À rebours: Diacritica Edizioni lancia «Sherazade»

Autore di Diacritica Edizioni

Siamo stanchi del diluvio di prosa slavata[1].

Stanchi degli orientamenti del mercato globale.

Siamo stanchi della letteratura che non basta a se stessa.

Stanchi di libri venduti grazie alla notorietà dell’autore.

Siamo stanchi della narrativa tutta azione, concepita per essere trasposta.

Stanchi dei racconti costruiti a tavolino come merci da esportazione.

Siamo stanchi che lo stile non sia più l’uomo.

Stanchi di non riuscire a distinguere l’autore dall’editor.

Siamo stanchi della sciatteria di alcuni sedicenti scrittori.

Stanchi dell’appiattimento linguistico dei nostri tempi.

Siamo stanchi della narrativa di semplice intrattenimento.

Stanchi della mimesi senza disvelamento…

Per queste ed altre ragioni, inauguriamo una nuova collana di narrativa, «Sherazade», che rievoca, nel titolo, un mondo di ritmi lenti, di atmosfere sospese, di descrizioni meticolose, di profumi inebrianti, di musiche avvolgenti, di amore per la ricerca stilistica, di magia dell’affabulazione, d’incanto, di racconto come fascinazione, di tempo dedicato alla crescita interiore. Un mondo in cui ogni opera letteraria non si è scritta da sé, ma è il parto di un autore, che, volente o nolente, vi riversa la propria originale personalità, pur nel gioco delle maschere che si compiace d’indossare. Continua a leggere À rebours: Diacritica Edizioni lancia «Sherazade»

(fasc. 33, 25 giugno 2020)

De Luca, una famiglia di editori

Autore di Alice Ghilardotti

Luigi De Luca, fondatore della tipografia e della casa editrice

Luigi De Luca, nato a Sasso di Castalda (Potenza) nel 1907, si trasferisce giovanissimo a Roma dove, negli anni Trenta, fonda l’Istituto Grafico Tiberino e in breve tempo diventa un raffinato stampatore, pubblica numerose riviste fino alla decisione di avviare una casa editrice specializzata in libri d’arte[1].

A Roma risiede già il fratello di Luigi, monsignor Giuseppe De Luca, sacerdote, intellettuale di spicco del contesto culturale cattolico e successivamente editore anch’egli e Luigi, anche con il supporto del fratello, avrà modo di conoscere l’ambiente romano delle lettere e delle arti, diventando ben presto un punto di riferimento della cultura artistica romana.

A titolo esemplificativo si ricordano i titoli di alcune riviste pubblicate dall’Istituto Grafico Tiberino: «Ansedonia», «Botteghe Oscure», fondata dalla principessa Marguerite Caetani, che ha come redattore Giorgio Bassani; «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte; «Nuovi Argomenti», diretta da Alberto Moravia e Aldo Carocci; «La Casa», diretta da Pio Montesi e Libero De Libero; «L’Immagine», diretta da Cesare Brandi; «Commentari» diretta da Lionello Venturi e Mario Salmi; «Lettere d’Oggi», in cui compaiono autori come Mario Praz, Cesare Pavese e altri.

L’Istituto Grafico Tiberino stampa le edizioni di Storia e Letteratura, dirette da monsignor De Luca (i noti, preziosi volumi concernenti storia, letteratura, economia, politica e altre collane di varia erudizione) e Luigi De Luca si afferma come uno dei più quotati tipografi d’Italia. Lavora con i migliori stampatori artigiani, ma è attento anche alla sperimentazione tecnica, raggiungendo così, nel campo della riproduzione d’arte, un livello di perfezione ancora oggi visibile nei suoi prodotti.

Luigi De Luca, nel tempo, essendo spesso a contatto con gli artisti e i critici d’arte autori delle riviste che pubblica, viene sempre più attratto dal mondo artistico[2].

In un ambito quasi pionieristico per il libro d’arte, De Luca esordisce negli anni Cinquanta con i prestigiosi volumi delle collane «Otto Pittori Italiani» nel 1952 (Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato, Vedova) e «Pittori Italiani d’oggi» nel 1959 (Mafai, Pirandello, Birolli, Afro, Cassinari, Santomaso, Vedova, Corpora, Turcato, Scialoja, Scordia), entrambe curate da Lionello Venturi. Per un volume, la galleria romana La Tartaruga[3] organizza una mostra così pubblicizzata in un pieghevole:

In occasione della pubblicazione dell’opera di Lionello Venturi “Pittori Italiani d’oggi” edito recentemente da Luigi De Luca, siamo lieti di allestire una mostra con opere degli undici pittori presentati nel libro. Sono i pittori che Venturi ha difeso con la sua attività di critico militante e con la ponderatezza del suo giudizio di storico dell’arte partecipando egli stesso alla loro battaglia per il rinnovamento del gusto pittorico italiano[4].

La chiara fama attuale della maggior parte degli artisti sopra elencati è stata favorita certamente dall’importanza assunta dalle pubblicazioni di Luigi De Luca.

La giovane casa editrice, fin dall’inizio, ha uno stretto rapporto con le mostre d’arte e inizia a pubblicare, con le stampe eseguite nel proprio stabilimento tipografico, i cataloghi di mostre di enti pubblici e di gallerie private in cui gli artisti espongono per vendere le proprie opere.

Editore della Quadriennale di Roma, Luigi De Luca ne cura i cataloghi e i preziosi «Quaderni» e avvia un’importante collaborazione, che sarà proseguita e consolidata dal figlio Stefano, con la direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dottoressa Palma Bucarelli[5], per la quale pubblicherà dei bellissimi cataloghi delle mostre d’arte; collabora con «L’Obelisco»[6], la galleria romana di Irene Brin e Gaspero del Corso; tra i molti cataloghi, pubblica Picasso, a cura di Lionello Venturi, nel formato di 18,5×13 cm, 69 pagine di testo e 171 tavole in bianco/nero su carta[7]. Sempre nella tradizione di famiglia, il figlio di Luigi, Stefano De Luca, avvierà la collaborazione con la galleria Russo[8] di Roma.

