L’ “Eracle 13” di Heiner Müller, ossia andare contro la discendenza umana

Author di Roberto Interdonato

La fine del dramma

Il testo che si intende brevemente analizzare nel presente articolo è Eracle 13 (nell’originale, Herakles 13) di Heiner Müller (1929-1995)[1]. Müller lo scrisse nel 1991, come ricorda la data alla fine della composizione, e lo pubblicò sulla rivista «Sinn und Form», nel primo quaderno del 1992. Continue reading L’ “Eracle 13” di Heiner Müller, ossia andare contro la discendenza umana

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Se il tempo diventa spazio. L’esilio è nella memoria secondo Adam Zagajewski

Author di Sebastiano Triulzi

Può capitare che più ci immergiamo nel tempo e più il tempo si spazializza, diventa cioè, incredibilmente, spazio. Il nostro tempo perduto – una città o una casa in cui abbiamo trascorso gli anni passati, un certo periodo della nostra vita, ecc. –, via via che si distanzia dal presente, vede aumentare le possibilità di trasformarsi in spazio, in un luogo che forse non è più propriamente “reale”, ma nel quale vogliamo e dobbiamo continuare ad abitare come in una sorta di esilio volontario. Tutte le generazioni faranno o hanno fatto questo tipo di esperienza, perché più si invecchia più il tempo diventa spazio e, così come forse sta accadendo ai nostri nonni o ai nostri padri, sicuramente accadrà un giorno anche a noi di osservare come, ad esempio, la città in cui siamo nati e cresciuti si distanzi da quella in cui continuiamo a vivere, pur essendo la stessa; e, al medesimo tempo, come di quello spazio perduto finiamo in un certo senso, e in alcuni casi in modo quasi esclusivo, per essere prigionieri. Questa dimensione, che per altri è invisibile, ai nostri occhi, una volta che vi entriamo, pare al contrario raggiungibilissima e, sebbene non si mostri sovrapponibile al procedere anche banale dell’esistenza quotidiana, è ugualmente, visceralmente, concreta, è sempre presente. Un desiderio fortissimo ci sospinge ad abitare questo spazio così a lungo alimentato dai ricordi e dalla nostalgia, pieno di spiriti e di ombre del passato, continuamente reimmaginato e per questo purissimo: è un po’ quello che sostiene Baudelaire nella poesia Il cigno: che, anche se Parigi cambia in continuazione, tutte le strade sono nel suo cuore, perché egli conserva in segreto ancora la vecchia Parigi, conserva anche, soprattutto, ciò che è andato perduto. Continue reading Se il tempo diventa spazio. L’esilio è nella memoria secondo Adam Zagajewski

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Le novelle di Verga tra continuità e innovazione letteraria. Il caso di “Nedda”

Author di Dario Stazzone

La critica ha progressivamente ridimensionato il valore di «svolta» letteraria attribuito a Nedda, il «bozzetto siciliano» che Verga ha scritto durante il soggiorno milanese e ha dato alle stampe nel giugno 1874. Tra i primi esegeti dell’opera verghiana che hanno messo in evidenza il significato della novella, lo scarto di contenuto rispetto alla precedente produzione narrativa e la scoperta di un nuovo filone letterario, vi è Luigi Capuana[1]. La posizione del menenino ha segnato la storia della critica verghiana. Eppure già un saggio capitale come Verga e il naturalismo di Giacomo Debenedetti non mancava di confutare, nelle pagine dedicate a Nedda, l’idea capuaniana di una netta cesura, di una «svolta» improvvisa[2], sottolineando invece l’esistenza di una serie di rinvii sottili e spesso inconsci che facevano da ponte tra l’opera precedente e le future scelte dell’autore: «Anche noi siamo d’accordo che la serie dei capolavori verghiani – o per lo meno la maturità dell’opera del Verga – debba farsi iniziare con Nedda, bozzetto siciliano, anche se Nedda non è ancora un capolavoro»[3]. Continue reading Le novelle di Verga tra continuità e innovazione letteraria. Il caso di “Nedda”

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Contronarrazione, romanzo e soggettività. Appunti per una nuova alleanza

Author di Alessandro Gaudio

Nella cronaca del Nord gli uomini agiscono in silenzio, fanno la guerra, concludono la pace, ma non dicono (né la cronaca aggiunge) perché essi fanno la guerra, per quali ragioni fanno la guerra, per quali ragioni fanno la pace; in città, alla corte del principe, non c’è nulla da sentire, tutto è silenzioso; tutti siedono a porte chiuse e deliberano per loro conto; poi le porte si aprono, gli uomini escono per apparire sulla scena, vi compiono un’azione qualunque, ma agiscono in silenzio[1].

