Le origini del «Politecnico»

Autore di Niccolò Amelii

«Il Politecnico» esce per la prima volta a Milano il 29 settembre 1945, con il sottotitolo «settimanale di cultura contemporanea», prezzo 12 lire, diretto da Elio Vittorini ed edito dalla casa editrice Einaudi[1]. Tuttavia il periodico, almeno nella sua forma d’ideazione e di progetto potenziale, affonda le radici nel biennio precedente. Ne parlano e ne discutono i termini, gli obiettivi e gli ambiti di azione già nel ’43 diversi scrittori antifascisti, come lo stesso Vittorini e Giansiro Ferrata – legati al nascente Fronte della cultura patrocinato dal PCI –, alcuni intellettuali organici al Partito Comunista, come il fisico Eugenio Curiel, e diversi collaboratori dell’Einaudi, tra cui spicca per intraprendenza e predisposizione Giaime Pintor. L’importanza di Curiel e di Pintor per lo sviluppo germinale della discussione riguardante il settimanale e la loro grande influenza su Vittorini sono testimoniate dalle parole di Ferrata, che scrive: Continua a leggere Le origini del «Politecnico»

(fasc. 33, 25 giugno 2020)

Intervista a Eleonora Tomassini, traduttrice di Irmgard Keun

Autore di Rossella Rita Papa

La seguente intervista è collegata al contributo dal titolo: Irmgard Keun: un caso editoriale.

L’adattamento dell’opera di Irmgard Keun ai giorni nostri è uno studio che parte dalla lingua e include, ovviamente, anche il contesto. Tradurre la scrittrice tedesca ha implicato, infatti, una ricerca di tutti i riferimenti storici alla base dei suoi libri.

Tra i romanzi pubblicati dall’Orma, a tradurre sia Una bambina da non frequentare sia Dopo mezzanotte è stata Eleonora Tomassini, giovane traduttrice e redattrice editoriale. Continua a leggere Intervista a Eleonora Tomassini, traduttrice di Irmgard Keun

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

“Leonardo Sinisgalli e i bambini incisori”: un’originale esperienza didattico-editoriale sulla soglia della “civiltà delle macchine”

Autore di Luigi Beneduci

È una storia che ha i contorni della fiaba, ma con il raro pregio di essere vera, quella che racconta Biagio Russo nel suo Leonardo Sinisgalli e i bambini incisori[1]; una storia delicata «di cui si è parlato moltissimo a metà degli anni Cinquanta, tanto da diventare un vero e proprio caso nazionale»[2], con premi, pubblicazioni, articoli, trasmissioni radio e riprese televisive, prima di cadere nell’oblio[3]. Continua a leggere “Leonardo Sinisgalli e i bambini incisori”: un’originale esperienza didattico-editoriale sulla soglia della “civiltà delle macchine”

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Intervista a Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi (L’orma editore), a partire da Irmgard Keun

Autore di Rossella Rita Papa

La seguente intervista è collegata al contributo dal titolo: Irmgard Keun: un caso editoriale.

Ricollocare una letteratura d’esilio nel contesto contemporaneo è una sfida e insieme una scelta di stile che contraddistingue il progetto editoriale di case editrici raffinate come L’orma.

L’orma editore arriva nelle librerie il 4 ottobre 2012, ma l’idea del progetto era già nata l’anno precedente durante il periodo berlinese vissuto insieme dai due editori Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari. Continua a leggere Intervista a Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi (L’orma editore), a partire da Irmgard Keun

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Breve storia del catalogo di mostra d’arte temporanea: dall’opuscolo al volume scientifico

Autore di Alice Ghilardotti

Il catalogo di una mostra[1] è, oggi, lo strumento principale che permette all’esposizione stessa di “vivere” un periodo di tempo superiore alla sua temporaneità. Al catalogo sono affidati lo studio, il progetto che ha definito la mostra e la sua esecuzione, l’elenco delle opere e la loro descrizione tecnico-scientifica.

La sua storia nei secoli è molto varia: inizia come piccola guida di ausilio alla visione della mostra, si evolve come memoria successiva alla mostra e, in tale veste, assumerà nei secoli diverse tipologie sia di contenuto sia di formato. Continua a leggere Breve storia del catalogo di mostra d’arte temporanea: dall’opuscolo al volume scientifico

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Intervista a Riccardo Greco, editore di Vittoria Iguazu Editora (31 gennaio 2020)

Autore di Rachele Ricci

La seguente intervista è collegata col contributo dal titolo: La diffusione della cultura lusofona nel panorama editoriale italiano: Edizioni dell’Urogallo, La Nuova Frontiera, Tuga edizioni, Vittoria Iguazu Editora e Voland Edizioni.

Quanti libri pubblicate annualmente? Quanti di questi appartengono ad autori di espressione portoghese?

Il piano editoriale, senza sottostare a una programmazione troppo rigida, si attesta quasi spontaneamente intorno ai dieci titoli all’anno, con una presenza di due o massimo tre titoli lusofoni per stagione. Continua a leggere Intervista a Riccardo Greco, editore di Vittoria Iguazu Editora (31 gennaio 2020)

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Intervista a Giacomo Falconi, traduttore (17 febbraio 2020)

Autore di Rachele Ricci

La seguente intervista è collegata col contributo dal titolo: La diffusione della cultura lusofona nel panorama editoriale italiano: Edizioni dell’Urogallo, La Nuova Frontiera, Tuga edizioni, Vittoria Iguazu Editora e Voland Edizioni.