In tale clima di effervescenza artistica attorno all’Istituto Grafico Tiberino e alla casa editrice Edizioni d’Arte De Luca, Luigi De Luca, nel 1950, fonda una galleria d’arte, la Galleria Palma, dove vengono allestite personali dedicate ad apprezzati protagonisti della pittura italiana contemporanea, perlopiù esponenti della cosiddetta “Scuola romana”, con una buona fortuna espositiva e di mercato, che parallelamente si vedono consacrati attraverso la celebre collana di monografie «Artisti d’Oggi», pubblicata dallo stesso De Luca a partire dal 1949, che annovera tra i suoi collaboratori Leonardo Sinisgalli, Nello Ponente, Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi, Libero De Libero, Fortunato Bellonzi.

Il lavoro della casa editrice è eseguito sotto ogni aspetto in modo responsabile e ottimale, e ne è testimonianza la perfetta esecuzione dei cataloghi, dei manifesti e dei vari stampati delle mostre. La fama della tipografia e della casa editrice nell’ambito dei funzionari pubblici e dei galleristi privati incrementa in modo determinante il numero delle aziende che si rivolgono a De Luca per le loro esigenze.

Intorno all’editore si raccoglie un cenacolo di artisti e letterati che si ritrovano presso la sede romana di via Gaeta, dando vita a uno scambio culturale e a un’attività vivacissima per l’arte romana. Gabriele De Rosa, nel saggio Ha costruito una cattedrale dedicato a don Giuseppe De Luca, così ricostruisce la collaborazione editoriale tra i fratelli Luigi e don Giuseppe, e descrive il loro essere punti focali per la Roma intellettuale dell’epoca:

I libri che uscivano dalla fucina di via Lancellotti erano sempre libri di alta ricerca, con documentazioni sorvegliatissime, con collazioni scrupolosissime. Don Giuseppe aveva studiato il formato, i caratteri, il disegno di queste collezioni pregevoli, preparate senza fretta, con un ritmo di tempo quasi artigianale, con il fratello Luigi, stampatore tra i più fini e intelligenti che Roma abbia avuto negli ultimi venti anni e che aveva trasformato la bottega di via Gaeta in un cenacolo, in un luogo d’incontri, di amicizie tra pittori, scultori e letterati: era una Roma intensa e curiosa, dove nacquero e morirono tante belle e vibranti speranze, all’ombra dell’umanità calda e della signorilità squisita di Luigi De Luca[9].

Anche la poesia trova la propria collocazione nel catalogo di Luigi De Luca con la collana che raccoglie i versi di Giorgio Caproni, Lorenzo Viani, Libero De Libero, Libero Bigiaretti, Roberto Melli, Fausto Pitigliani e tanti altri.

Egli partecipa anche alla fondazione di una delle manifestazione romane culturalmente più avanzate, i “Martedì letterari” al teatro Eliseo.

Al momento della tragica scomparsa, nel 1960, Luigi De Luca è una delle figure più rappresentative di Roma nell’ambito culturale e artistico, pronto ad appoggiare con partecipazione e fattivamente chiunque abbia iniziative da proporre, purché diano garanzie di qualità e decoro culturale. Una testimonianza in tal senso, utile a comprendere la figura di De Luca, è quella del poeta Giorgio Caproni, di cui riportiamo un estratto:

Chi non ha venduto un quadro a De Luca, chi non ha visto curar da lui in persona un catalogo agognato o i quinterni d’una rivista o l’impaginazione d’un libro di versi (e sempre con un gusto tipografico degno d’un antico stampatore) alzi la mano. Quand’io capitai a Roma sprovveduto di tutto, e col pianto in gola vedendo il mio piede smarrirsi in tale scarpa troppo grossa per me, fu l’amico Bigiaretti a portarmi lì, in via Gaeta, da De Luca. Nel buio di quegli uffici pieni di quadri e di fumo, e nel disordine apparente delle carte, De Luca era seduto dietro il suo grande tavolo ingombro di bozze (lo stesso che gli è servito fino a ieri l’altro), sorridente davanti alla mia aria scoraggiata; e non gli occorsero molte parole perché io, quando ne uscii, già mi sentii un altro; non più tanto povero e solo, e sicuro d’aver trovato meglio che un editore (mi stampò subito “Finzioni”), un amico […][10].

Le parole del poeta, piene di riconoscenza ed ammirazione, sono state pronunciate alla Fiera Letteraria di Roma il 6 marzo 1960, pochi giorni dopo la scomparsa dell’editore, e delineano la straordinaria personalità di un eclettico sempre disponibile verso gli artisti e sempre appassionato del proprio lavoro.

Un piccolo e prezioso libro, Un editore come De Luca, a cura di Giuseppe Appella ed edito nel 1988 dalle Edizioni della Cometa in mille copie numerate, rende molto bene l’idea della personalità di Luigi De Luca e l’immenso e sincero dispiacere per la sua scomparsa improvvisa e prematura. In esso sono raccolti sia saggi sia ritratti dell’editore disegnati da diversi artisti. I saggi sono i seguenti: Elena Croce, L’amico dei libri (in «Il Mondo», 22 marzo 1960), Gabriele De Rosa, La lealtà di De Luca (lettera alla moglie di De Luca del 18 febbraio 1960), Giorgio Caproni, Il sorriso di De Luca (in «La Fiera Letteraria», 6 marzo 1960), Toti Scialoja, La grande forza di De Luca (discorso del 5 giugno 1987 alla Pinacoteca Provinciale di Matera in occasione del Premio nazionale “Luigi De Luca” per il libro d’arte), Romeo Lucchese, Biografia (il libricino è dotato di un’importante iconografia; insieme ai saggi sono riportati, oltre a diverse foto dell’editore, della sua famiglia e delle copertine di alcuni libri, i ritratti di Luigi De Luca eseguiti dai seguenti artisti: Mino Maccari, Roma 1938; Tamburi, Roma 1943; Stradone, Roma 1947; Stradone, Roma 1956; Gentilini, Roma 1959; Gentilini, Roma 1960).