Oggi la voce “contronarrazione” (o “narrazione alternativa”) è abbastanza diffusa nel linguaggio giornalistico[2], ma complessivamente ancora poco attestata nell’uso, tanto che non è presente su nessuno dei principali dizionari di italiano[3]. Ad ogni modo, una rapida rassegna lessicografica consente di fornire una definizione di massima del lemma come critica avvertita e competente di tutte le forme di potere, sperequazione, sfruttamento, repressione e violenza sociale e di genere, compresi i miti, i falsi idoli, i pregiudizi, il conformismo e l’alienazione. “Contronarrazione”, perciò, come messaggio che offre un’alternativa, anche sul piano lessicale, alla propaganda o come modo differente per decostruire o delegittimare la narrazione dominante attraverso una sintesi concreta, priva di infingimenti e non semplicemente reattiva. Mi sembra, infatti, che il vocabolo, per quanto debba essere considerato come contestazione e netta contrapposizione rispetto a “narrazione”, termine antinomico ma non del tutto antitetico, di questo conservi la struttura e gli aspetti più schiettamente affabulatori e analitici. Continue reading Contronarrazione, romanzo e soggettività. Appunti per una nuova alleanza

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

• categoria: Categories Sul romanzo

Il “romanzo di famiglia” nella narrativa di Edoardo Calandra, da “Reliquie” alla “Bufera”

Author di Monica Lanzillotta

Le opere di Edoardo Calandra, pervase dall’ossessione della perdita della madre (Malvina Ferrero muore quando Edoardo ha soli sei anni) e dal complesso edipico[1], sono tutte ascrivibili al Familienroman[2] e, tra di esse, quelle che possono essere considerate “romanzi di famiglia” sono: Reliquie (1883), I Lancia di Faliceto (1886), La contessa Irene (1889), Il tesoro (racconto di Vecchio Piemonte, 1905), A guerra aperta (1906) e La bufera (1911).

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(fasc. 39, 25 giugno 2021)

Le responsabilità del romanzo. A proposito di un recente studio

Author di Gian Paolo Caprettini

− Non m’intendo di romanzi, disse il signor Touchett.
− Sono convinto che i romanzi siano fatti con grande abilità, ma suppongo che non siano molto fedeli
(H. James, Ritratto di signora, cap. VI)

Formazione e destino

Il romanzo, tema dai molti interrogativi e dalle tante svolte. Ha scritto Eleazar M. Meletinskij che «il romanzo a differenza dell’epos condivide con la fiaba anche l’interesse specifico per la formazione ed il destino – prove e avventure – dei singoli personaggi»[1]. Continue reading Le responsabilità del romanzo. A proposito di un recente studio

(fasc. 39, 25 giugno 2021)

• categoria: Categories Sul romanzo

Fra natura e convenzione. Sulle “fictional minds” e sul loro studio

Author di Filippo Pennacchio

Nell’introduzione a The Emergence of Mind, una raccolta di saggi pubblicata nel 2011 e incentrata sulle rappresentazioni dell’interiorità in letteratura, David Herman sosteneva un’idea molto impegnativa. Dal suo punto di vista, non ci sarebbe alcuna differenza sostanziale fra real e fictional minds, cioè, a dirla in italiano, fra le menti delle persone in carne e ossa e quelle dei personaggi di finzione. Più precisamente, rispetto alle seconde le prime non sarebbero meno «accessibili». Così come in un romanzo possiamo entrare in contatto con ciò che un personaggio pensa e prova, anche nella vita di tutti i giorni potremmo accedere ai pensieri delle persone con cui interagiamo. Del resto, Herman spiega che «le procedure attraverso cui approcciamo le menti rappresentate nei racconti di finzione si basano inevitabilmente su quelle a cui ricorriamo per interpretare le menti che incontriamo in altri contesti (e viceversa)»[1]. Continue reading Fra natura e convenzione. Sulle “fictional minds” e sul loro studio