Quali sono le difficoltà maggiori che si riscontrano nel dover tradurre testi provenienti da contesti geografici e culturali così diversi tra loro? È necessaria una specializzazione/il traduttore dal portoghese traduce solo da una varietà linguistica?

Quando parliamo di lusofonia, parliamo di contesti geografici molto distinti e distanti, che includono l’Europa, l’Africa, l’America e l’Asia. Ogni realtà in cui si parla portoghese presenta termini, espressioni, suoni, colori ed elementi culturali specifici, che rendono così variegata e ricca questa lingua. Al tempo stesso, tutto ciò fa sì che il lavoro del traduttore risulti più complesso rispetto ad altre lingue racchiuse in un unico contesto geografico. È estremamente difficile riuscire a padroneggiare tutte le varianti del portoghese; pertanto, è normale che il traduttore tenda a specializzarsi in una variante, quella che sente più “sua”, per motivi culturali, lavorativi o per una semplice preferenza personale, pur non essendo affatto, questa, una scelta obbligata. Si pensi all’enorme varietà di flora e fauna presente in Brasile, che ha dato origine a una grande ricchezza di termini usati per denominare animali, piante e frutti di uso comune a livello locale, ma che spesso risultano sconosciuti a chi padroneggia esclusivamente il portoghese europeo. A questo proposito, una delle ultime traduzioni editoriali di cui mi sono occupato, ambientata in un contesto rurale tipico dell’area di Minas Gerais in Brasile, mi ha spinto a dedicare tempo e risorse ad approfondire le conoscenze di elementi naturalistici che, per chi ha familiarità con quella zona, rappresentano termini della quotidianità, ma che per il lettore italiano appaiono assolutamente esotici e nuovi (agutí, araçá, bem-te-vi, giusto per citarne qualcuno). Continua a leggere Intervista a Giacomo Falconi, traduttore (17 febbraio 2020)

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Un panorama dell’editoria napoletana: luoghi storici, librai ed editori

Autore di Vittoria Russo

L’editoria napoletana presenta una particolare fisionomia facilmente riconducibile alla situazione culturale dell’intera Italia meridionale e allo stretto legame con il mestiere di libraio, da cui tendenzialmente deriva e si sviluppa[1]. È difatti proprio la strettissima interdipendenza dei due mestieri – libraio ed editore – a riversarsi nella conformazione fisica della città di Napoli, i cui luoghi diventano il simbolo di un discorso molto vasto che riguarda la diffusione della lettura, l’editoria e la cultura in genere. I luoghi storici che hanno ospitato le librerie e i principali centri culturali ed editoriali della città permettono di tracciare una topografia libraria, che, appunto, richiama più o meno esplicitamente la duplice natura del libraio-editore napoletano. Continua a leggere Un panorama dell’editoria napoletana: luoghi storici, librai ed editori

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Irmgard Keun: un caso editoriale

Autore di Rossella Rita Papa

Una vita di tragica ironia

Quando nacque Irmgard Keun[1], il 6 febbraio 1905 a Charlottenburg, la sua città in quegli anni era separata da Berlino ma ne rispecchiava l’identità.

I genitori, Eduard ed Elsa Charlotte Keun, rappresentavano il modello di una famiglia tradizionale di concezioni liberali: il padre, agente per una società che importava benzina, e la madre casalinga. Cinque anni dopo Irmgard, nacque il fratello Gerd e tutta la sua famiglia visse in città fino al trasferimento a Colonia, nel 1913. Fu proprio qui che la giovane tedesca iniziò la propria formazione, a partire dalla scuola evangelica femminile nella quale si diplomò nel 1921, alla scuola di recitazione presso la Scuola d’arte drammatica, diploma con il quale si affacciò nel contesto artistico. Nonostante i primi lavori da stenotipista, infatti, Irmgard intraprese in questo periodo la carriera teatrale con i primi ruoli da attrice ad Amburgo e a Greifswald. Malgrado il considerevole successo dei primi spettacoli, la ragazza abbandonò presto il mestiere della recitazione. Continua a leggere Irmgard Keun: un caso editoriale

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Nel mondo grafico di Einaudi e Mondadori

Autore di Silvia Prastaro

Le case editrici Mondadori ed Einaudi[1] sono nate e si sono sviluppate a pochi anni di distanza nel Novecento, e per questo motivo hanno vissuto e condiviso gli stessi cambiamenti storici, sociali e culturali dell’Italia e del resto del mondo. Entrambe hanno saputo imporsi nel paronarama librario coevo come due colossi imprenditoriali, il cui scopo principale era quello di diffondere la cultura attraverso i libri. Grazie al loro progetto editoriale e allo stile grafico, l’Einaudi e la Mondadori sono diventate due aziende con diversa dimensione, accomunate però dalla stessa passione per l’attività di ‟fare libri”, laddove il libro era considerato lo strumento informativo e culturale per eccellenza. Ciò che, invece, le ha differenziate sin da subito, determinando la futura struttura imprenditoriale dell’una e dell’altra, è stata la diversa ragione sociale: se Einaudi nacque nel 1933 direttamente come casa editrice, Mondadori esordì nel 1912 come ditta tipografica e solo nel 1919 venne registrata come casa editrice. Tale elemento distintivo, che potrebbe sembrare di poco conto, in effetti non lo è: infatti, è stata proprio la diversa vocazione iniziale ad aver contribuito enormemente alla formazione del modello editoriale e del progetto grafico di entrambe le case. Continua a leggere Nel mondo grafico di Einaudi e Mondadori

(fasc. 32, 25 aprile 2020)