Riportiamo in Appendice i ritratti elencati di questi artisti famosi, a dimostrazione degli stretti rapporti professionali e di amicizia che l’editore ha saputo stringere nel tempo con l’ambiente intellettuale romano. Riportiamo anche una foto, tra le molte presenti nel libro, di Monsignor Giuseppe De Luca con la mamma Battista[11], perché significativa dei suoi rapporti famigliari; molto uniti tra loro, insieme «per caso»[12], distanti per erudizione ma stimati in egual modo dagli intellettuali che frequentano la loro casa.

Don Giuseppe De Luca: sacerdote, intellettuale, editore

Giuseppe De Luca nasce a Sasso di Castalda nel 1898 da una famiglia di contadini. Primo figlio di Vincenzo, rimane orfano di madre a poche settimane di vita[13].

Viene ordinato sacerdote il 30 ottobre 1921, nella cappella del Laterano, dal cardinale Pompilj[14]. Quando il padre si risposa con Battista, Giuseppe avrà uno splendido rapporto con lei e con i numerosi fratelli che arriveranno, tra i quali Luigi, il futuro editore d’arte; la mamma seguirà don Giuseppe a Roma e vivranno sempre insieme nella casa presso San Pietro in Vincoli.

Giuseppe De Luca inizia gli studi teologici presso il seminario di Ferentino, prosegue a Roma e si laurea in Teologia negli anni Venti del Novecento.

Nel 1943 fonda le “Edizioni di Storia e Letteratura” dopo una lunga collaborazione con la casa editrice cattolica Morcelliana, la quale si proponeva di dar voce a un’originalità cristiana nella riflessione e celebrazione di tutte le dimensioni dell’umano, con l’obiettivo di superare l’ambito locale e di aprire la cultura cattolica italiana alle suggestioni del cattolicesimo europeo. Personaggio eclettico, sacerdote, intellettuale, ha l’ambizione di creare una nuova cultura cattolica.

Nel 1929 monsignor De Luca si reca a casa dello scrittore Giovanni Papini, a Roma in via Gian Battista Vico, dove la domenica lo scrittore è solito accogliere gruppi di amici intellettuali. È presente nella casa anche Piero Bargellini[15], che rimane colpito dalla cultura di questo “pretino”, tanto più che all’inizio viene quasi preso in giro dai partecipanti, ma quando De Luca inizia a parlare tutti rimangono meravigliosamente attratti dalla sua cultura. Bargellini si fa dare l’indirizzo[16] e il giorno successivo lo va a trovare, proponendogli la collaborazione alla rivista «Il Frontespizio».

«Il Frontespizio», rivista letteraria e artistica di ispirazione cattolica, che nasce a Firenze nel 1929 su iniziativa di Bargellini ed edita da Vallecchi, è orientata all’inserimento del pensiero cattolico nella cultura nazionale, e si avvale di contributi di scrittori sia di orientamento cattolico e conservatore, come lo stesso Papini, sia di una nuova generazione, e di critici impegnati nell’elaborazione di un nuovo messaggio letterario di respiro europeo. Da quel momento nasceranno una profonda amicizia tra i due e una proficua collaborazione.

Don Giuseppe subordina la propria collaborazione al «Frontespizio» alla condizione di poter scrivere in maniera anonima, con degli pseudonimi. La sua proposta viene accolta, con grande soddisfazione di Bargellini; sotto i più diversi e fantasiosi nomi, De Luca scriverà moltissimi articoli e soprattutto sarà dai due intellettuali, Papini e Bargellini, enormemente stimato.

Dal punto di vista politico, monsignor De Luca è consapevole che in ambito culturale è inevitabile considerare la politica: il suo atteggiamento è, dunque, apartitico ma non apolitico. La sua politica mira al rinnovo della cultura cattolica. Don Giuseppe avrà rapporti strettissimi con i migliori intellettuali della sua epoca, documentati in molti epistolari e in particolare un suo importante interlocutore sarà Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI.

Carlo Bo definirà le Edizioni di Storia e Letteratura una casa editrice senza paragone nel panorama italiano dell’epoca, per l’eccellenza di alcuni titoli ma soprattutto per la vastità degli interessi e la larghezza dell’accoglienza[17].

Numerose le collaborazioni di don Giuseppe a riviste e quotidiani: è uno scrittore prolifico e, oltre agli articoli per «Il Frontespizio»[18], scriverà sulla terza pagina del «Popolo», chiamato da don Luigi Sturzo, e sull’«Osservatore romano» nella rubrica La parola eterna.

Tra i suoi scritti più importanti abbiamo Introduzione alla storia della pietà e la sua corrispondenza con personaggi di spicco della cultura non solo cattolica.

De Luca diventa anche un grande collaboratore di Giuseppe Bottai, in un ambito distaccato dalla politica; con Bottai coltiva soprattutto i rapporti con il cattolicesimo, tanto che l’amicizia tra i due durerà oltre il crollo del fascismo[19].

De Luca ama molto il proprio lavoro di editore e considera i libri opera dell’autore ma anche frutto del lavoro dell’editore, che risulta indispensabile per raggiungere un elevato livello di qualità. Per la realizzazione tipografica si affida all’Istituto Grafico Tiberino del fratello Luigi che, come sempre, produce opere di raffinata qualità. Don Giuseppe è ovviamente anche consulente della giovane casa editrice del fratello.

Appassionato bibliofilo, ha lasciato una cospicua biblioteca oggi conservata presso Palazzo Lancellotti[20] a Roma, dove don Giuseppe aveva la sede della propria casa editrice fin dal dopoguerra, in un appartamento datogli in affitto dalla famiglia Lancellotti, assieme a un archivio denso di scambi epistolari tra De Luca e diversi intellettuali.

