesco Muzzioli

Come se la passa Beckett ai nostri giorni? Apparentemente bene. Gli hanno fatto un bel volume dei «Meridiani» Mondadori dal titolo Romanzi, teatro e televisione, che contiene anche testi poco noti e quindi aiuta la conoscenza complessiva dell’autore; gli hanno fatto anche un biopic, Prima danza, poi pensa, del regista Premio Oscar James Marsh, che lo presenta al grande pubblico delle sale cinematografiche. Però quest’ultimo omaggio – puntato com’è necessariamente sulla biografia – dice molto poco dell’opera e la diluisce tra rimpianti e rimorsi. Insomma, Beckett sta così così: per forza, perché deve essere messo in offerta a un pubblico “popolare” che ormai non ha più alcuna cognizione di quella “modernità radicale” che ha rappresentato nelle forme dello svuotamento e della verbigerazione del nulla. Continua a leggere Recensione di Antonio Sanges, “Les jeux sont faits: la cultura della superficie. Beckett e il teatro della crisi”, a cura di Marino A. Balducci (Carla Rossi Academy Press 2023)

(fasc. 52, vol. II, 3 giugno 2024)

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Recensione di Franco Di Mare, “Le parole per dirlo. La guerra fuori e dentro di noi” (Sem 2024)

Author di Pierluigi Mascaro

Fibra, assenza, resilienza, memoria, amore, storia, amici: sono i temi trattati nell’ultimo libro del compianto giornalista, conduttore televisivo e scrittore Franco Di Mare, intitolato Le parole per dirlo. La guerra fuori e dentro di noi (Sem 2024). Ed è proprio per questa ragione che tutte le suddette sezioni che compongono il volume sono bipartite: la prima parte riguarda “la guerra fuori di noi”, e racconta vivide e commoventi scene di vita quotidiana nella cornice del contesto bellico vissuto dall’Autore; mentre la seconda ha per oggetto “la guerra dentro di noi”, e riprende con singolare delicatezza d’animo le vicende relative alla sua battaglia contro il mesotelioma, affrontate con grande coraggio, consapevolezza di sé e dei propri limiti, serenità d’animo. L’unica sezione non bipartita è l’ultima, “amici”, poiché vuole essere una particolare forma dei canonici ringraziamenti di fine volume, che enumera in ordine sparso (o forse “affettivo”?) le persone che hanno accompagnato l’Autore nell’estenuante lotta contro la malattia, evocando brevemente dettagli e particolari che glieli hanno fatti sentire in comunione d’animo; tutto ciò nell’ambito della cornice programmatica del libro, annunciata nella breve e intensa prefazione, che non vuole in nessun modo generare senso di pietà o, peggio, commiserazione nei lettori. Continua a leggere Recensione di Franco Di Mare, “Le parole per dirlo. La guerra fuori e dentro di noi” (Sem 2024)

(fasc. 52, vol. II, 3 giugno 2024)

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Recensione di “Arripizzari. Tessitrici di storie. 14 scrittrici italiane contemporanee”, a cura di Alma Daddario (Le Commari Edizioni 2023)

Author di Maria Panetta

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Personalmente, ho un ben preciso ricordo del momento in cui, nello studio della storia della letteratura greca antica, si passa dalla trattazione della poesia cantata dagli aedi a quella relativa ai testi recitati dai rapsodi[1]. Lo rammento soprattutto per i toni sufficienti riservati in svariati manuali (anche universitari) a queste figure di cantori “tardi”, se così si può dire. Com’è noto, il rapsodo ‒ così si legge ad vocem nell’Enciclopedia Treccani ‒ è l’ Continua a leggere Recensione di “Arripizzari. Tessitrici di storie. 14 scrittrici italiane contemporanee”, a cura di Alma Daddario (Le Commari Edizioni 2023)

(fasc. 52, vol. II, 3 giugno 2024)

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Recensione di “I demoni della Santa Fede. Diario di un monaco giacobino del 1799” di Vincenzo Villella (Grafichéditore 2023)