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Il doppio moltiplicato. Una prospettiva sull’ “Amica geniale” di Elena Ferrante

Author di Giulio Savelli

La libertà di Elena

Il primo doppio nella storia letteraria occidentale è l’Elena di Euripide. In questa singolare opera teatrale Elena non è stata mai a Troia, dove invece si trovava, costruito da Era con una nuvola, un suo doppio, «un fantasma dotato di respiro, fatto con un pezzo di cielo»[1]. La vera Elena era stata condotta invece in Egitto, presso il re Teoclimeno. Fra i molti aspetti originali dell’Elena euripidea spicca il trattamento del doppio, che, anziché essere una trappola identitaria, è liberazione simbolica da un’identità imposta – segnata dalla colpa dell’adulterio e dalla responsabilità della sanguinosa guerra – e preludio di una liberazione effettiva, in fuga dalla tirannia e dalle pretese dell’odioso Teoclimeno. Il topos dello smarrimento di fronte alla duplicazione identitaria è, sì, presente, ma pesa tutto su Menelao. Per Elena è relativamente facile: «il nome può stare ovunque, il corpo no»[2], afferma. Questa è la chiave simbolica della libertà di Elena: l’avere un doppio (che al momento giusto svanisce) non la turba minimamente, quando invece a Menelao appare una contraddizione e un’impossibilità sostanziale. Per Menelao, così come sarà per Sosia nell’Anfitrione di Plauto, il doppio è perturbante; per Elena è solo un gioco degli dei. Continue reading Il doppio moltiplicato. Una prospettiva sull’ “Amica geniale” di Elena Ferrante

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Narrazione e rappresentazione della coscienza del signor Palomar

Author di Michele Maiolani

Storia e preistoria del signor Palomar

Si è inevitabilmente parlato molto di Palomar come di un libro incentrato sulla visibilità e basato sulla registrazione della porzione di realtà che il protagonista osserva[1]. Di conseguenza, il signor Palomar è sembrato spesso come un tipico personaggio dell’ultimo Calvino: privo di spessore e di introspezione come il Qfwfq delle Cosmicomiche o il guidatore notturno di Ti con zero, è stato spesso descritto come un puro occhio disincarnato che indaga la realtà in maniera analitica e distaccata. Al signor Palomar è stata, dunque, attribuita la stessa mancanza di individuazione propria dei personaggi della narrativa calviniana da metà anni Sessanta in poi. Qwfwq muta spesso forma e ha caratteri decisamente non antropomorfici, mentre i personaggi in Ti con zero o di Se una notte d’inverno un viaggiatore finiscono per essere puri nomi o mere funzioni narrative (il Lettore, la Lettrice)[2]. In queste opere spesso a venire meno è persino la descrizione fisica del personaggio, sul cui aspetto esteriore il lettore non può avere praticamente modo di farsi un’idea. Cade, insomma, qualunque volontà di mimesi e vengono fornite al lettore scarse informazioni anche sullo storyworld in cui si svolgono le vicende narrate. Continue reading Narrazione e rappresentazione della coscienza del signor Palomar

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Il “filo sproccato” di Silvio Micheli. Appunti e congetture sul Neorealismo

Author di Antonio Di Grado

Salvatore Battaglia e la “questione del realismo”

Quando Salvatore Battaglia, cugino di mia madre e mio primo maestro, mi convinse a iscrivermi all’ateneo napoletano, dove insegnava Letteratura italiana, fu da subito che iniziammo a discutere della mia tesi di laurea. Tema: il Neorealismo. Io, infiammato da “astratti furori” (si era all’indomani del Sessantotto), propendevo per l’attivismo e il presenzialismo di Elio Vittorini, e per le sue metafore squillanti come slogan in un corteo (e finii per averla vinta, ma laureandomi a Catania, ché Battaglia nel 1971 improvvisamente cessava di vivere), lui invece aveva proposto un nome a me allora sconosciuto, e tutt’oggi poco noto: Silvio Micheli. Né poteva dirmi di più un titolo che a quel nome s’accompagnava: Pane duro. Continue reading Il “filo sproccato” di Silvio Micheli. Appunti e congetture sul Neorealismo

(fasc. 38, 28 maggio 2021)