Monsignor Giuseppe muore a Roma, pochi giorni dopo un intervento chirurgico, il 19 marzo 1962, a poca distanza dalla tragica scomparsa del fratello minore Luigi che l’ha profondamente addolorato. Al suo capezzale riceve la visita di Papa Giovanni XXIII, con il quale ha stretto un rapporto di amicizia e collaborazione. La Porta della Morte della Basilica di San Pietro, realizzata dallo scultore Giacomo Manzù[21], reca la dedica A don Giuseppe De Luca Giacomo Manzù 1963.

Stefano De Luca, editore d’arte dagli anni Sessanta del Novecento ad oggi

L’eredità di Luigi De Luca, prematuramente scomparso nel 1960, è stata raccolta dal figlio Stefano il quale, non ancora ventenne, ha saputo mantenere e innovare la casa editrice dagli anni Sessanta ad oggi con successo e con lo stesso alto livello di qualità perseguito dall’editore Luigi.

Stefano De Luca, in una delle prime iniziative dopo la tragedia[22], si propone alla Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (GNAM), Palma Bucarelli, come editore innovatore di cataloghi d’arte, sia per il colore che per il formato[23], e inizia così, vista l’eccellente qualità dei suoi prodotti, un’intensa collaborazione con la GNAM che durerà decenni. Oltre ai cataloghi della GNAM pubblica i cataloghi delle mostre di Palazzo Venezia, della Soprintendenza Archeologica di Roma, dell’Accademia di Francia, del Gabinetto Nazionale delle Stampe e di altri importanti musei.

Per quanto riguarda la committenza privata, la casa editrice pubblica anche i cataloghi delle gallerie d’arte romane Russo[24] e L’Attico (di Fabio Sargentini)[25], continuando così a mantenere saldi quei rapporti, nati negli anni Trenta e consolidati nel secondo dopoguerra, di collaborazione intellettuale proficua tra editoria d’arte e gallerie private.

Stefano De Luca successivamente vende lo stabilimento tipografico Istituto Grafico Tiberino, origine dell’attività del padre negli anni Trenta[26] e mantiene l’area dell’editoria d’arte. Alla fine degli anni Ottanta, fonda, assieme a Italo Mussa e ad altri artisti, il Centro Culturale Ausoni all’ex Mulino Cerere, dove si svolgono mostre e incontri di giovani artisti italiani e stranieri. Il centro diventa in breve un punto focale della cultura artistica romana[27].

Nel 1997 Stefano De Luca, assieme ad altre società, riesce ad avviare i primi spazi di vendita di libri nei musei del Polo Museale Romano, successivamente regolamentati dalla legge Ronchey del 1993[28] (gli attuali bookshop).

Coerentemente con la tradizione famigliare, l’attuale amministratore delegato è Luigi, il figlio di Stefano, che negli ultimi due decenni ha affiancato il padre nella conduzione della casa editrice.

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e la casa editrice De Luca

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (oggi denominata “La Galleria Nazionale”) nasce a Roma nel 1883 per rappresentare l’arte nazionale del nuovo Stato unitario. Alla Galleria, destinata a ospitare le collezioni dell’Ottocento e del Novecento, viene assegnata inizialmente un’area del Palazzo delle Esposizioni; successivamente, a causa del conflitto tra le esigenze della Galleria con le sue collezioni permanenti e le mostre temporanee allestite nel Palazzo delle Esposizioni, nel 1911 la Galleria viene ospitata in quella che sarà la sua sede definitiva, il Padiglione delle Belle Arti in viale delle Belle Arti n. 131 (Roma, area di Valle Giulia), progettato da Cesare Bazzani[29] per l’Esposizione Internazionale del 1911 celebrativa del Cinquantenario dell’Unità d’Italia. Inaugurazione il 31 marzo 1911[30].

Nel 1933 l’edificio viene ampliato, sempre su progetto del Bazzani. Si forma, nel tempo, una cospicua collezione; in particolare con la direttrice della Galleria, la già citata Palma Bucarelli[31], nominata nel 1942 e rimasta in carica per trentacinque anni, si effettuano numerosi acquisti direttamente dagli artisti, a volte criticati relativamente alla qualità delle opere.

Palma Bucarelli inizia nel 1938 a lavorare come ispettrice alla Galleria; sarà poi soprintendente dal 1942 al 1975. Con la sua direzione, oltre ad ampliamenti delle collezioni e alla loro sistemazione secondo criteri museali innovativi, la Galleria diventa un vitale punto d’incontro di addetti ai lavori, pubblico e artisti.

Caratteristica peculiare dell’operato di Palma Bucarelli sarà l’allestimento di importanti mostre temporanee dedicate ad artisti a livello internazionale, come ad esempio l’esposizione su Pablo Picasso del 1953[32], mostre che avranno grande successo di pubblico e nell’ambiente artistico dell’epoca.

La direzione di Palma Bucarelli, che si prodiga incessantemente durante la guerra per salvare le opere con trasferimenti a Palazzo Farnese a Caprarola e a Castel Sant’Angelo, e che sull’edificio di Valle Giulia ha vegliato per circa quarantacinque anni poiché era anche la sua abitazione, sicuramente è molto attenta alla comunicazione, all’epoca esplicitata soprattutto tramite oculati inviti in occasione di nuove mostre.

In un documento del suo archivio, da lei stessa donato all’Archivio di Stato[33], una lista di inviti stilata dalla Bucarelli per una grande festa che organizza per Nina Kandinskij (vedova del padre dell’astrattismo), compare anche l’editore Luigi De Luca[34], assieme a letterati, artisti e altri personaggi, laddove ogni nome racconta un libro, un giornale, un quadro, una galleria, sicuramente un ambiente di livelli elevati di conversazione tra persone molto diverse fra loro per professione, cultura e formazione.