Author di Carmine Chiodo

«Sono io l’ignoto calabrese offeso nel piede dritto, citato nell’elenco segreto dei cospiratori partecipanti alla storica agape di Posillipo della notte del 7 agosto 1793»: questo, l’inizio di uno splendido e affascinante romanzo storico che si snoda in modo fluido in ventotto capitoli. L’autore è Vincenzo Villella, uno dei maggiori e più attendibili storici calabresi, che ci ha dato validi e illuminanti contributi storici mettendo a fuoco aspetti e momenti vari della storia della Calabria e non solo. Al riguardo, tra le sue moltissime pubblicazioni mi limito solo a richiamare le seguenti: La Calabria della rassegnazione in ben tre volumi (1984-1986), L’albero della libertà (1987), I briganti del Reventino (2006), Joachim Murat. La vera storia della morte violenta del re di Napoli (2019). Solo uno studioso, scrittore e storico ferratissimo, ci poteva dare un’opera che, vista nel suo complesso, mostra non solo la vasta e ben organizzata conoscenza storica di Villella, ma pure la sua perizia di scrittore che con lingua sempre chiara e scorrevole rende piacevole la narrazione dei fatti storici e umani di cui si racconta. Continua a leggere Recensione di “I demoni della Santa Fede. Diario di un monaco giacobino del 1799” di Vincenzo Villella (Grafichéditore 2023)

(fasc. 51, 25 febbraio 2024, vol. I)

La magia dell’ukulele incontra il fascino di Monopoli: Musica, Bellezza e Comunità al Monopolele 2024

Author di Vincenzo Vona

Si vocifera negli ambienti ukulelistici che l’idea del Monopolele sia nata in una serata vacanziera nella quale Salvo Mc Graffio e Mauro Minenna, ideatori e organizzatori del festival, videro nella città di Monopoli la location perfetta per una manifestazione musicale con protagonista lo strumento hawaiiano per antonomasia. Continua a leggere La magia dell’ukulele incontra il fascino di Monopoli: Musica, Bellezza e Comunità al Monopolele 2024

(fasc. 52, vol. II, 3 giugno 2024)

Troppo rumore per nulla. Qualche nota sulle canzoni del Festival di Sanremo 2024

Author di Massimo Scotti

In occasione dei funerali di Vittorio Emanuele di Savoia, il 10 febbraio 2024, una cronista del canale televisivo La7 così commentava: «Fa un po’ strano sentir parlare di titoli nobiliari ancora nel 2024». Casualmente, la giornata coincideva con la finale del Festival di Sanremo. Il caso ha spesso una sorridente ironia, e lo dimostra mettendo in atto un principio esoterico fra i più enigmatici e suggestivi: “Riunire ciò che è sparso”. Cosa si può indovinare, o dedurre, dal presentarsi di una simile coincidenza? Forse un fatto piuttosto semplice e sotto gli occhi di tutti: la tradizione è finita. O almeno tende a scomparire. A nascondersi. O a dissimulare il proprio aspetto sotto mentite spoglie. Continua a leggere Troppo rumore per nulla. Qualche nota sulle canzoni del Festival di Sanremo 2024

(fasc. 52, vol. II, 3 giugno 2024)

Recensione di Francesco Procopio, “I canti del Canonico” (Laruffa Editore 2023)

Author di Carmine Chiodo

A Rocco La Cava va il merito di aver reperito il manoscritto dei Canti, conservato nell’Archivio di Casa La Cava, e ancora a Rocco La Cava va il ringraziamento di Marianna La Cava (sorella di Rocco, entrambi figli del noto scrittore Mario La Cava) per aver contribuito all’esegesi del testo e per altri suoi preziosi consigli.

Dalla chiara e utile introduzione di Marianna la Cava si coglie quella che è la poetica del canonico Francesco Procopio, «nato a Bovalino in provincia di Reggio Calabria nel 1779». Vi viene illustrata assai bene la temperie culturale nella quale visse e operò il canonico dai cui versi, ben annotati e commentati, balzano fuori echi di altri autori: Tasso, per esempio; poi «rimandi all’Arcadia con un epitalamio dell’abate Pietro Metastasio»; movenze e reminiscenze appartenenti ai drammi pastorali di Giovan Battista Marino e del Guarini; come sono ancora còlti aspetti impetuosi ma talvolta tristi, «patetici», di natura «sturmeriana».