Nel 2011 sono state celebrate due importanti ricorrenze per la Galleria: il centenario della sede attuale e il centotrentesimo anniversario della sua menzione in un atto ufficiale dello stato italiano, il Regio Decreto 12 maggio 1981 n. 225. Nel 2011, dopo un periodo di chiusura per circa tre mesi, la Galleria, il 20 dicembre, ha riaperto con il nuovo allestimento permanente. Evento legato all’apertura, nel maggio 2010, del Museo delle Arti del XXI secolo, il MAXXI, con il conseguente passaggio di testimone sull’arte “vivente”.

Un elenco esemplificativo dei cataloghi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna editi dalla casa editrice De Luca nel rapporto trentennale che ha caratterizzato sia l’istituzione sia l’editore è visibile sul sito web della GNAM[35].

Nell’elenco compaiono le diverse denominazioni societarie dell’editore che si sono succedute negli anni ovvero Editore De Luca (dalla fondazione della casa editrice a cura di Luigi De Luca), Mondadori Editore/De Luca Editore (negli anni Novanta, associazione durata circa un decennio), De Luca Editori d’Arte (l’attuale denominazione societaria).

Cataloghi notevoli

La produzione dei cataloghi, come abbiamo visto, è strettamente legata al percorso di studio che ha come esito la mostra. Nell’ambito della cospicua produzione della casa editrice, tra i cataloghi per la GNAM e i prodotti recenti consultabili sul sito web della stessa[36], vogliamo ricordarne alcuni che meglio rappresentano l’evoluzione negli anni e ricordano le più importanti mostre:

  • Il Seicento Europeo, Realismo, Classicismo, Barocco, Catalogo della mostra che si è svolta a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, da dicembre 1956 a gennaio 1957, I ed., introduzione di Luigi Salerno, premessa di Mario Salmi, Roma, Editore De Luca, 1957, pp. 284, tavole in bianco/nero n. 96;
  • Il Settecento a Roma: mostra promossa dall’Associazione Amici dei Musei di Roma. Realizzata sotto gli auspici del Ministero della Pubblica Istruzione e del Comune di Roma, 19 marzo-31 maggio 1959. Palazzo delle Esposizioni, I ed., Roma, De Luca Editore, 1959, pp. 566, tavole in bianco/nero n. 80;
  • Pietro Paolo Rubens. 1577-1640 (Catalogo a cura di D. Bodart). Mostra Itinerante: Padova-Palazzo della Ragione, dal 25 marzo al 31 maggio 1990, Roma-Palazzo delle Esposizioni, dal 13 giugno al 26 agosto 1990, Milano-Società per le Belle Arti ed Esposizione permanente, da settembre a ottobre 1990, Roma, Editore De Luca, 1990, pp. 319, tavole in bianco/nero e a colori n. 135.
  • Vincent Van Gogh Dipinti Disegni (Catalogo a cura di Evert van Uitert, Louis van Tilborg, Sjraar von Heugten per i dipinti e a cura di Johannes van der Wolk, Ronald Pickvance, E. B. F. Pey per i disegni). Mostra in due volumi[37] (dipinti e disegni) che si è tenuta al Rijksmuseum Vincent Van Gogh di Amsterdam (dipinti) e al Rijksmuseum Kroller-Muller di Otterlo (disegni), Milano-Roma, Editori Mondadori/De Luca, 1990[38].

I primi tre cataloghi sono ricordati dall’editore Stefano De Luca per l’aspetto scientifico derivante da diversi fattori: il gruppo dei curatori, professori ed esperti, la meticolosa progettazione che intende la mostra come esito di un percorso di studio e non come mero accostamento di opere. Il catalogo, dunque, ha la finalità di “congelare” i risultati della mostra (la sua chiave di lettura), e fornire uno strumento di consultazione agli studiosi.

L’ultimo catalogo sopra indicato dedicato a Van Gogh, nato nell’ambito della collaborazione con la casa editrice di Leonardo Mondadori[39] e ricordato dall’editore Stefano De Luca come un prodotto di grandissimo successo, riesce a vendere ben quattrocentoventimila copie e viene tradotto in cinque lingue.

Sempre negli anni Novanta la casa editrice fonda una struttura specificatamente dedicata all’organizzazione delle mostre e realizza importanti cataloghi con la doppia funzione di produttore della mostra ed editore.

Sono molte le collane editoriali attuali, oltre alla parte dominante relativa ai cataloghi di mostra, e spaziano dall’archeologia all’architettura, dalla moda al design e ovviamente alla storia dell’arte antica, moderna e contemporanea. Attualmente la casa editrice gestisce anche l’organizzazione degli eventi espositivi e dei servizi aggiuntivi per il Complesso museale di Villa d’Este a Tivoli.

Appendice

Ritratti di Luigi De Luca, dal libro Un editore come De Luca, a cura di Giuseppe Appella,

Roma, Edizioni della Cometa, 1988, copia n. 396.

Figura 1: disegno di Maccari, Roma 1938

Figura 2: disegno di Tamburi, Roma 1943
Figura 3: disegno di Stradone, Roma 1947
Figura 4, disegno di Stradone, Roma 1956

Ritratti di Luigi De Luca e foto, dal libro Un editore come De Luca, op. cit.

Foto 5: disegno di Gentilini, Roma 1959

Foto 6: l’ultimo ritratto in un disegno di Gentilini, Roma 1960
Foto 7: il fratello Don Giuseppe De Luca con la mamma Battista, Ortisei 1952
  1. Si pubblica un breve estratto della tesi di Laurea Magistrale in “Editoria e scrittura” dal titolo I cataloghi di mostre temporanee nell’editoria romana del Novecento: De Luca e Palombi, discussa nell’anno acc. 2018-2019 presso l’Università “La Sapienza” di Roma: relatrice la Prof.ssa Maria Panetta e correlatore il Prof. Giovanni Paoloni.
  2. Tra i suoi contatti la “Scuola di Roma” (Mafai, Pirandello, Fazzini, Afro, Gentilini, De Libero, Stradone) e i letterati e gli artisti che lo avevano invogliato a fare l’editore della rivista «L’Immagine» (direttore: Cesare Brandi; comitato di collaborazione: G. Macchia, C. Magnani, G. Raimondi, T. Scialoja).
  3. Cfr. S. Grossi, N. Santarelli, La Tartaruga, breve storia di una galleria, articolo online (cfr. la URL https://web.archive.org/) uscito in occasione dell’acquisto da parte della Soprintendenza archivistica, dopo un lungo e complesso iter, dell’archivio della Galleria d’arte La Tartaruga, di proprietà di Plinio De Martiis, conservato all’Archivio di Stato di Latina.
  4. I. Bernardi, La Tartaruga, storia di una galleria, Milano, Postmedia, 2018.
  5. Palma Bucarelli (Roma 1910-Roma 1998), storica dell’arte e direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna dal 1942 al 1975.
  6. L’Obelisco (1946-1978) di Irene Brin e Gaspero del Corso. Fondata nel 1946 da Irene Brin e Gaspero del Corso, L’Obelisco ha avuto il merito di essere stata la prima galleria aperta a Roma subito dopo la guerra, per costituire poi uno dei poli culturali più attivi e vitali nella città durante gli anni Cinquanta e Sessanta. Coppia inconsueta e di respiro internazionale, Gaspero del Corso ma soprattutto Irene Brin, scrittrice, giornalista e corrispondente di Harper’s Bazaar, improntarono profondamente, con le loro vivacissime personalità, l’attività intellettuale ma anche mondana della galleria. Cfr. la URL: http://www.ufficignam.beniculturali.it/.
  7. L’archivio della galleria denominato “Irene Brin, Gaspero del Corso, Galleria l’Obelisco” è stato acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna in quanto costituisce patrimonio culturale collettivo e lo studio dedicato alla Galleria è stato realizzato consultando documenti dell’archivio acquistato e un regesto delle mostre tenute dal 1946 al 1978.
  8. La Galleria Russo nasce a Roma, nel 1987, in via del Babuino.
  9. Don Giuseppe De Luca. Ricordi e testimonianza (a cura di Mario Picchi), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1998, pp. 133-42.
  10. Un editore come De Luca, a cura di Giuseppe Appella, Roma, Edizioni della Cometa, 1988, pp. 17-18.
  11. L’editore Stefano De Luca, nipote di Battista, nell’intervista, racconta che gli intellettuali che andavano a casa di don Giuseppe a Roma si fermavano sempre a parlare con la mamma Battista perché dava loro “consigli di vita” preziosi.
  12. Battista è la seconda moglie di Vincenzo De Luca, madre di Luigi e fratelli ma non madre biologica di don Giuseppe, la cui mamma, Raffaella Viscardi, di cui don Giuseppe scriverà molto, muore poche settimane dopo la sua nascita.
  13. Monsignor Giuseppe De Luca ricorderà spesso, nei suoi scritti, la madre, che non ha praticamente conosciuto.
  14. Cfr. Don Giuseppe De Luca, Ricordi e testimonianze, a cura di Mario Picchi, op. cit.
  15. Piero Bargellini (Firenze 1897-ivi 1980). Cattolico militante, fondò a Firenze, nel 1929, «Il Frontespizio», rivista di cultura e polemica, durata fino al 1940.
  16. Cfr., nelle Teche Rai, Scrittori italiani contemporanei di ispirazione cristiana: Giuseppe De Luca, intervista a Piero Bargellini, filmato.
  17. Cfr. C. Bo, Il capitale di Dio, in Don Giuseppe De Luca, Ricordi e testimonianze, a cura di Mario Picchi, op. cit.
  18. Cfr. Nel mondo dei libri, intellettuali e biblioteche nel Novecento italiano, a cura di M. Santoro e G. Di Domenico, Manziana, Vecchiarelli editori, 2010: vd. soprattutto il saggio di Samanta Segatori, Le edizioni di Storia e letteratura: De Luca e il desiderio di sprovincializzare la cultura italiana, pp. 139-54.
  19. «L’avvicinamento alla fede di Bottai fu molto lento. I genitori, atei, non lo fecero battezzare e vi dovette provvedere la balia di Frascati cui era stato affidato. Fece la prima comunione sul Carso, con il suo cappellano militare. Successivi passi avanti nella pratica religiosa li compì verso la fine degli anni trenta e poi, sotto la guida di De Luca, nel 1942 ricevette la cresima dal cardinale Pizzardo»: G. B. Guerri, Giuseppe Bottai, Milano, Bompiani, 2010, p. 295.
  20. Biblioteca e Archivio dell’Associazione don Giuseppe De Luca, Via Lancellotti 18, Roma. Cfr. la URL: https://anagrafe.iccu.sbn.it/it/ricerca/dettaglio.html?codice_isil=IT-RM1270, sito web attivo in data 29 dicembre 2019.
  21. G. Manzù, Il mio amico più vero, in Don Giuseppe De Luca. Ricordi e testimonianze, a cura di Mario Picchi, op. cit., p. 244.
  22. Cfr. intervista (inedita) di chi scrive all’editore Stefano De Luca del 16 dicembre 2019 presso la sede della casa editrice De Luca Editori d’Arte, via di Novella 22, Roma.
  23. Stefano De Luca propone il formato 21×24 cm con lo scopo di armonizzare le riproduzioni fotografiche presenti sia in formato orizzontale che verticale; il formato da allora in poi diventa uno standard, al posto del precedente di 17×24 cm.
  24. Nel catalogo editoriale della De Luca Editori d’arte è presente la collana «Il Novecento alla galleria Russo», ventuno cataloghi (Afro, Giacomo Balla, Mario Sironi ecc.) omogenei per formato (22x 22 cm) e per layout di copertina.
  25. La galleria L’Attico nasce nel 1956 a Piazza di Spagna. Fabio Sargentini prosegue ancora oggi l’attività avviata dal padre. Recentemente Sargentini ha annunciato la volontà di donare l’archivio della galleria alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Cfr. la URL: https://www.artslife.com/2018/01/03/fabio-sargentini-donero-larchivio-della-galleria-lattico-alla-galleria-nazionale-di-roma/.
  26. Nell’intervista all’editore, Stefano De Luca ci tiene a raccontare che la chiusura dello stabilimento tipografico è avvenuta con correttezza e cordialità nei confronti dei dipendenti ai quali l’editore, dopo aver fatto proposte di condivisione dell’impresa che non si sono concluse, ha dato un preavviso praticamente decennale.
  27. Cfr. la URL: https://www.delucaeditori.com/, link valido il 29 dicembre 2019.
  28. Gebart, società capofila con De Luca Editori, Touring Club Italiano e Gruppo Abete.
  29. Cesare Bazzani (Roma 1873-1939), ingegnere e architetto.
  30. Cfr. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Cronache e storia 1911-2011, a cura di Stefania Frezzotti e Patrizia Rosazza-Ferraris, Roma, Palombi Editori, 2011.
  31. Palma Bucarelli (Roma, 16 marzo 1910-25 luglio 1998). Cfr. R. Ferrario, Regina di quadri. Vita e passioni di Palma Bucarelli, Milano, Mondadori, 2018.
  32. Mostra di Pablo Picasso, a cura di Lionello Venturi, con la collaborazione di Eugenio Battisti e Nello Ponente (dal 5 maggio al 5 luglio 1953).
  33. Cfr. Guida agli archivi d’arte del ʼ900 a Roma e nel Lazio, a cura di Assunta Porciani, Roma, Palombi Editori, 2009.
  34. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna, op. cit., p. 192.
  35. Cfr. la URL: https://opac.lagallerianazionale.com/gnam-web/bio/IT; https://www.delucaeditori.com/. Sul sito è possibile, per molti dei cataloghi elencati, visualizzare le immagini di copertina.
  36. Cfr. la URL: https://www.delucaeditori.com/, link valido il 29 dicembre 2019.
  37. Un commento sul catalogo è presente nel libro Van Gogh segreto di Antonino Saggio, Roma, ITools, 2015 ed è di seguito riportato: «Lavoro buono per la cura editoriale e le ottime riproduzioni, ma deludente nell’impostazione culturale in particolare perché si trattava della mostra del centenario della morte al Museo Van Gogh di Amsterdam. I curatori optano per un’impostazione filologica tesa principalmente a mettere a confronto le diverse versioni e di uno stesso lavoro e sulla differenza tra tableau e etude. Accurata disamina dell’opera grafica con dettagliata cronologia e catalogo con accurate riproduzioni dei disegni esposti alla mostra del centenario alla Fondazione Kroller Muller di Otterlo».
  38. Nella mostra olandese (30 marzo-29 luglio 1990), allestita nelle due città di Amsterdam e Otterlo per il centenario della morte dell’artista, sono presenti 120 dipinti esposti al Museo Van Gogh di Amsterdam e 250 disegni raccolti al Rijksmuseum Kroller-Muller di Otterlo che riuniscono non soltanto il già ricco patrimonio olandese sull’opera di Van Gogh, ma anche opere provenienti dai Musei di Parigi, Mosca, New York.
  39. Negli anni Novanta la casa editrice si fonde con la Leonardo Mondadori, e l’attività viene incrementata con pubblicazioni di carattere internazionale. Il sodalizio tra i due editori si interromperà dopo pochi anni.