È, in seguito, messa bene a fuoco la formazione dell’abate Francesco che, «avendo a disposizione la fornita biblioteca di famiglia, […..] amplia la sua formazione culturale oltre i parametri teologici del Seminario» (Introduzione, p. 5). Egli, difatti, possedeva una vasta cultura classica, umanistica, e lo si deduce facilmente allorquando cita miti greci e latini che sono ripresi e trattati in modo creativo nei suoi versi, che richiamano alla mente «i vaporosi colori del ‘Trionfo dell’’Aurora’ di Guido Reni» (ibidem).

Come giustamente osserva Marianna La Cava, questi versi del Canonico sono «eleganti e rimandano a mondi ideali popolati da personaggi mitologici e a luoghi realistici in cui si svolge la vita quotidiana»; sono «versi raffinati e straordinari» come: «Desto, l’aligero / popol sonoro / Saluta il Nume, / Delle girevoli / Sfere, ineffabile / Gloria e decoro / [….] Giulivo a tendere / Torna le reti / il Pescatore / Nelle volubili / Region’ incognite / di Glauco, e Teti / Non è possibile / Provar l’incanto / Del dì che nasce / Senza disciogliere / Ebro di giubilo / La voce al canto / In sì sensibili / Momenti o cara / Scordo le ambasce / Che il sen mi squarciano / E lieta a vivere / L’anima impara».

Altri suoi armoniosi e scorrevoli versi sono inni alla bellezza che la natura ci regala, con frutti, fiori, momenti, ore, stagioni: «Bello è veder le fertili / Viti su’ colli aprici / Tutte disposte in ordine / E l’alme lor cervici / D’aurei racem’ involte / A’ sguardo altrui mostrar / [….] Evvi di Persia il frutice / Che ad assaggiarlo invoglia / Che di oro, e di porpora / Vanta tener la spoglia / Evvi il susin che prono / attende un rapitor / Evvi il rugoso, e lacero / Fico di ambrosia asperso / La Pera, l’odorifero / Popone, che diverso / Sapor conserva / e il dolce Granato di rubin / Allor che l’alba candida / L’estinta face alluma / Un garruletto Zefiro / I vanni suoi profuma / Nella rugiada, molce / Del dì nascente il Crin». Questi canti rispettivamente attengono a Il Mattino, Il Mezzogiorno, La Primavera, L’està; L’autunno, L’inverno; poi si leggono un Sonetto e un’Epigrafe che recita: «A Francesco Procopio Che Nella Città Di Oppido Ebbe Canonicato Cattedra fama Alla Studiosa Gioventù Maestro E Filologo Strenuissimo Spezzò Finché Visse Il Pane Della Sapienza Mancò Alle lettere Greche E Latine Il di 30 Luglio 1841 Di Anni 62 Giovambattista Fratello Questa Immagine dolentissima Fece».

Leggendo l’Introduzione all’opera, si vengono a conoscere altri aspetti e lati della personalità di questo coltissimo abate, che «fu maestro di Grammatica presso il Seminario di Oppido, in Calabria, dove già suo padre era stato maestro di umanità superiore ed eloquenza».

Francesco Procopio appartenne a un’illustre casata e si distinse negli studi umanistici e in quelli teologici, scientifici e giuridici. I suoi versi scorrono facili e immediati, e comunicano i suoi sentimenti e gli atteggiamenti, le emozioni che prova davanti agli spettacoli che di volta in volta gli offre la natura, di cui coglie certi aspetti che influiscono sul suo spirito: «Della stellifuga / Alba le sporte / Gigli e viole / Inaura, e agli esseri / La sua vivifica / Luce comporta» (da Il Mattino); «Cinta di tenebre / D’astri trapunta / Su cocchio di ebano / La notte spunta / Dal fosco margine / Occidental» (da La Notte); ed ecco La Primavera e L’està: «E in mezzo all’erba rorida / In mille spire avvolte / L’aspro torpor rimuovono / In cui giacean sepolte»; «Saprai mio ben che il fuoco / Del Crin che in Ciel fiammeggia / In paragone è poco / A quel che in me serpeggia / Saprai che il dì primiero / Che a me ti offristi, tacquero / Mie doglie, e nel pensiero / Altri desj mi nacquero».