(fasc. 33, 25 giugno 2020)

Le origini del «Politecnico»

Autore di Niccolò Amelii

«Il Politecnico» esce per la prima volta a Milano il 29 settembre 1945, con il sottotitolo «settimanale di cultura contemporanea», prezzo 12 lire, diretto da Elio Vittorini ed edito dalla casa editrice Einaudi[1]. Tuttavia il periodico, almeno nella sua forma d’ideazione e di progetto potenziale, affonda le radici nel biennio precedente. Ne parlano e ne discutono i termini, gli obiettivi e gli ambiti di azione già nel ’43 diversi scrittori antifascisti, come lo stesso Vittorini e Giansiro Ferrata – legati al nascente Fronte della cultura patrocinato dal PCI –, alcuni intellettuali organici al Partito Comunista, come il fisico Eugenio Curiel, e diversi collaboratori dell’Einaudi, tra cui spicca per intraprendenza e predisposizione Giaime Pintor. L’importanza di Curiel e di Pintor per lo sviluppo germinale della discussione riguardante il settimanale e la loro grande influenza su Vittorini sono testimoniate dalle parole di Ferrata, che scrive: Continua a leggere Le origini del «Politecnico»

(fasc. 33, 25 giugno 2020)

Intervista a Eleonora Tomassini, traduttrice di Irmgard Keun

Autore di Rossella Rita Papa

La seguente intervista è collegata al contributo dal titolo: Irmgard Keun: un caso editoriale.

L’adattamento dell’opera di Irmgard Keun ai giorni nostri è uno studio che parte dalla lingua e include, ovviamente, anche il contesto. Tradurre la scrittrice tedesca ha implicato, infatti, una ricerca di tutti i riferimenti storici alla base dei suoi libri.

Tra i romanzi pubblicati dall’Orma, a tradurre sia Una bambina da non frequentare sia Dopo mezzanotte è stata Eleonora Tomassini, giovane traduttrice e redattrice editoriale. Continua a leggere Intervista a Eleonora Tomassini, traduttrice di Irmgard Keun

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

“Leonardo Sinisgalli e i bambini incisori”: un’originale esperienza didattico-editoriale sulla soglia della “civiltà delle macchine”

Autore di Luigi Beneduci

È una storia che ha i contorni della fiaba, ma con il raro pregio di essere vera, quella che racconta Biagio Russo nel suo Leonardo Sinisgalli e i bambini incisori[1]; una storia delicata «di cui si è parlato moltissimo a metà degli anni Cinquanta, tanto da diventare un vero e proprio caso nazionale»[2], con premi, pubblicazioni, articoli, trasmissioni radio e riprese televisive, prima di cadere nell’oblio[3]. Continua a leggere “Leonardo Sinisgalli e i bambini incisori”: un’originale esperienza didattico-editoriale sulla soglia della “civiltà delle macchine”

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Intervista a Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi (L’orma editore), a partire da Irmgard Keun

Autore di Rossella Rita Papa

La seguente intervista è collegata al contributo dal titolo: Irmgard Keun: un caso editoriale.

Ricollocare una letteratura d’esilio nel contesto contemporaneo è una sfida e insieme una scelta di stile che contraddistingue il progetto editoriale di case editrici raffinate come L’orma.

L’orma editore arriva nelle librerie il 4 ottobre 2012, ma l’idea del progetto era già nata l’anno precedente durante il periodo berlinese vissuto insieme dai due editori Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari. Continua a leggere Intervista a Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi (L’orma editore), a partire da Irmgard Keun

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Breve storia del catalogo di mostra d’arte temporanea: dall’opuscolo al volume scientifico

Autore di Alice Ghilardotti

Il catalogo di una mostra[1] è, oggi, lo strumento principale che permette all’esposizione stessa di “vivere” un periodo di tempo superiore alla sua temporaneità. Al catalogo sono affidati lo studio, il progetto che ha definito la mostra e la sua esecuzione, l’elenco delle opere e la loro descrizione tecnico-scientifica.

La sua storia nei secoli è molto varia: inizia come piccola guida di ausilio alla visione della mostra, si evolve come memoria successiva alla mostra e, in tale veste, assumerà nei secoli diverse tipologie sia di contenuto sia di formato. Continua a leggere Breve storia del catalogo di mostra d’arte temporanea: dall’opuscolo al volume scientifico

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Intervista a Riccardo Greco, editore di Vittoria Iguazu Editora (31 gennaio 2020)

Autore di Rachele Ricci

La seguente intervista è collegata col contributo dal titolo: La diffusione della cultura lusofona nel panorama editoriale italiano: Edizioni dell’Urogallo, La Nuova Frontiera, Tuga edizioni, Vittoria Iguazu Editora e Voland Edizioni.

Quanti libri pubblicate annualmente? Quanti di questi appartengono ad autori di espressione portoghese?

Il piano editoriale, senza sottostare a una programmazione troppo rigida, si attesta quasi spontaneamente intorno ai dieci titoli all’anno, con una presenza di due o massimo tre titoli lusofoni per stagione. Continua a leggere Intervista a Riccardo Greco, editore di Vittoria Iguazu Editora (31 gennaio 2020)

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Intervista a Giacomo Falconi, traduttore (17 febbraio 2020)

Autore di Rachele Ricci

La seguente intervista è collegata col contributo dal titolo: La diffusione della cultura lusofona nel panorama editoriale italiano: Edizioni dell’Urogallo, La Nuova Frontiera, Tuga edizioni, Vittoria Iguazu Editora e Voland Edizioni.

Quali sono le difficoltà maggiori che si riscontrano nel dover tradurre testi provenienti da contesti geografici e culturali così diversi tra loro? È necessaria una specializzazione/il traduttore dal portoghese traduce solo da una varietà linguistica?

Quando parliamo di lusofonia, parliamo di contesti geografici molto distinti e distanti, che includono l’Europa, l’Africa, l’America e l’Asia. Ogni realtà in cui si parla portoghese presenta termini, espressioni, suoni, colori ed elementi culturali specifici, che rendono così variegata e ricca questa lingua. Al tempo stesso, tutto ciò fa sì che il lavoro del traduttore risulti più complesso rispetto ad altre lingue racchiuse in un unico contesto geografico. È estremamente difficile riuscire a padroneggiare tutte le varianti del portoghese; pertanto, è normale che il traduttore tenda a specializzarsi in una variante, quella che sente più “sua”, per motivi culturali, lavorativi o per una semplice preferenza personale, pur non essendo affatto, questa, una scelta obbligata. Si pensi all’enorme varietà di flora e fauna presente in Brasile, che ha dato origine a una grande ricchezza di termini usati per denominare animali, piante e frutti di uso comune a livello locale, ma che spesso risultano sconosciuti a chi padroneggia esclusivamente il portoghese europeo. A questo proposito, una delle ultime traduzioni editoriali di cui mi sono occupato, ambientata in un contesto rurale tipico dell’area di Minas Gerais in Brasile, mi ha spinto a dedicare tempo e risorse ad approfondire le conoscenze di elementi naturalistici che, per chi ha familiarità con quella zona, rappresentano termini della quotidianità, ma che per il lettore italiano appaiono assolutamente esotici e nuovi (agutí, araçá, bem-te-vi, giusto per citarne qualcuno). Continua a leggere Intervista a Giacomo Falconi, traduttore (17 febbraio 2020)

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Un panorama dell’editoria napoletana: luoghi storici, librai ed editori

Autore di Vittoria Russo

L’editoria napoletana presenta una particolare fisionomia facilmente riconducibile alla situazione culturale dell’intera Italia meridionale e allo stretto legame con il mestiere di libraio, da cui tendenzialmente deriva e si sviluppa[1]. È difatti proprio la strettissima interdipendenza dei due mestieri – libraio ed editore – a riversarsi nella conformazione fisica della città di Napoli, i cui luoghi diventano il simbolo di un discorso molto vasto che riguarda la diffusione della lettura, l’editoria e la cultura in genere. I luoghi storici che hanno ospitato le librerie e i principali centri culturali ed editoriali della città permettono di tracciare una topografia libraria, che, appunto, richiama più o meno esplicitamente la duplice natura del libraio-editore napoletano. Continua a leggere Un panorama dell’editoria napoletana: luoghi storici, librai ed editori

(fasc. 32, 25 aprile 2020)