Il canonico ha una personalità spiccata e un proprio programma di vita; ha ben compreso che «Bellezza e Gioventù sono concetti effimeri, ha scoperto che la vera consolazione proviene dalla vita contemplativa nel chiostro di un convento. Per don Francesco questo luogo ideale viene rappresentato dalla Certosa di Padula, a dispetto dei fatti che l’avevano vista teatro di grandi turbolenze con l’arrivo dei francesi, i quali nel 1806 avevano completato l’opera di spoliazione iniziata secoli prima».

In questi Canti del Canonico si gusta una dolce e musicalissima e delicata poesia, che scaturisce dall’intimo di chi l’ha composta.

(fasc. 51, 15 marzo 2024, vol. II)

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Recensione di Pierluigi Mascaro, “I cerchi nell’acqua” (La Rondine 2023)

Author di Luca Castelli

Pierluigi Mascaro è un giovane giurista che si è laureato in Giurisprudenza alla Luiss, dove ha anche conseguito un Master in Diritto amministrativo e ha collaborato con la Cattedra di Diritto dell’ambiente. Si direbbe, dunque, molto più a suo agio con codici e pandette, con note a sentenza o articoli su riviste di settore e, tuttavia, non disdegna incursioni anche in generi letterari a prima vista lontani da quelli abitualmente coltivati dai giuristi, esibendo una versatilità che a ben vedere non è affatto rara nel nostro mondo, come dimostrano, tra gli altri, i successi dei romanzi di Gianrico Carofiglio o Giancarlo De Cataldo.

I cerchi nell’acqua è il primo esperimento letterario di Mascaro nel genere della narrativa. È un volumetto agile – più un racconto lungo che un romanzo breve – che si legge tutto d’un fiato e che conduce il lettore in un viaggio negli abissi dell’animo umano, dove si nascondono quei peccati inconfessabili di gioventù che possono segnare in modo irreversibile tutto il corso di una vita e che alla fine ci portiamo nella tomba. È quanto accade alla sedicenne Jane, fuggita nottetempo senza avvisare nessuno dalla villetta di Long Beach dove trascorre le vacanze. Un trauma indelebile per Aaron, che l’ama profondamente e non l’hai mai dimenticata, al punto da mettersi sulle sue tracce, sebbene siano passati più di quarant’anni da quell’improvvisa dipartita. La ritroverà in un piccolo borgo poco distante da Parigi. Ma quell’incontro, per quanto intenso e gravido di emozioni, non sarà chiarificatore, perché Jane non gli dirà la verità. E così torneranno ognuno alle proprie vite, lei con quel peso sulla coscienza di cui non si libererà mai più, lui con il suo castello incrollabile di fiducia nei confronti dell’amata, di cui ormai non restano che macerie: entrambi con un cumulo di domande rimaste senza risposta.

Nel vissuto di Aaron e Jane ritroviamo, in fondo, dinamiche in cui ciascuno di noi può riconoscersi: il ricordo di un amore estivo che ci resta nel cuore per tutta la vita; il viaggio alla ricerca della persona amata; la fuga verso l’ignoto per nascondere un segreto indicibile; l’idealizzazione di una persona che la realtà si incarica puntualmente di sconfessare. In questo passato che non passa il lettore viene coinvolto da una trama avvincente dentro gli enigmi esistenziali dei due protagonisti, alla ricerca di quelle risposte che neppure loro sono in grado di darsi.

(fasc. 51, 15 marzo 2024, vol. II)

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